di
Guido Olimpio
Washington: «La prima volta di un nostro sottomarino dalla fine del conflitto mondiale nel 1945»
Qualcuno si aspettava una sorpresa dei pasdaran in acque che conoscono bene e favorevoli ai loro mezzi. Invece è stata la Us Navy a compiere la mossa più risoluta facendo colare a picco la fregata iraniana Iris Dena, a circa 25 miglia a sud della costa dello Sri Lanka. La «morte silenziosa» per dozzine di marinai. Nel confermare lo strike il segretario della Difesa Pete Hegseth ha ricordato che si tratta del primo siluramento americano di un’unità nemica dai tempi della Seconda guerra mondiale. Protagonista un «sub» probabilmente della classe Virginia, unità tra le più moderne e letali.
La missione
Le forze statunitensi in pattugliamento hanno localizzato con la ricognizione la fregata nemica e hanno poi affidato la missione al sottomarino che ha intercettato la «preda».
«Per distruggerla è stato impiegato un Mk 48, il siluro standard imbarcato sui sottomarini della Navy», precisa l’esperto Giuliano Ranieri. «Ha una lunghezza di 5,8 metri e un’autonomia di quasi 50 chilometri. L’arma è detonata al di sotto della chiglia nella zona poppiera creando una bolla ad altissima pressione che ha squassato il bersaglio». Un momento filmato dal periscopio, un’immagine terrificante di un atto simbolico e la conferma, dopo i droni su Cipro e il missile verso la Turchia, dell’allargamento geografico della crisi.
Top secret
Al momento non abbiano ancora tutti i dettagli dell’azione, anche perché molti degli apparati dei sottomarini sono top secret. Una riservatezza è legata al loro ruolo di sistemi che devono creare deterrenza e garantire risposte.
L’episodio avviene in un contesto militare particolare. Gli iraniani hanno accentuato le operazioni attorno a Hormuz, almeno una decina le petroliere e i cargo danneggiati da droni-kamikaze e barchini radiocomandati. Equipaggiamenti a lungo raggio impiegati in alternativa alla loro flottiglia messa fuori uso dai raid degli ultimi giorni, con diverse unità centrate quando erano ancora nei porti o nelle loro vicinanze.
I mini-sottomarini
La Marina statunitense, presente con una task force ampia della quale fa parte la portaerei Lincoln (la Ford è invece nel Mediterraneo orientale), ha dato il suo contributo a Epic Fury con il lancio dei cruise, il supporto dei velivoli imbarcati, la difesa antiaerea. Al tempo stesso ha monitorato le attività dei guardiani cercando di bloccare eventuali iniziative.
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Gli osservatori hanno più volte considerato tattiche asimmetriche da parte di Teheran: ricorso ai mini-sottomarini — come il Gadir — sviluppati con l’aiuto della Nord Corea, attacchi condotti da formazioni di scafi veloci (molti hanno missili antinave), dislocamento di mine, attività di uomini-rana. Metodi adottati in passato e aggiornati con nuove tecnologie ed esperienze. Sono ovviamente risorse che non possono fermare l’Armada ma sono pensate per rendere incerte le vie d’acqua.
I precedenti
La fine dell’Iris Dena entra infine nella storia della guerra navale, in quanto è il quarto episodio — noto — dal 1945. Nel 1971 la fregata indiana Khukri è stata affondata da un sottomarino pachistano. Nel maggio 1982, alle Falkland, il Conqueror britannico — a propulsione nucleare — ha colpito il vetusto incrociatore argentino Belgrano, con 323 uomini inghiottiti dal mare. Un agguato portato con uno «sciame» di torpedini. A seguire la vicenda della corvetta sudcoreana Cheonan squarciata nel marzo 2010 da una grande deflagrazione. Le vittime furono 46. Un disastro attribuito, sia pure con dubbi e controversie tra chi ha indagato, a un siluro «sparato» da un minisommergibile del Nord. E se aggiungiamo l’exploit ucraino, grazie al binomio droni-cruise, contro la flotta russa in Mar Nero, vediamo come la dimensione marittima dei conflitti sia sempre più rilevante.
4 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 08:10)
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