di
Francesco Bertolino

Il prezzo dei chip di memoria Dram è raddoppiato e sta mettendo fuori mercato i telefoni e i pc più economici. La domanda di fibra ottica è esplosa (anche a causa della guerra dei droni) e le reti di telecomunicazione sono in affanno. «Le aziende stanno accaparrando scorte»

La corsa all’intelligenza artificiale rischia di lasciare indietro molte industrie: dall’auto alle telecomunicazioni, passando per gli smartphone e i computer. I monumentali piani di investimento delle big tech sui data center hanno fatto esplodere la domanda di Dram, chip per la memoria “a breve termine”, e di fibra ottica. Il prezzo dei Dram è più che raddoppiato nell’ultimo anno, quella della fibra nei soli primi due mesi del 2026. Oggi la fibra è quasi introvabile sul mercato, i Dram non ancora ma si teme che la gara ad accaparrarseli da parte delle aziende di ogni industria finirà per esaurire le scorte, generando una nuova crisi dei chip.

La sparizione degli smartphone economici

Nel mercato degli smartphone e dei computer, in realtà, la carenza è già conclamata. Secondo l’Idc, la principale società mondiale di ricerche di mercato di settore, nel 2026 il mercato dei pc si contrarrà dell’11,3%, quelli degli smartphone del 12,9% a causa della competizione dei colossi dell’AI sulle forniture di chip. Il raddoppio del costo dei Dram avrà un impatto dirompente sui produttori di telefoni, specie sui più economici. «L’anno scorso sono stati venduti oltre 360 milioni di smartphone con un prezzo inferiore ai 150 dollari», circa un quarto del totale, stima Idc. «L’inflazione dei chip di memoria rende queste fasce di prezzo economicamente insostenibili – prosegue – l’industria si trova quindi dinanzi all’inversione della tendenza decennale che vedeva i consumatori ricevere smartphone più potenti a prezzi più bassi». Presto, infatti, potrebbe accadere il contrario. «Un telefono che poteva essere venduto con 12 gigabyte di Ram e 256 di memoria un anno fa, ora potrebbe arrivare sul mercato allo stesso prezzo ma con 8 gigabyte di Ram e 128 di memoria».



















































Lo spettro di una crisi dei chip per l’auto

Per il momento, l’auto non si trova ancora in una posizione così critica. Oggi i Dram sono montati sulle vetture di gamma medio-alta per funzioni come la guida semi-autonoma, la gestione delle batterie elettriche e l’infotainment avanzato. I chip di memoria impiegati dai costruttori sono poi meno sofisticati di quelli richiesti dai data center. Epperò, spiega un esperto di settore, «l’elevatissima domanda degli sviluppatori di intelligenza artificiale e la loro disponibilità a pagare prezzi più elevati per assicurarsi le forniture sta spingendo diversi produttori di Dram come Samsung, Sk Hynix e Micron a spostare la loro capacità produttiva verso i chip per l’AI», riducendo conseguentemente lo “spazio in fabbrica” per gli ordini dell’auto. «Il calo delle consegne di Dram alle case auto non è ancora tale da determinare fermi degli stabilimenti, ma l’entrata in produzione di alcuni modelli già subisce ritardi fra i 3 e i 9 mesi – prosegue – se però il timore di carenze nelle forniture dovesse far scattare una corsa a fare scorta di Dram, allora ci saranno impatti molto più forti sulla produzione di vetture». Il rischio è di una riedizione della crisi dei chip che nel 2021 ha cancellato la produzione di 18 milioni di veicoli ed è costata 210 miliardi di ricavi ai costruttori.

Il boom della domanda di fibra ottica

Se i Dram sono in via di esaurimento, la fibra ottica è da qualche tempo pressoché introvabile. I data center per l’AI richiedono 10 volte più fibra dei data center “normali”. Il boom di richieste da parte delle big tech ha quindi acuito la tensione in un mercato già caratterizzato da un forte squilibrio fra domanda e offerta. Meta, per esempio, ha da poco stretto un accordo da 6 miliardi per i suoi data center con il produttore di fibra ottica Corning che ha parlato di una crisi “senza precedenti” nell’offerta dei cavi per le connessioni veloci.

La guerra dei droni fra Russia e Ucraina

Negli Stati Uniti il piano da 42,5 miliardi varato da Joe Biden per portare la banda larga in tutto il Paese rischia così importanti ritardi perché prevede l’obbligo di utilizzare fibra americana. Ma anche le alternative straniere scarseggiano per gli altri progetti non costretti al Buy America. La guerra ha fatto impennare la domanda di fibra ottica da parte di Russia e Ucraina che la utilizzano per telecomandare i loro droni a decine di chilometri di distanza evitando interferenze. Secondo alcune stime non confermate, Mosca consumerebbe ora il 10,5% della produzione globale di fibra, approvvigionandosi dalla Cina, mentre Kiev assorbirebbe un altro 5%.

La competizione per le forniture di energia

C’è infine un altro mercato in cui l’intelligenza artificiale entra in competizione non solo con le aziende ma anche con le famiglie: quello dell’energia. Il consumo di elettricità di un data center è paragonabile a quello di una città intera e, ha ricordato il Wall Street Journal, si prevede che nell’insieme le infrastrutture per l’AI utilizzeranno il 12% dell’intera produzione di energia americana (era il 2% nel 2020). Il rischio di un generalizzato aumento delle bollette è quindi concreto a meno che le big tech non riescano a diventare autonome anche sotto il profilo dell’approvvigionamento elettrico grazie a mega-impianti rinnovabili e centrali nucleari. Google, Microsoft, Meta e xAI di Elon Musk si stanno già muovendo in questa direzione, ma le loro iniziative sull’energia stanno creando un’altra carenza: i tempi di consegna delle turbine a gas si sono allungati di anni e i loro prezzi sono più che raddoppiati negli ultimi due-tre anni.

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3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 16:06)