Se ci fossimo fermati alla sua estrazione sociale o al suo interesse giovanile per lo studio, difficilmente avremmo immaginato che Fortunato Depero sarebbe diventato uno dei protagonisti assoluti del Novecento italiano. Eppure, dopo l’adolescenza, fu un abile pittore, ispirandosi inizialmente al grottesco Goya, e poeta, tanto da pubblicare libercoli di sue composizioni.
La biografia di Fortunato Depero
Appartenne al movimento futurista, al quale aderì nel 1915, sposando l’idea di un’estetica nuova che osannava la macchina come simbolo estetico “più bello di una Nike di Samotracia” e affermando come la magnificenza del mondo si fosse arricchita della bellezza della velocità. Depero fu capace di rivoluzionare anche il linguaggio visivo del suo tempo, fondendo arte e pubblicità in modo innovativo e anticipatore. Tra le sue creazioni più celebri spicca un oggetto iconico del design italiano, la celebre bottiglietta del Campari Soda, in cui forma e funzione si incontrano, trasformando un semplice contenitore in un simbolo riconoscibile e senza tempo.
Mostra Depero Space to Space, Sala della stufa valtellinesePh. Elena Datrino Opera:Fortunato Depero (Fondo, TN, 1892 – Rovereto, TN, 1960) (L’uomo con la pipa) Fumatore e fiore1946olio su tavola, 58,5 x 104 cmMart, Fondo Depero PH.Elena Datrino
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e in risposta all’aura oscura, violenta e greve del conflitto, la sua personale cifra stilistica, fatta di una figurazione plastica tradotta in forme geometriche, si arricchisce di cromie più stridenti e vivaci, stese a campiture piatte e andamenti curvilinei, eredità di un altro futurista, Giacomo Balla. Si arruola nel 1915 come volontario al fronte; in seguito, esonerato per una salute cagionevole, continua la propria produzione artistica. Finita la guerra, giunge la ricostruzione: si occupa di pubblicità e grafica e progetta complessi sistemi di scritte e moduli pensati per sponsorizzare nuovi prodotti. Le cose corrono e la spinta creativa del Novecento abbraccia tutti i linguaggi, bruciando il tempo. Va a New York e lì si stabilisce.

© FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026
Fortunato Depero (Fondo, TN, 1892 – Rovereto, TN, 1960)Simultaneità metropolitane, 1946, olio su tavola, 95,5 x 110 cmMart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero © FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026
Sarà l’unico dei futuristi che starà in America per lunghi periodi, collaborando con il celebre ristorante italiano Zucca, dove realizzerà arredi e pitture murarie; o con il Roxy Theatre, dove si occuperà delle scenografie e dei costumi. La metropoli americana, che per eccellenza rappresenta la velocità, il futuro e il prodigio della tecnica e dell’edilizia, però, non è ciò che sembra: queste città osannate dai futuristi non sono solo fermento ed energia, rivelano un’altra faccia fatta di realtà annichilenti e violente.
Le opere di Fortunato Depero
Le sue opere rispondono a questo nuovo sentore misto a delusione e disincanto, traducendo su tela una dinamica compositiva più concreta, meno “felice” e maggiormente radicata su una rappresentazione del reale più che del fantastico. La Seconda Guerra Mondiale è alle porte, il futurismo flirta con ideologie di destra e Depero, ormai lontano dall’energia giovanile, diventa un maestro riconosciuto per le nuove generazioni del movimento. La sua pittura è più matura: nell’ultimo ventennio della sua vita sperimenta appieno le dinamiche pittoriche che l’hanno reso celebre, realizza arazzi, preziosi ornamenti per vasellame e architetture svettanti o modanature che adatta a mobili e sedie.
La mostra di Fortunato Depero a Milano
Il Museo Bagatti Valsecchi di Milano dedica a questo periodo una mostra dal titolo Depero Space to Space, a cura di Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico, che si concluderà ad agosto 2026. Nella sontuosa cornice di questa dimora in via del Gesù, edificata nel XV secolo e ristrutturata in perfetto stile rinascimentale lombardo dai fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi alla fine dell’Ottocento, si struttura un percorso di oltre quaranta opere provenienti dalla Casa d’Arte Futurista Depero e dal Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, dove è nato e vissuto. Le tele e gli oggetti si articolano nell’opulenza delle stanze oggi perfettamente conservate; vivono in un complesso susseguirsi di ambienti dagli affreschi cinquecenteschi, camini in marmo, ornamenti parietali, luci e ogni dettaglio raffinato, e si incasellano in una perfetta e dinamica installazione che punteggia l’eccezionalità delle cose.

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Fortunato Depero (Fondo, TN, 1892 – Rovereto, TN, 1960)Il maggiordomo, 1943, olio su tavola, 46,5 x 42,5 x 1,5 cmMart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero © FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026
Il percorso parte metaforicamente con l’opera Il Maggiordomo del 1947, a sublimare l’idea di ingresso alla mostra con una ricezione “nobile”. Si rende vivida, invece, la relazione di Depero con Milano con un’opera dal titolo “O la borsa o la vita” del 1944, esposta nella sala Bevilacqua e proveniente da una personale dedicatagli dalla galleria milanese Il Camino nel marzo del 1946. Qui una scena ferale di aggressione è descritta con una plasticità quasi meccanica, tutto si svolge sotto il bagliore iridato di un lampione che definisce un impianto prospettico giocato tra bidimensionalità e profondità spaziale. I lavori che seguono sono tutti accomunati da una visibile tecnica pittorica ormai consolidata, che si modula sfumandosi nella monotonalità delle cromie scelte e nelle forme, in cui la geometrizzazione delle strutture si armonizza con la descrizione dei gesti veloci. La figurazione, ormai giocata sulla scomposizione della realtà in forme elementari, segue la scuola futurista ma risulta meno scomposta rispetto agli esordi, a favore di una maggiore enfatizzazione volumetrica.

© FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026
Fortunato Depero (Fondo, TN, 1892 – Rovereto, TN, 1960)Scacchiera,1938-1940,tempera su cartoncino, 46,4 x 46,2 cmMart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero © FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026
Questa narrazione per immagini continua includendo anche progetti di scacchiere che sarebbero dovute essere realizzate in Buxus, un materiale innovativo fatto di cartone pressato e segatura, i bozzetti per i costumi, del padiglione dell’ENIT, ente del turismo propagandistico durante il governo di Saverio Nitti e modelli di credenze e sedie. Ci sono poi le tele dedicate a New York ricche di riferimenti alla musica e alla cultura del tempo e le nature morte, dove fiori graficizzati si stagliano da vasi piatti. Non è facile installare una mostra in un contesto così ricco tanto da rischiare di fagocitare la pregnanza culturale ed estetica delle opere selezionate: qui l’operazione allestitiva risulta ben articolata, e il dialogo tra le stanze storiche e i lavori esposti formalmente riuscito. Tuttavia, si perde l’occasione di approfondire in modo più analitico l’ultimo ventennio del percorso di Depero, che avrebbe meritato un inquadramento critico più puntuale e argomentato. La carenza di didascalie e di apparati esplicativi adeguati non facilita una piena comprensione della complessità di questa fase, lasciando al visitatore l’onere di colmare autonomamente i nessi storici e stilistici. Più che a un’esposizione costruita secondo una precisa tesi curatoriale, si ha talvolta l’impressione di trovarsi di fronte a una collezione dentro la collezione. E’ un insieme pregevole di opere, che richiede però uno spettatore già informato per coglierne appieno il significato e il peso dell’operazione espositiva.
