di
Enea Conti

La Procura indaga per omicidio volontario continuato, almeno cinque pazienti sarebbero morti durante trasporto. Il figlio di una delle presunte vittime: «Siamo sconvolti, è una cosa enorme. Vogliamo capire»

Omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e commesso col mezzo di sostanze venefiche o altro mezzo insidioso. Di questo risponde, apprende l’Ansa, l’autista di ambulanze indagato nell’inchiesta di carabinieri e Procura di Forlì e sospeso dalla Croce Rossa.

Almeno cinque, da febbraio 2025, gli anziani morti durante o
dopo il trasporto in ospedale, tra Forlì e Santa Sofia, mentre
era in servizio: su una donna deceduta a novembre scorso è stata
eseguita l’autopsia. Su altri casi sarebbero in corso verifiche.



















































L’ipotesi sembra essere quella di omicidi in serie, commessi
somministrando qualcosa di letale
alle vittime

Il figlio di una vittima: «Siamo sconvolti, vogliamo la verità»

«Abbiamo saputo dai nostri avvocati, perché in questo momento non siamo a Forlì, di questa indagine che riguarda la morte di nostra madre. Siamo sconvolti». Lo dice Vittorio, figlio di una donna anziana morta a novembre 2025, uno degli almeno cinque casi per cui è indagato, per omicidio volontario, un autista di ambulanza della Croce Rossa forlivese. 

«E’ una cosa enorme da accettare. Abbiamo piena fiducia nella Procura di Forlì e nel lavoro che sta facendo, noi ci saremo fino in fondo per capire davvero cosa è successo e perché. Vogliamo solo la verità», continua il figlio della presunta vittima, assistito dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli.


Vai a tutte le notizie di Bologna

Iscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna

3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 12:28)