Confidiamo nell’errore, nella sopravvalutazione del fenomeno. Altrimenti l’antisemitismo italiano avrebbe una portata estremamente grave, più grave del temuto. Ma proprio di fronte a questi dati, pur con tutti i dubbi che nutriamo, l’appello di Liliana Segre avrebbe dovuto trovare la «più ampia convergenza possibile», come si augurava la senatrice a vita. Non è stato così. Si poteva ed era del tutto legittimo non essere d’accordo con il testo della maggioranza, appoggiato da Azione e Italia Viva, e da alcuni esponenti riformisti del Pd (una divisione quasi identitaria del partito). Ma la necessità di convergere e dare un segnale di unità repubblicana, non è stata ritenuta urgente.
È grave. Dividersi sull’antisemitismo, lo favorisce, persino lo incoraggia. Non è certo l’esito che anche i contrari o gli astenuti vorrebbero, ritenendo sufficiente la legge Mancino, che però è del 1993. Un’epoca lontana, molto lontana.
4 marzo 2026, 11:49 – modifica il 4 marzo 2026 | 13:51
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