di
Alessandro Sala
Un allarme sul pianeta che perde la sua armonia. «Siamo tutti sotto lo stesso cielo», ma c’è sempre una specie che vuole prevaricare le altre
Salvare gli animali significa anche salvare le persone e l’ambiente. È il concetto stesso di biodiversità: una somma di ecosistemi in equilibrio tra loro, dove ogni specie animale o vegetale ha un proprio posto, un proprio spazio, un proprio ruolo. Ma basta poco per farlo venire meno quell’equilibrio. Basta che una specie finisca con il prevaricare le altre, caratteristica che peraltro sembra si addica molto alla nostra. Oppure che non sia più nelle condizioni di fare la propria parte. Non deve essere una specie di quelle più iconiche, apicali nella catena alimentare o che appartengono alla megafauna carismatica. Anche un roditore può fare la differenza.
Perché di fatto si è tutti parte di qualcosa di più grande. È il messaggio di «Jumpers», il nuovo film di Disney Pixar diretto da Daniel Chong, nelle sale di tutto il mondo da giovedì 5 marzo, una storia fantastica e surreale come solo può essere quella di un cartone animato, ma anche un campanello d’allarme sul rischio che si corre quando gli equilibri dell’ambiente vengono meno.
Mabel è una giovane attivista ambientalista. Ha iniziato da piccola ad esserlo, quando già alla scuola primaria cercava di liberare tartarughe, pesciolini, criceti da gabbiette, vaschette e terrari presenti nelle classi. Una vocazione alimentata dal rapporto speciale con la nonna Tanaka, che vive ai margini di un bosco caratterizzato dalla presenza di uno stagno le cui acque sono regolate dalla diga dei castori. È proprio la nonna che le fa conoscere la natura da molto vicino, svelandole il suo segreto: mettersi su un sasso, restare immobili e iniziare ad ascoltare. Prima il silenzio, poi il brulicare della vita, che via via si prende il suo spazio. Insetti, uccelli, papere, cerbiatti. E castori. Sono loro, instancabili costruttori di sbarramenti naturali, a mantenere stabile il laghetto. Un luogo magico, dove regnano armonia e pace. E dove ogni tristezza svanisce.

Non sarà così qualche anno dopo, quando ormai uscita dal college Mabel si ritroverà sola, nel nome della nonna ormai morta che le trasmise la passione per la natura, a combattere contro il progetto di costruzione di una nuova superstrada che il sindaco Gerry vuole a tutti i costi portare avanti per consentire ai suoi concittadini di «risparmiare 4 minuti». L’autostrada passerebbe proprio sopra al lago, che ora non è più quello di un tempo: senza animali, senza più acqua. I castori se ne sono andati, e con loro tutti quanti gli altri. Ma perché? Cosa è successo veramente? Sarà Mabel a doverlo scoprire e per farlo si avvarrà di una tecnologia rivoluzionaria, messa a punto da una sua docente, che le consentirà di portare il cervello umano all’interno di animali robot. Tra i prototipi ce n’è anche uno di castoro. E grazie a quello entrerà a far parte del mondo naturale e a comunicare con le altre specie, avvisandole del pericolo che corrono .

Il personaggio chiave, oltre a Mabel, è Re George, il capo dei castori che è anche il sovrano dei mammiferi, carica in virtù della quale partecipa al Gran consiglio degli animali dove tutte le classi sono rappresentate: insetti, anfibi, rettili, pesci. Nella versione italiana a dargli la voce è Giorgio Panariello, alla sua prima esperienza di doppiaggio. «Un ruolo che sembra stato scritto su misura per me» spiega l’attore e conduttore, notoriamente appassionato animalista. Presidente onorario della Lega nazionale per la difesa del cane, Panariello ha scritto diversi libri dedicati agli animali, in particolare proprio ai cani, che sono la sua passione. «Ora ho una relazione complicata con due chihuahua – spiega – e non è una convivenza semplice Ho avuto anche dei pastori tedeschi, molto più tranquilli. Se si impara a conoscere i chihuahua si impara anche a conoscere i castori».
Panariello si trova molto a suo agio sul palco accanto a Tecla Insolia, che doppia Mabel, Rossella Izzo, che impersona la regina degli insetti, e a Francesco Prando, a cui è toccato dar voce al sindaco. Perché il ruolo dell’attivista se lo vede cucito addosso: «Io ci vivo tra gli animali, quando ho visto il film montato mi sono commosso più volte». Ma quanto è importante schierarsi dalla parte degli animali? «È fondamentale. Loro non hanno voce, qualcuno li deve rappresentare. Quando lo fai vai incontro anche a molte critiche, dicono che ti occupi di loro e non delle persone. Ma non è così: chi ama gli animali fa tanto per gli uni e tanto per le altre». E quanto alla scelta di prestare il volto ad un’associazione animalista: «È giusto fare campagne, metterci la faccia, provare a dare una mano. Ma quelli come me lo fanno sotto i riflettori, siamo sempre belli e puliti. Quelli che si sporcano davvero sono volontari e operatori, sono loro che fanno il lavoro difficile e quotidiano».
Anche il George del cartone è uno che si dà da fare per aiutare tutti, anche se si ritrova nel ruolo di «sovrano per caso», succeduto ad un padre che lo considerava un inetto: ha sempre una buona parola per tutti, accoglie chiunque ed è sempre disponibile a vedere il buono negli altri. Anche gli esseri umani che stanno distruggendo il mondo degli animali: «Forse non è stata data loro l’occasione di essere migliori». Già, forse. O forse hanno semplicemente deciso di non coglierla.
La presentazione di Jumpers («Hoppers» nel titolo originale) in Italia è avvenuta nel giorno in cui a livello mondiale si celebra la Giornata della fauna e della flora selvatica. Una celebrazione a tinte fosche, che nei numeri del declino della biodiversità non lascia grandi speranze. Quelle che invece prova a lanciare il film, come messaggio per i più giovani: si può vivere tutti in armonia «sotto lo stesso cielo». Almeno in un cartoon, lasciatecelo credere.

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3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 19:12)
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