di
Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio

Il «buco» pochi istanti prima della fermata saltata. Aperta un’inchiesta per disastro colposo, il conducente Pietro M., 60 anni, indagato in «concorso anomalo». L’ipotesi di un «calo improvviso di tensione»

Un buco di pochi secondi. La telecamera frontale del Tramlink che si spegne pochi istanti prima della fermata «saltata» dal «9», e poi si riaccende pochi istanti prima dello schianto all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. 

Un’anomalia ancora senza spiegazione per gli inquirenti, come se «ci fosse stato un calo improvviso di tensione». Anche per dare una risposta a questa domanda sarà fondamentale l’analisi della scatola nera del tram che verrà aperta nei prossimi giorni con la formula dell’accertamento tecnico irripetibile, quindi alla presenza dei consulenti che saranno nominati dagli indagati.



















































Al momento il solo «iscritto» è Pietro M., il conducente 60enne, indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni. Per lui la pm Elisa Calanducci e il procuratore Marcello Viola hanno configurato il «concorso anomalo» (articolo 116 del codice penale) di persone. Significa che potrebbero emergere nuove iscrizioni, in particolare al momento di disporre consulenze tecniche da svolgersi nel contraddittorio, come la perizia cinematica o quella, appunto, sulla scatola nera. Per questo non è escluso che l’indagine si possa allargare anche a rappresentanti di Atm o della società produttrice spagnola Stadler Rail Valencia, sempre per consentire la partecipazione alle operazioni tecniche sul dispositivo che registra i dati di bordo.

Lunedì mattina il primo passo dell’inchiesta è stato il blitz della polizia locale negli uffici di Atm in via Monte Rosa per il sequestro della documentazione relativa al mezzo, ai binari, ma anche alle comunicazioni avvenute tra il «9» e la centrale operativa, oltre a quelle dei giorni precedenti nei quali — questo l’input della procura — potrebbero essere emerse criticità sulla linea o sul funzionamento di altri Tramlink. Per la procura «allo stato» non è «possibile escludere alcuna delle ipotesi relative alle cause dell’evento, siano esse riconducibili a possibili errori umani o a eventuali malfunzionamenti tecnici». Inoltre «dalle prime informazioni acquisite è emersa la necessità di verificare le condizioni di salute dell’indagato al momento del sinistro e di accertare se lo stesso abbia segnalato alla sala operativa di Atm criticità o anomalie di qualunque genere».

Da quanto finora ricostruito, sembra che il tranviere abbia contattato la sala operativa solo pochi istanti dopo l’incidente, senza quindi avvertire dell’infortunio avvenuto — come da lui stesso dichiarato — mezz’ora prima, quando nelle operazioni di carico di un disabile si sarebbe provocato un «trauma» all’alluce sinistro urtando contro la carrozzina. Evento che poi, stando al referto medico del Niguarda, gli avrebbe provocato una sospetta «sincope vasovagale» con la perdita di conoscenza e la conseguente perdita di controllo del mezzo. Un malore sul quale gli inquirenti vogliono vedere chiaro. Per questo verrà acquisito il suo fascicolo sanitario. Altri spunti potranno venire con l’eventuale convocazione del tranviere in procura.

La notizia degli accertamenti in corso sul Tramlink — a Milano ne circolano una ventina su tre linee («7», «9», «31»), su una fornitura finale di 74 mezzi — ha acceso l’allarme di alcuni comitati di cittadini che hanno chiesto a Comune e Atm di sospendere in via cautelativa la circolazione dei nuovi tram. «Credo che lo farà il magistrato qualora decidesse che sia una procedura necessaria», la risposta dell’assessora Arianna Censi.


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3 marzo 2026