di
Pietro Tosca
Parla Emiliano Cioni, 52 anni, ex fantino e ora maniscalco
Finito il Festival, il suo caso tiene ancora banco sui social con milioni di visualizzazioni, ma Emiliano Cioni, 52 anni, il capostalla che cura i cavalli di Andrea Bocelli, non ci sta. A ieri (3 marzo) lo avevano visto in 4,6 milioni mentre, davanti al teatro Ariston, cercava di porre rimedio all’inconveniente causato proprio da un cavallo: quel Caudillo, lo splendido esemplare di lusitano bianco che da lì a poche ore il tenore, super ospite della serata finale della kermesse canora, avrebbe montato per un’entrata ad effetto destinata a entrare nella storia della televisione italiana.
Invece è successo l’imprevisto che ha rubato la scena e diventerà probabilmente un meme imperituro nella storia del web. Caudillo ha sporcato il tappeto azzurro e il 52enne ha pulito con le mani senza sospettare che alle sue spalle, qualcuno nel pubblico lo stesse riprendendo con il cellulare, consacrandolo a un’involontaria e ingombrante fama ed esponendolo a numerose polemiche.
Il popolo del web, infatti, si è subito spaccato tra chi si indignava per la dignità violata di un lavoratore e chi invece, per quanto inconsueto, ne difendeva la nobiltà dell’operato. C’era poi il partito degli umarell che puntava il dito sulla mancanza di organizzazione, senza dimenticare gli animalisti infuriati. La sentenza finale forse l’aveva già scritta anni fa Fabrizio De André con il suo verso: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori» . Ed Emiliano Cioni, fiero del suo mestiere di maniscalco, la sottoscrive pienamente sperando di poter tornare velocemente nel suo anonimato e ai suoi cavalli.
A dargli per primo la parola l’amico bergamasco, lo spiranese Pasquale Beretta, rinomato addestratore di cavalli, che nella scena incriminata sul red carpet montava Caudillo. Proprio da Beretta, 24 ore prima di andare a Sanremo, era passato Bocelli per acquistare un nuovo lusitano addestrato nell’Alta scuola. «Viene dal mio maneggio — racconta il bergamasco — anche Caudillo che ho ceduto a Bocelli una decina di anni fa. È un cavallo che ha partecipato a un sacco di manifestazioni in giro per l’Italia e l’Europa ed è abituato a stare in mezzo al pubblico. Anche così, per l’entrata in scena a Sanremo abbiamo deciso di fare due prove» . L’episodio diventato un video virale è successo durante la prima, verso le cinque del pomeriggio. «Un inconveniente come quello che poi è accaduto — precisa Beretta — era stato messo in conto. La Rai ci aveva chiesto di mettere una mutanda a Caudillo ma non ne esistono. Così ci siamo organizzati e abbiamo predisposto che dietro il cavallo ci fosse una persona attrezzata con sacco nero e paletta, che era appunto Emiliano» .
Quando Beretta ha iniziato a far muovere il cavallo, però, si è accorto che la sella era allentata e così ha chiamato il maniscalco a stringerla. Appena l’operazione è stata eseguita, però, Caudillo ha reagito come milioni di persone hanno poi visto. «Emiliano si è voltato per prendere sacchetto e paletta — ricorda Beretta — ma non c’erano più» . Qualcuno, forse giudicandoli di troppo sulla scena, li aveva rimossi. «Quando poi è esploso il caso sui social — spiega ancora l’addestratore — ho chiesto a Emiliano di mandarmi un messaggio per pubblicare un video che chiarisse quel che era successo» .
Il maniscalco, infatti, e forse non poteva essere diversamente, è finito al centro di una shitstorm. «È incredibile — racconta Emiliano Cioni — da giorni non riesco nemmeno ad andare a fare la spesa che mi riconoscono. Quando altre volte mi è capitato di finire ripreso in qualche trasmissione televisiva mi facevano firmare una liberatoria. Qui invece chissà chi ha fatto un video e l’ha fatto girare, magari ricavandone anche dei soldi. Ho dato mandato al mio avvocato per tutelarmi» . Sul fatto in sé e il ricorso alle mani Emiliano non si scompone e sorride quando gli si parla di dignità violata. «Ammetto che sono stato preso da un attimo di panico – spiega – quando non ho più trovato il sacchetto e la paletta. Ma ha presente una mamma quando pulisce il suo bambino? Per me è uguale, i cavalli sono come i miei piccoli e di certo non ne provo schifo. Tutta la mia vita è legata a loro: da giovane facevo il fantino, poi sono diventato maniscalco.
Passo più tempo con i cavalli che con le persone e da loro so sempre cosa aspettarmi. Non si può dire altrettanto con le persone» .
Il 52enne alza un sopracciglio anche quando qualcuno prova a dire che i suoi cavalli sono maltrattati. «Ma ci rendiamo conto? — esplode — Mi occupo di loro ogni momento. Vivo sopra la stalla e per sicurezza ho messo anche delle telecamere nei singoli box così posso vedere come stanno durante la notte. Sono addestrati per stare in mezzo alla gente e vengono curati sotto ogni aspetto» .
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4 marzo 2026 ( modifica il 4 marzo 2026 | 18:48)
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