di
Laura Siviero
Nel Golfo con il marito allenatore dell’Fc United di Dubai, la signora Pirlo ridimensiona il panico e critica gli attacchi social contro gli expat: «Se chi va via sta bene, dà fastidio. Se è in difficoltà è quasi una conferma rassicurante»
Mentre gli Stati Uniti evacuano 14 Paesi dell’area, tra cui Dubai, l’Italia procede con lentezza e comunicazioni incerte nel rimpatrio dei connazionali che desiderano rientrare. Molti sono i piemontesi trasferitisi negli Emirati per migliori opportunità professionali. Tra ambasciate difficili da contattare, informazioni frammentarie e voli cancellati con costi saliti fino a 5.000 euro, i connazionali restano in attesa: il ministro Tajani ha annunciato liste di rientro e trasferimenti via Oman con voli di Stato, ma servirà tempo. C’è però anche chi sceglie di restare, confidando nella capacità difensiva degli Emirati, come Valentina Baldini, art advisor e moglie di Andrea Pirlo (allenatore dell’Fc United di Dubai), che invita a ridimensionare il panico e critica gli attacchi social contro gli expat.
Lei si trova a Dubai, mentre dall’Italia si parla di scenari apocalittici. Che cosa sta vivendo davvero?
«La mia giornata scorre normalmente. Mentre in Italia qualcuno immagina scenari catastrofici che qui, semplicemente, non esistono nella forma in cui vengono raccontati.»
Non ha mai avuto paura in questi giorni?
«Non sarei sincera se dicessi che non ci sono stati attimi di paura. Per noi non è normale sentire il rumore di una esplosione sulle nostre teste o durante la notte alzare gli occhi e nel cielo nero veder brillare un missile. Nella notte di sabato 28 febbraio sono stata svegliata da un aereo che sorvolava casa nostra. Era nero e appena passato ho sentito un botto fortissimo. Non sono riuscita a dormire per qualche ora e le mie chat con amiche che abitano qui erano più che mai attive, a tratti ironiche, come solo noi italiani sappiamo fare».
Che cosa ha pensato in quelle ore?
«Ho pensato tanto a quei popoli che con la sensazione del terrore ci convivono. Non riuscire a difendere i propri figli ti lascia un senso di impotenza incredibile. E, mentre mio marito dormiva sogni sereni, io pensavo a come andarmene, a cosa mettere nella borsa per scappare, al fatto che avessi solo 100 km di autonomia in macchina. Ma dopo questa fase iniziale, il giorno dopo tutto si è tranquillizzato e il cielo è tornato sereno».
Il governo di Dubai pubblica dati rassicuranti sulla difesa. Come li legge?
«Dall’inizio degli attacchi iraniani verso gli Emirati Arabi Uniti, le autorità di difesa degli Uae hanno neutralizzato quasi tutti i missili e i droni prima che arrivassero a Dubai. Non per caso o fortuna, ma per la capacità di un sistema di difesa integrato e pronto».
Com’è oggi la vita quotidiana in città?
«Io oggi cammino per le strade, i supermercati non sono vuoti come dicono, ma hanno gli scaffali pieni di merce , le persone lavorano, i taxi girano, gli ospedali sono funzionanti e i ristoranti aperti. La vita prosegue, come sempre».
Perché secondo lei non si è creato il panico?
«Qui non esiste un clima di panico istituzionale: esiste una governance centrale pronta, trasparente, che comunica e mette in sicurezza la popolazione. Le intercettazioni avvengono ad alta quota. I frammenti che cadono sono gestiti dalle squadre di emergenza. Gli spazi urbani sono monitorati. Questo per me significa tutelare e soprattutto funzionare».
Dall’Italia quali messaggi le arrivano?
«Messaggi e post pieni di terrore. Il fatto che la realtà qui sia molto diversa sembra quasi “disturbare” chi osserva da lontano. Si ironizza su famiglie con bambini. Si scrivono frasi che, dette guardando qualcuno negli occhi, non si avrebbe il coraggio di pronunciare. Non preoccupazione sincera, non empatia, ma qualcosa di diverso. Quando un Paese vive una frustrazione diffusa economica e sociale, quella frustrazione cerca un bersaglio e chi parte ne diventa uno perfetto. Se chi è andato via sta bene, dà fastidio. Se chi è andato via vive una difficoltà, diventa quasi una conferma rassicurante. L’educazione, il rispetto, la misura sembrano optional. E questa, forse, è la crisi più grave, quella culturale».
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3 marzo 2026 ( modifica il 4 marzo 2026 | 10:34)
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