di
Paolo Fallai

Per l’Apegramma c’è un sostantivo che di piccolo ha solo il numero dei caratteri

Apegramma è un gioco di parole, uno dei Giochi del Corriere. Al lettore viene fornita una griglia a forma di alveare: in ogni cella c’è una lettera. Il gioco consiste nel trovare il maggior numero possibile di parole formate con almeno quattro di queste lettere con l’unica condizione di comprendere quella che si trova nella casella centrale. Si vince accumulando punti, trovando più parole possibili, le lettere possono ricorrere più di una volta. Ogni martedì, diamo sul sito del Corriere suggerimenti su una delle tante parole possibili. Un modo per rompere il ghiaccio.

La parola Apegramma di oggi, martedì 3 marzo

MESSAGGINO è la parola Apegramma della partita di oggi, martedì 3 marzo.



















































QUANDO DOBBIAMO DIRE QUALCOSA a qualcuno lontano. Almeno questa è il significato pratico di questo nome alterato il cui uso è “esploso” negli anni Novanta con l’uso dei telefoni cellulari.

Dall’antica necessità di comunicare

La parola messaggino è il diminutivo di messaggio che ci arriva dal latino medievale messagium, a sua volta figlio del participio passato missus del verbo latino mittere che significa inviare o mandare. Il messaggio è un annuncio, un’informazione, un avviso comunicato sia direttamente sia per interposta persona con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. E se in passato occorreva che qualcuno lo consegnasse personalmente (anche la parola messo deriva dallo stesso verbo) la tecnologia ci ha fornito strumenti sempre più sofisticati.

L’occasione e la forma

All’inizio degli anni ’90 l’evoluzione tecnologica della telefonia ha portato alla nascita dei cellulari e con loro alla comparsa dei primi SMS (sono le iniziali di Short Message Service) che identifica un protocollo di messaggistica mobile che consente l’invio di brevi testi. Il primo messaggio è stato spedito il 3 dicembre 1992 dall’ingegnere britannico Neil Papworth, all’epoca ventiduenne, da un computer a un telefono cellulare. Il messaggio conteneva il testo “Merry Christmas” (Buon Natale) ed è stato inviato sulla rete GSM.

Acronimi e confidenza

Come abbiamo visto il mondo della tecnologia privilegia la velocità e adora gli acronimi, formati dalle lettere o dalle sillabe iniziali di più parole che sono pronunciabili come una parola sola. Pensate alla memoria RAM (random access memory), ma tutti conosciamo la NASA (National Aeronautics and Space Administration) e i MOTEL (Motor + hotel) o i SUV (Sport Utility Vehicle). Nella nostra lingua tendiamo a scegliere piccole alterazioni confidenziali che ci fanno sentire meno lontani gli oggetti che stiamo descrivendo. Così il telefono cellulare è diventato subito il telefonino e i messaggi che era in grado di inviare, i messaggini.

Nomi alterati ed emozioni

I nomi alterati sono sostantivi che modificano il significato del nome primitivo (radice) tramite suffissi, aggiungendo sfumature di grandezza, piccolezza, bellezza o disprezzo, senza cambiarne la sostanza. Si dividono in quattro categorie principali: diminutivi (-ino-etto), accrescitivi (-one), vezzeggiativi (-uccio-ello) e dispregiativi (-accio-astro).

Ma è sempre meglio non fidarsi

Queste desinenze sono molto chiare e fanno percepire subito l’evoluzione del significato rispetto al nome originario. Ma come sempre è meglio non fidarsi troppo: la lingua italiana è piena di falsi alterati, alcuni molto divertenti. Il canino è un dente e non un piccolo cucciolo, la focaccia è buona e certamente non ha niente a che fare con una foca antipatica, il bullone è un utilissimo elemento di giunzione tra due parti meccaniche e non certo un prepotente sovrappeso.

L’evoluzione linguistica

Per comprendere come è cambiato il nostro modo di comunicare può essere di grande aiuto l’ultimo saggio del linguista Giuseppe Antonelli “Alfabit” edito da Il Mulino. Ne ha parlato sul Corriere della Sera, Paolo Di Stefano. Questa una parte della sua recensione. «”Digito ergo sum”. Digito dunque sono è il motto di quella che Giuseppe Antonelli chiama la neoepistolarità tecnologica. Dai primi anni Duemila, scrivere è diventato, per una massa sterminata di persone, un’abitudine quotidiana nello scambio di messaggi frammentari e confidenziali, fino a trasformarsi nella principale forma di relazione con il mondo esterno. In Alfabit, il suo nuovo saggio (il Mulino), Antonelli ci accompagna nelle successive fasi che da allora ha vissuto (e ancora vive) la nostra lingua. Con qualche avvertenza. Primo, non dimenticare mai che la lingua è un “organismo vivente in continua evoluzione”. Dunque, secondo punto, evitare gli stereotipi apocalittici spesso diffusi nella vulgata giornalistica. Terzo, tener presente che oggi più che in passato affrontare i mutamenti della lingua che si parla e si scrive significa camminare su un terreno mobile. Tant’è che lo studioso intende il suo libro come il “resoconto diaristico di una ricerca ininterrottamente in fieri”».

L’evoluzione politica

Il sociologo Giuseppe de Rita è uno degli osservatori più raffinati della vita politica italiana e spesso le sue riflessioni vengono ospitate sul Corriere della Sera. In uno di questi articoli scriveva: «La politica è ridotta non solo cronaca, ma a telecronaca. Si può allora capire e perdonare la quotazione dei politici ad apparire in cronaca, a occupare personalmente la cronaca. Nessuno di loro gradisce che gli si chiede un articolo o un commento scritto; molti di loro cominciano ad avere dei dubbi sulla “resa” della loro presenza nei talk-show; mentre la maggioranza assoluta di lavoro si scatena sulle presenze di pura cronaca (il messaggino da 10 secondi, il selfie in qualche occasione di gruppo, la foto a Vinitaly, l’incontro con le vittime delle crisi bancarie o con i rider), in un intreccio sempre più pervasivo tra politica e cronaca». Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2018. Non c’è da stare allegri.

Apegramma è la sfida che mette alla prova il tuo vocabolario con una griglia-alveare di sette lettere in cui trovare quante più parole possibili. Un modo veloce e divertente per allenare la mente, come le altre proposte di Corriere Giochi: In altre parole di Massimo Gramellini, il Quiz del Corriere di Paolo Virtuani, il Cruciverba, il Sudoku e il Crucipuzzle.

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3 marzo 2026