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Redazione Cronache
Lo annuncia l’Associazione Luca Coscioni. È il dodicesimo caso in Italia. Silvano è morto il 26 febbraio a seguito dell’auto somministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, insieme alla strumentazione necessaria
Primo caso di suicidio assistito in Liguria. Lo scorso 26 febbraio Silvano, 56enne genovese, affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, è morto a seguito dell’auto somministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, insieme alla strumentazione necessaria. Lo ha annunciato l’Associazione Luca Coscioni. Dopo aver atteso un anno dalla sua richiesta, Silvano è la dodicesima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale.
Silvano era divenuto tetraplegico, con gravi difficoltà nella comunicazione e nella deglutizione. Aveva bisogno di assistenza continuativa per ogni attività quotidiana. Aveva un catetere vescicale permanente ed era sottoposto a manovre meccaniche per l’evacuazione. Le sue condizioni cliniche e le sofferenze erano diventate per lui intollerabili. Nel giugno scorso l’azienda sanitaria aveva comunicato il parere positivo sulla sussistenza dei requisiti, senza però indicare le modalità della procedura. Si è reso così necessario l’intervento dei legali di Silvano e soltanto a seguito di diffida e messa in mora, e ulteriori diffide nei mesi successivi, la Asl ha trasmesso lo scorso ottobre la relazione finale contenente anche le modalità operative.
«La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato», aveva dichiarato Silvano. «Mi auguro che la mia lotta possa servire ad altri nella mia stessa condizione per non dovere attuare la volontà di autodeterminarsi in altri Paesi. Chiedo, in primis, alla Regione Liguria di garantire tempi certi di risposta e verifica delle condizioni e al Parlamento che legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati che oggi non possono accedere al fine vita con un percorso chiaro e rispettoso delle nostre scelte».
4 marzo 2026
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