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Redazione Economia
Il dato sul rapporto tra deficit e Pil. Nel Dpfp di ottobre scorso il governo stimava di raggiungere il 3% che avrebbe consentito all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione Ue e attivare la clausola per le spese per la difesa
Il Pil italiano nel 2025 è cresciuto in volume il Pil dello 0,5%, segnala l’Istat. Il deficit, misurato in rapporto al Pil, è stato pari al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4 % del 2024 anche se oltre il limite di un decimo relativo agli accordi dell’Unione europea. Il debito è salito al 137,1% dal 134,7% del 2024. Il dato sul deficit era particolarmente atteso. Nel Dpfp di ottobre scorso il governo stimava di raggiungere il 3,0%. Una discesa sotto il 3% avrebbe infatti consentito all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo e di attivare così la clausola di salvaguardia per le spese per la difesa.
Il commento del ministro
«È un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus nei condomini, causa principale del dato diffuso oggi», spiega il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti. «Caro Giancarlo, come tu ben sai il Superbonus non influisce sul deficit. Significa che nonostante la folle austerità che avete imposto e il record di pressione fiscale che avete raggiunto, non siete nemmeno riusciti a portare il deficit sotto il 3%», attacca il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli.
Il saldo primario
Il miglioramento rispetto al 2024 è comunque evidente anche nei dati sul saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi): il rapporto al Pil è salito a +0,7% dal +0,5% nel 2024. Guardando all’andamento dell’economia, dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%.
L’industria
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente. Il valore aggiunto, calcola ancora l’Istat, ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell’industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.
La dinamica delle entrate e delle uscite
Le entrate in conto capitale crescono del 60,8%, principalmente per i contributi a fondo perduto dell’Ue relativi al Pnrr a fronte degli investimenti realizzati. Le uscite totali delle Pa (51,1% del Pil) sono cresciute del 3,9% su anno. Le uscite in conto capitale sono aumentate dell’11,6%, sostenute dai contributi agli investimenti (+24,7%) e investimenti fissi lordi (+9,6%), le altre uscite in conto capitale sono diminuite (19,9%). Le uscite correnti
sono cresciute del 3% principalmente per la dinamica di redditi da lavoro dipendente (+3,2%), consumi intermedi (+3,6%) e prestazioni sociali in denaro (+3%), influenzate da un incremento contenuto della spesa per pensioni e rendite (+1,7%) per l’indicizzazione ai prezzi inferiore al punto
percentuale, e a una crescita del 7,3% della spesa per altre prestazioni sociali in denaro.
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2 marzo 2026 ( modifica il 2 marzo 2026 | 12:24)
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