Stalking, manipolazione, pressione psicologica ed emotiva: non c’è bisogno di arrivare al femminicidio perché una donna sia vittima di violenza. Di questo tema drammaticamente attuale parla La lezione, il film di Stefano Mordini (dal 5 marzo in sala) ispirato al romanzo omonimo di Marco Franzoso (Mondadori).
A Trieste, l’avvocata Matilda De Angelis fa assolvere il prof Stefano Accorsi in un processo per stupro. Ma presto la donna, in un crescendo di tensione degno di un thriller, si scoprirà seguita, spiata, terrorizzata da un misterioso stalker. Fino al colpo di scena finale.
Accorsi, che ieri ha festeggiato 55 anni (e dal 18 marzo sarà all’Ambra Jovinelli con Nessuno – le avventure di Ulisse) è ora alle prese con un personaggio carismatico e insieme ambiguo. Cosa l’ha spinta a interpretarlo?
«Al di là del piacere di tornare sul set con Mordini e Matilda, proprio l’ambiguità spinta alle estreme conseguenze del mio prof. Il film affronta la violenza sessuale, tema delicatissimo, in modo non manicheo e sottolinea il fatto che molti predatori non sono facilmente identificabili perché bravissimi a mimetizzarsi».
Ha avvertito una responsabilità particolare?
«Un attore non deve giudicare i propri ruoli e tantomeno assumere il ruolo del moralizzatore. Il film parla di manipolazione, un argomento che è già una scelta politica. Anch’io, lo confesso, sono stato possessivo, geloso e ho perciò dovuto affrontare un percorso da autodidatta per evolvere e progredire… Mostrare la fragilità di un personaggio può risultare più incisivo che condannarlo».
È un uomo fragile anche nel film di Muccino “Le cose non dette”: si aspettava il boom di incassi?
«Non è una sorpresa. I potentissimi film di Gabriele rappresentano molto per gli esseri umani: fotografano il momento in cui finiamo in balia delle emozioni».
Cosa vuole in questo momento della carriera?
«Continuare a cercare il divertimento, senza adagiarmi».
Da cosa dipende il suo iperattivismo artistico su cui ha spiritosamente ironizzato nella serie “Call My Agent”?
«Dall’incapacità di dire di no a un progetto che mi appassiona. Faccio i salti mortali per incastrare gli impegni, ma a fare quello che mi piace ci provo sempre».
Cinema, teatro, libri, l’ancora inedito film di Genovese “Il rumore delle cose nuove”: la prossima tappa è la regia?
«Non è per ora un mio obiettivo finché a dirigermi ci sono dei bravissimi registi. Sento più congeniale l’ideazione di progetti (come le serie 1992, 1993, 1994, ndr)».
Quanto allenamento pratica per scolpire il suo corpo?
«Anche pochi minuti al giorno o da remoto, in collegamento con il mio trainer e amico Antonio Saccinto. L’attività fisica è uno stato mentale che, associato allo stile di vita sano, mi aiuta a stare meglio».
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