di
Simone Golia

Banca Mediolanum rinnova per tre anni la sponsorizzazione, che dura dal 2003, della maglia azzurra del Giro d’Italia: presentata oggi a Milano con campioni storici come Fondriest e Bettini. L’8 maggio il via in Bulgaria

Le salite non vanno evitate, ma affrontate. È con questo spirito che prosegue e si rinnova per altri tre anni una delle più longeve collaborazioni del ciclismo italiano, quella fra Banca Mediolanum e il Giro d’Italia. Un matrimonio che va avanti dal 2003 attraverso la sponsorizzazione da parte di Mediolanum della storica maglia azzurra del Giro, quella destinata al miglior scalatore. Una maglia iconica che, per l’occasione, è stata presentata e firmata dall’amministratore di Banca Mediolanum Massimo Doris e dal presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo. 

All’evento, svoltosi a Milano presso Palazzo Biandrà, hanno preso parte anche alcuni dei più grandi campioni della storia del ciclismo italiano, nonché storici testimonial di Banca Mediolanum: Alessandro Ballan, Paolo Bettini, Maurizio Fondriest, Gianni Motta, Dalia Muccioli, protagonisti di un racconto che ha attraversato generazioni di grandi imprese sulle montagne del Giro.



















































«Se la sponsorizzazione va avanti da così tanti anni, vuol dire che esiste un buon connubio. Oltre al business abbiamo trovato nel Giro un evento che ci ha permesso di coinvolgere i nostri clienti in tutto il Paese», la soddisfazione di Massimo Doris, che nello spiegare il motivo per cui Banca Mediolanum ha deciso di sponsorizzare proprio la maglia azzurra ricorda con affetto papà Ennio: «Era tifoso di Coppi, mi raccontava le sue imprese che avvenivano soprattutto in salita. La montagna è un po’ come i mercati finanziari: quando c’è la salita, la velocità si riduce. Ma è lì che si formano le distanze e vinci il Giro. Succede la stessa cosa nel mercato. Il buon investitore si vede nelle difficoltà. E poi dopo la salita c’è sempre la discesa».

Lo ascolta interessato Urbano Cairo, positivamente colpito dal paragone: «Venire in Mediolanum per me è sempre un po’ come tornare a casa — spiega — io e Massimo siamo amici da un sacco di anni. A suo papà Ennio mi lega un episodio: entrambi leggemmo la famosa intervista che Berlusconi rilasciò a Capital nel 1981. Lui poi lo incontrò a Portofino, io invece ero più giovane e lo chiamai al telefono. Restavo sempre colpito dalla capacità di Ennio di comprare negli shock di mercato. “Ma come è possibile” mi chiedevo. Io compravo sui massimi e vendevo sui minimi. Ma poi ho capito che sul mercato mi dovevo affidare a lui», ride.

Il Giro d’Italia, che partirà l’8 maggio a Nessebar, in Bulgaria, e terminerà a Roma il 31 dello stesso mese, è giunto all’edizione numero 109: «Arriviamo in 200 Paesi e abbiamo centinaia di milioni di spettatori in giro per il mondo — sottolinea Urbano Cairo — Numeri straordinari destinati a crescere ancora, perché stiamo chiudendo diversi accordi con tv internazionali sia a pagamento sia in chiaro. Le salite sono la parte della corsa che dà maggiore emozione e che mostra la fatica, la tenacia e la forza di quei corridori che scattano quando tutti gli altri sono impantanati. Proprio come fa Banca Mediolanum, capace di far vivere la sponsorizzazione in maniera speciale con eventi, pedalate, hospitality. Sono stati bravi a scegliere il Giro ma soprattutto a saperlo usare nella maniera migliore».

Annuisce Massimo Doris: «Parliamo di un evento che va dalla gente, scendi in strada e lo vedi. È sempre meraviglioso assistere all’entusiasmo della folla che si raccoglie lungo il percorso. E poter coinvolgere i nostri clienti facendoli salire su un’auto, su un elicottero o facendoli pedalare a pochi minuti dalla corsa e insieme ad ex campioni per noi è davvero gratificante».

Applaudono gli ex grandi protagonisti del Giro che oggi fanno parte della famiglia Mediolanum, dei suoi eventi e delle sue iniziative. A partire da Gianni Motta, che in questa edizione festeggerà il sessantesimo anniversario del suo trionfo nel 1966: «Stare con Mediolanum è impegnativo ma bello, mi tiene sul pezzo e mi obbliga a tenermi in forma. Da quando sono entrato nel professionismo, quindi dal 1964, ho saltato solo un Giro perché mi ero rotto il ginocchio. Quest’anno poi la 17esima tappa partirà dalla mia Cassano d’Adda, sarà una grande emozione».

Da sinistra a destra Paolo Bettini, Dalia Muccioli, Urbano Cairo e Massimo Doris con il Trofeo Senza Fine, Maurizio Fondriest e Alessandro Ballan

Alessandro Ballan, in carriera un Fiandre e un Mondiale, parla della gioia dei tanti appassionati che Mediolanum riesce a coinvolgere nelle sue pedalate: «Provano grandi emozioni già da quando viene consegnata loro la maglia blu. Poi percorriamo insieme le strade piene di tifosi, che li incitano. È bello anche per chi come noi si è ritirato ormai da diverso tempo». È d’accordo Maurizio Fondriest, che, fra le altre, nel 1993 vinse la Milano-Sanremo e la Freccia Vallone: «Grazie a Rcs le pedalate sono migliorate in termini di visibilità e sicurezza. Nel calcio è impossibile portare il tifoso a giocare a San Siro, così come nel tennis a Wimbledon. Il ciclismo invece ti porta anche sugli arrivi in salita».

Paolo Bettini, medaglia d’oro ai Giochi di Atene nel 2004, sottolinea l’importanza sociale del Giro: «La più bella festa popolare itinerante che abbiamo. Tutto il Paese si addobba a festa, non solo lo stadio o il palazzetto». Banca Mediolanum metterà il proprio nome anche sulle maglie di Giro d’Italia Women e Giro Next Gen: «Sempre più donne pedalano e questo mi emoziona — le parole di Dalia Muccioli, nel 2013 campionessa italiana in linea Elite — Il Giro è passione, dedizione, sacrificio. Prima le donne erano solo immagine e contorno, ora invece si danno battaglia sotto sole e pioggia. Il Giro poi è anche metafora della vita. Ci sono salite, discese ma anche traguardi»

Massimo Doris chiude con un ricordo che riguarda ancora papà Ennio: «Giro del 1953, il “suo” Coppi duella con Hugo Koblet. Il primo attacca ma non riesce a staccare la maglia rosa. A quel punto mancano solo due tappe, Stelvio e Milano. Tutti danno ormai Koblet come vincitore, lo stesso Coppi si complimenta. Papà aveva 13 anni e tornò a casa piangendo. Mio nonno gli disse. “Ricordati che c’è anche domani”. Il giorno dopo Coppi staccò Koblet e trionfò. Mio padre imparò che c’è sempre modo di rimediare e che abbattersi è vietato». 

4 marzo 2026