di
Monica Colombo
L’ex difensore che ha vinto tutto con Francia e Real dopo il ritiro è rimasto a Como, dove si occupa del settore giovanile: «In Italia il calcio è esasperato da tatticismi. Fabregas? Crea senso di appartenenza»
Quando nell’agosto del 2024 il Como, neo-promosso in A, ufficializzò l’ultimo acquisto — campione del mondo con la Francia, collezionista di trofei con il Real Madrid, svincolatosi dal Manchester United dopo tre stagioni — la parola più citata durante la presentazione di Raphael Varane fu «progetto». «Sono stato convinto da Fabregas quando mi è stato spiegato il progetto globale» disse il difensore che in dieci anni a Madrid ha conquistato 18 titoli. Il concetto ricorre oggi nella chiacchierata in una villa vista lago, un anno e mezzo dopo aver dato l’addio al calcio.
Varane, un infortunio al ginocchio l’ha spinta a interrompere la carriera a soli 31 anni. Quale motivo l’ha convinta a rimanere a Como in una veste dirigenziale?
«Mi ha colpito la visione del club. Mi hanno trasmesso la percezione che qui ogni cosa è possibile. La squadra sette anni fa giocava tra i dilettanti e ora è quinta in classifica».
Che ruolo svolge nella sala comandi del club?
«Quando ho smesso di giocare sono rimasto nel board del Como come ambassador, sfruttando la mia rete di contatti. Poi mi sono occupato del potenziamento del settore giovanile del club».
Un comparto non certo secondario nella filosofia della società che punta a creare una sorta di Masia, stile Barcellona. I suoi principi?
«È fondamentale impostare una metodologia di lavoro e creare un’identità. Ecco perché per lo sviluppo del brand e a beneficio della comunità locale diventano fondamentali anche i summer camp. Vogliamo che i nostri siano i migliori al mondo».
Quale livello di calcio giovanile ha trovato in Italia?
«Buono. Il problema spesso è che si punta a ottenere risultati a breve termine, mentre con i giovani si dovrebbe osare ma al contempo aspettare una loro crescita completa. Non credo che qui ci sia poco coraggio con i ragazzi ma il calcio è esasperato da tatticismi: la differenza fra vincere e perdere è minima».
L’Under 19 del Como è in testa in Primavera 2, in prima squadra Cesc plasma i talenti come un artigiano. Lei che è arrivato 19enne a Madrid che consigli dà a un giovane?
«Bisogna avere pazienza. Per me il salto da una piccola squadra come il Lens al grande Real è stato enorme. Tutto viene amplificato, un mese sembra un anno. Non bisogna perdere la concentrazione».
Chi le è stato accanto nei momenti bui?
«Zidane che mi ha spiegato un concetto semplice: invece di disperdere energie prova ogni giorno nella sessione di allenamento a migliorare un singolo aspetto in cui ti senti carente. Si diventa resilienti».
Lei vive quotidianamente la città?
«No, mi sposto molto. Vengo a Como più o meno ogni mese visitando i vari centri di allenamento dove lavorano le nostre squadre giovanili. Vivo in hotel però mi piace respirare l’aria da orgoglio cumasch vedendo la partita nei pub quando la squadra gioca in trasferta. Quando sei un giocatore vivi nella bolla, ora apprezzo le vibrazioni tra la gente».
Il demiurgo del miracolo Como è Fabregas: lo paragonerebbe a uno dei grandi tecnici con cui ha lavorato in passato?
«Prima di arrivare qui, come giocatore, ho parlato tanto con lui. Ha caratteristiche sue, sta facendo un lavoro enorme, creando un senso di appartenenza nei giocatori. È divertente veder giocare la sua squadra. Si vede che ha avuto ottimi maestri e che da ciascuno ha rubato qualcosa».
Solo una qualificazione a una coppa europea potrebbe allontanare la tentazione di trasferirsi in una big?
«Diciamo che giocare in Europa il prossimo anno potrebbe essere una motivazione extra per restare. Ma noi tutti siamo focalizzati sull’obiettivo, sul qui e ora».
Preferirebbe vincere la Coppa Italia o sentire la musichetta della Champions il prossimo anno?
«Tutte e due, non scelgo».
Nico Paz è l’alfiere del calcio totale di Cesc: troverebbe posto nel suo Real?
«Non toccate la mia squadra, è sacra».
Quale suggerimento darebbe al 21enne Nico: crescere nella comfort zone o provare subito il salto?
«Gli direi di stare dove si sente più felice. Ma purtroppo né lui né noi abbiamo particolare voce in capitolo, tutto dipende dalla volontà del Real».
Il prossimo step del Como?
«Trasformarci in una squadra che sia il punto di arrivo della carriera di un giocatore».
Il suo sogno personale?
«Portare anche in Italia il progetto Stages Varane che già è operativo e ha successo in Francia. Si tratta di football camp gratuiti e con finalità educative». Per scovare, magari, i Perrone e i Ramon di domani.
5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 07:18)
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