L’ingegnere: «Ho percepito pericolo vicino alle basi Usa»

Trentotto candeline nel deserto. Marco Polvani, ingegnere del Politecnico, consulente esperto nei Paesi del Golfo, il conflitto lo sorprende in un resort nell’Empty Quarter, a sud, sabbia fino all’Arabia Saudita. Con lui la moglie, origini libanesi. «Siamo risaliti in auto verso Dubai. Abbiamo costeggiato le due basi americane, quella di Abu Dhabi e l’altra vicino al porto», racconta. Strade dritte, cielo basso, telefono che vibra. «Eravamo scossi, sulla via del ritorno. Ma il pericolo imminente l’abbiamo percepito solo lungo la strada. Era chiaro che l’obiettivo fossero le basi. Missili e droni sono stati tutti neutralizzati». Le notizie corrono su WhatsApp, chat con italiani e residenti. Aggiornamenti continui. «A chi lavora al Ministero dell’Economia e del Turismo è stato chiesto di dare l’esempio, di alimentare fiducia. Anche noi oggi siamo usciti dalla casa alla Marina. Poco, giusto il tempo di capire che la città regge». Il compleanno è finito in macchina, tra sabbia e radar.