VENEZIA – «Un grave danno all’immagine del prestigioso teatro La Fenice di Venezia». Queste le parole dei sindacati all’indomani della rinuncia di Domenico Muti all’incarico di consulente del teatro. Accordo da 30mila euro che ancor prima di concretizzarsi, ha visto contrapporsi i lavoratori (orchestrali, membri del coro e delle maestranza) ai vertici, il sovrintendente Nicola Colabianchi e il presidente della Fondazione, il sindaco Luigi Brugnaro.
Tensioni, dunque, che si aggiungono a quelle nate subito dopo la nomina a direttore generale di Beatrice Venezi.
APPROFONDIMENTI
La rinuncia di Muti
«Dalla discussa nomina di Beatrice Venezi come direttore musicale a partire da ottobre 2026, che tanta contrarietà ha incontrato per le modalità della decisione, fino alle tensioni con i dipendenti sul tema del welfare bloccato come apparente ritorsione, fino alla vicenda odierna del dottor Muti, la gestione della Fondazione Teatro La Fenice continua a produrre fratture interne e danni d’immagine», si legge nella nota congiunta Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal, all’indomani della rinuncia di Muti all’incarico di consulente della Fenice.
Le dimissioni, affermano i sindacati, «chiudono l’ennesimo capitolo di una vicenda che negli ultimi mesi ha esposto il Teatro a tensioni e polemiche pubbliche».
Nicola Colabianchi
Le sigle si chiedono se il problema non sia «il modo in cui il sovrintendente Nicola Colabianchi gestisce incarichi e nomine, senza mai riuscire a costruire condivisione, trasparenza e autorevolezza». Inoltre, i sindacati accusano il sovrintendente e il presidente della Fondazione (il sindaco Luigi Brugnaro) di aver «sempre negato qualsiasi confronto, tentando di scaricare sui lavoratori responsabilità non loro».
Nella nota poi si sindacati sottolineano: «Apprezziamo la scelta del dottor Muti, che dimostra, diversamente da altri, un grande senso di responsabilità e la volontà di ridurre tensioni non create da lui, ma da chi probabilmente non intende prendere atto della realtà. La Fenice non può diventare terreno di tensioni continue. È un’istituzione culturale di rilievo internazionale e merita una guida capace di unire, non di dividere».