Nel corso di una conferenza stampa in occasione dell’incontro con il cancelliere tedesco Merz, Donald Trump ha criticato Spagna e Gran Bretagna per il loro atteggiamento sulla guerra in Iran. E ha minimizzato le chance del figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi: «Meglio una figura interna»

Una rottura con la Spagna. Una critica abrasiva nei confronti del premier britannico. E una frase destinata a pesare sul futuro dell’Iran.

Nel corso di una conferenza stampa, in occasione del suo incontro alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato Madrid, affermando di aver ordinato l’immediato stop ai commerci tra Usa e Spagna perché il governo spagnolo «ci ha negato l’uso delle sue basi» per l’attacco all’Iran. Nei primi giorni della guerra, ha detto Trump, «la Germania è stata ottima. Altri sono stati molti bravi. Il capo della Nato, Mark Rutte, penso sia fantastico. Altri europei come la Spagna sono stati terribili, per questo ho detto a Scott Bessent di rompere tutti gli accordi commerciali con loro».



















































Trump ha anche detto di non gradire l’atteggiamento cauto dimostrato finora dalla Gran Bretagna, che non ha affiancato gli Stati Uniti nell’attacco: «Non sono contento, non mi piace il loro atteggiamento», ha detto riferendosi al premier Keir Starmer. «Abbiamo impiegato tre o quattro giorni per capire dove potessimo atterrare», ha detto ancora a proposito delle basi Usa nel Regno Unito, «quello con cui abbiamo a che fare non è mica Winston Churchill». Trump si è detto «scioccato» dalla «stupida» decisione di Londra di cedere le isole Chagos alle Mauritius ed è tornato ad attaccare le politiche energetiche e migratorie del governo laburista.

Trump ha anche minimizzato le chance che a prendere il potere in Iran possa essere il figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi. «Meglio una figura interna», ha detto. «Immagino che il caso peggiore sarebbe che facessimo questo e poi prendesse il potere qualcuno che sia cattivo quanto Khamenei. Potrebbe succedere». Alla domanda su chi vorrebbe che prendesse il potere, il presidente Usa ha risposto: «La maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte».

Il leader degtli Stati Uniti ha sostenuto di essere stato «costretto» ad attaccare perché Teheran era «pronta ad attaccarci», e ha detto che il prezzo del petrolio «salirà per un po’, ma quando la guerra finirà, i prezzi saranno più bassi di prima». Nella giornata di oggi, la guerra ha fatto salire i prezzi di petrolio e gas: il Brent guadagna il 9% a 85 dollari il barile, per la prima volta da luglio 2024, e anche l’indice West Texas Intermediate supera i 70 dollari, con rialzi intorno al 5%. È il metano a correre di più, con rincari che hanno toccato punte del 50%. A pesare è soprattutto il calo del traffico nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. Ogni limitazione in quell’area strategica alimenta la speculazione e spinge in alto i prezzi dell’energia.

Articolo in aggiornamento…

3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 19:31)