di
Gaia Piccardi
Cobolli si unisce a Musetti e a Sinner, per la prima volta tre italiani sono nella top 15. Ed è proprio Jannik il più vecchio: l’età media degli «inseguitori» è 23,3 anni
Chiamarlo modello-Sinner forse non è appropriato perché Jannik scrive la storia soltanto per se stesso, però la pesca a strascico di tornei che lo scorso weekend ha colorato d’azzurro il ranking ha molto a che vedere con il concetto di messaggio arrivato. Il talento generazionale, Jannik, traccia la strada; gli altri seguono come fosse un pifferaio magico.
Il ricasco sulla classifica segna un’altra pietra miliare per il tennis italiano: dietro a Sinner (n.2) e Lorenzo Musetti (n.5), ecco affacciarsi Flavio Cobolli (n.14) tornato al successo in Messico dopo un paio di mesi di appannamento, Luciano Darderi (n.21) vincitore nella notte di un Atp 250 a Santiago del Cile e là in fondo alla fila Federico Cinà, primo titolo Atp a 18 anni al Challenger di Pune, debutto nei top 200 (n.183).
Nemmeno la superpotenza Usa ha tre giocatori nei primi 15 del mondo, per noi è una primizia e ad impreziosire la scalata della nouvelle vague è l’età media: 23,3. Il più vecchio, a questo punto, è il capofila che ha avviato insieme alla Federazione il processo virtuoso, Sinner. Come sembra lontano Fabio Fognini n.9 nel 2019, un faro nel semi-buio.
È nel deserto di Indian Wells, tra cactus e insidie del primo Master 1000 della stagione, che si sposteranno altri sottili equilibri. Jannik rientra dopo il pugno nello stomaco incassato da Mensik a Doha, Lorenzo è fermo dal quarto di finale gentilmente concesso a Djokovic in Australia, e riprendere dopo un infortunio lungo e noioso non è mai facile; Flavio cerca altra benzina da mettere nel motore sul veloce all’aperto dopo Acapulco e Luciano deve rompere il tabù del cemento (cinque titoli, tutti su terra). Punti di contatto tra Cobolli e Darderi, entrambi allenati dal padre (il romano sta cercando un super coach da affiancargli): una progressione costante, sostenuta da robuste dosi di lavoro.
Certo, in California ci sono anche gli altri. Il sorteggio del tabellone, nella notte, avrà tracciato la strada dei due favoriti, Alcaraz e Sinner, verso un’ipotetica — e sempre agognata da organizzatori e pubblico — finale. Quella dell’anno scorso sembra appartenere a un’era geologica precedente: Jack Draper batte Holger Rune, poi entrambi si sono infortunati gravemente nel tentativo di tenere il passo del treno Sincaraz.
Nel 2025 Carlos si arrese in semifinale, Jannik non c’era: era sotto sospensione per il caso Clostebol, nato proprio a Indian Wells con la contaminazione involontaria nella villetta messa a disposizione dal padrone del vapore, Larry Ellison proprietario di Oracle e del torneo, grazie alla condivisione degli spazi comuni.
Dal deserto rimbalza un suono secco diventato virale in un clic: sembra legno che si spezza, invece sono i colpi di Sinner che allena i fondamentali. Si è messo d’accordo con l’americano Opelka, dovrebbero giocare il doppio insieme. Poi gli impegni possono essere rivisti last minute.
Con zero punti da difendere, Indian Wells è l’occasione per provare a ricucire un po’ di terreno con Alcaraz, scappato via grazie alla vittoria dell’Australian Open. Carlitos ne ha 400 da proteggere, ma anche un vantaggio sul numero 2 (3150 punti) che gli farà dormire sonni tranquilli fino a Miami. La vera partita tra i due predestinati si giocherà sulle sabbie rosse europee, mai così mobili
3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 07:13)
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