di
Antonella Mollica

La relazione sarà presentata a Siena il 6 marzo, a 13 anni esatti dalla morte dell’ex capo comunicazione di Mps precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede della banca senese

L’ultima verità sulla morte di David Rossi la scrive la commissione parlamentare di inchiesta bis: l’ex capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013, non si sarebbe suicidato ma sarebbe stato ucciso.

«Nel rendiconto di metà mandato è esclusa definitivamente l’ipotesi del suicidio e dalle risultanze si prende atto che è stato un omicidio»: è il presidente Gianluca Vinci, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta bis, dare notizia del documento approvato dalla stessa commissione all’unanimità. 



















































La relazione sarà presentata a Siena il 6 marzo, a 13 anni esatti dalla morte di Rossi. La Procura di Siena intanto ha riaperto il fascicolo sulla morte per la terza volta — due le inchieste archiviate in cui si arriva alla conclusione che fu un suicidio — e agli atti del nuovo procedimento finiranno le due consulenze disposte dalla commissione parlamentare che hanno portato all’ultima svolta, la relazione del tenente del Ris Adolfo Gregori e del medico legale Robbi Manghi.

La procura di Siena ha riaperto le indagini sulla morte di Rossi.

Secondo la ricostruzione dei due consulenti Rossi la sera in cui ha perso la vita sarebbe stato vittima di un’azione violenta alla quale avrebbe cercato di ribellarsi. Sarebbe stato aggredito nel suo ufficio, trascinato fuori dalla finestra e poi lasciato cadere nel vuoto. Le ferite sul viso di Rossi, sul labbro e all’altezza del naso — dicono i consulenti — sarebbero state provocate dalla pressione contro i fili antipiccione sul davanzale, mentre la pressione contro la sbarra di sicurezza della finestra avrebbe provocato le contusioni alla testa.

«Le lesioni su fronte e palpebra sono effetto di un urto contro un oggetto acuminato, tagliente come il sistema di ancoraggio del filo antivolatili — ha detto il medico legale la settimana scorsa in commissione presentando un’anticipazione della perizia — Le ecchimosi dell’area della tempia e della parte sottozigomatica, sono compatibili con un oggetto di evento contusivo, un colpo o una manata, dovuto a un trauma contusivo di una terza persona o al fatto che la parte del corpo sia stata appoggiata con violenza su una parte piana come la barra metallica anti caduta».

Ieri la commissione ha deliberato l’invio di tutto il materiale raccolto in questi anni di lavoro. Poi toccherà alla Procura di Siena, guidata da Andrea Boni, rimettere in fila tutti gli elementi raccolti, fare nuove indagini e magari affidare nuove consulenze.

La prima commissione parlamentare di inchiesta, presieduta da Pierantonio Zanettin, nel luglio 2022 aveva escluso l’ipotesi dell’omicidio pur avendo gli esperti individuato nove lesioni — al volto, sulle ascelle, su avambraccio e al polso — non compatibili con la caduta. Il comandante dei Ris Sergio Schiavone aveva ricostruito la morte di Rossi con un salto nel vuoto a candela dopo essersi aggrappato alla barra di protezione della finestra con entrambe le mani, poggiando al muro la punta delle scarpe e le ginocchia.


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3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 17:31)