di
Chiara Maffioletti

L’attore è il protagonista di «Avvocato Ligas», disponibile su Sky e Now dal 6 marzo. «Nella mia vita privata sono l’opposto. Bello recitare con mia moglie»

Un avvocato rockstar, sfacciato e geniale, allenato a vincere cause puntando sul suo intuito, col supporto, all’occorrenza, di metodi di indagine non esattamente ortodossi. Una specie di dr House del Foro ma con il sorriso smargiasso brevettato da Luca Argentero. Avvocato Ligas è la nuova serie disponibile da venerdì su Sky e in streaming su Now di cui l’attore è l’assoluto protagonista. Esperto di legge e gin tonic, Lorenzo Ligas è un personaggio (tratto dal romanzo di Gianluca Ferraris) che alterna grandi vittorie ai tonfi della sua vita personale. «È senza dubbio una figura tridimensionale, scritta molto bene. Un eroe che ha diverse ombre e contraddizioni», spiega Argentero, ammettendo di essersi molto divertito a vestire i panni — parecchio eleganti — di un personaggio che finalmente non è il classico «buono». Una sfida, per lui che in questa fase della vita si sente «diametralmente opposto a lui. Rappresenta anche quello che non ho mai avuto il coraggio di essere. E a maggior ragione che non sono oggi, che ho il contrario di una vita sregolata, sono felicemente sposato, passo il mio tempo libero in famiglia».

In realtà sua moglie, Cristina Marino, recita anche nel primo episodio della serie: «Ci siamo conosciuti sul set ed è stato bello ritrovarci: le scene d’amore sono venute meglio», scherza Argentero, ammettendo però di aver sperimentato «quanto le donne siano poco supportate quando diventano mamme. Noi in sei anni abbiamo fatto due figli e anche se quella di Cristina è stata una decisione consapevole, è stata lei a mettere da parte la carriera per un po’». Cosa che invece, da copione, a lui non è successa: «Non ho mai lavorato tanto, specie come nell’ultimo anno. Ho girato la nuova stagione di Doc, poi Motorvalley, un episodio di Call My Agent e Ligas». Ha mai fatto qualcosa di pazzo e imprevedibile come il suo avvocato? «A parte il mio inizio in questo mondo (partecipando al Grande Fratello, ndr.), fatto senza calcolando nulla, come si fa a 23 anni, direi di no. Se c’è una cosa che vorrei avere di Ligas, è la sua capacità di essere più diretto, più assertivo nel sostenere le sue tesi. Io non amo litigare o provocare». Ligas, nella serie, diretto lo è senza dubbio: «Ed è una delle cose che mi sono piaciute di più di questo progetto, il fatto che non si giri attorno alle questioni, ma che si parli di questioni anche sensibili in modo scorretto, vero. Viviamo in un’epoca paradossale: non abbiamo mai avuto così tanti mezzi di comunicazione eppure mai come oggi non possiamo dire niente, abbiamo paura delle parole. In questa serie non succede».



















































Infatti, Ligas critica pm, poliziotti, la giustizia in generale: «Sono innamorato di lui, l’idea che possa diventare un altro personaggio della lunga serialità non mi spaventa, anzi. Spero che presto annuncino la seconda stagione». Sarebbe stato più possibile vederla medico o avvocato, se non avesse fatto l’attore? «Per me era chiara solo una cosa: non avrei mai potuto fare un mestiere in cui indossare un abito elegante ogni giorno. E se fai l’avvocato, devi. In tribunale poi, vestono anche una specie di mantello, come i super eroi. Quindi no, non avrei mai potuto farlo». E la recitazione, poi, ha preso il sopravvento. Oggi riesce a dire di essere un bravo attore? «In realtà è proprio una conquista dell’ultimo anno, in cui ho fatto così tanti ruoli, tutti diversi. Ci ho messo un po’ di tempo a dirmelo». Tentato dalla regia? «No, non la farei mai perché non sono per niente tentato dall’idea di imparare nuovamente un mestiere per cui non ho studiato. Piuttosto mi piacerebbe scrivere qualche soggetto». In Call My Agent interpreta sé stesso e confessa di voler smettere di lavorare. Quanto c’è di vero? «Tutto è nato da una mia dichiarazione male interpretata. Non voglio ritirarmi in una malga, pur amando la montagna, però, certo, mi piacerebbe rallentare un po’ il ritmo». Così, magari, da dare anche il cambio alla moglie.

3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 17:12)