di
Andrea Nicastro

Anche sotto attacco, nel caos, il Paese mantiene la continuità di governo. Il ruolo dell’amministrazione dei pasdaran

DAL NOSTRO INVIATO 
GERUSALEMME – Pronti via, hanno eliminato il capo dei capi, la Guida Suprema Ali Khamenei. Poi i missili Tomahawk hanno cominciato a sgretolare caserme, arsenali, palazzi del potere, antenne tv, agenzie di stampa. I jet di Israele e Usa cacciano obbiettivi al ritmo di 300 missioni al giorno, 12 all’ora, uno ogni cinque minuti. Mossad e Cia intercettano, spiano. Basta una telefonata e l’impronta vocale viene riconosciuta e scatta la missione per uccidere

Guerra in Iran, le ultime notizie



















































Non è fantascienza, i risultati sono decine di importanti politici, alti ufficiali dei pasdaran e dell’esercito eliminati in appena 5 giorni. In tale caos, sorprende che un politico si faccia vivo con un’intervista, un post su X o che l’esercito combatta, gli ospedali funzionino, l’elettricità arrivi. Come riesce in queste condizioni a governarsi l’Iran? Bastano le sirene dell’allarme aereo su Israele, Kuwait, Arabia, Emirati, Qatar per capire che Teheran è viva e lotta.  

L’esempio di Hamas ancora funzionante dopo due anni di bombardamento a tappeto aiuta a ragionare. I terroristi sunniti operano in un terreno che è la metà della sola città di Teheran. Erano meno di 100mila il 7 ottobre 2023 su due milioni di gazawi. Il rapporto era di uno a 20. Quanti sono i fedeli della Repubblica islamica su 90 milioni di abitanti? Almeno 1 milione tra pasdaran e basij più 15 milioni di seguaci ideologicamente convinti. A spanne 1 a 10. 

Come si organizza il potere sotto attacco, gli iraniani hanno cominciato ad apprenderlo quando a bombardare Teheran era un alleato americano di nome Saddam Hussein. Negli anni, si sono perfezionati. La Repubblica islamica è organizzata in cellule autonome capaci di agire senza comunicare tra loro. È la cosiddetta struttura a mosaico che vede governatori provinciali in grado di coordinare sicurezza interna/repressione, servizi civili, sostegno bellico e attività militare senza ordini dal centro. 

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

Ma è più complesso di così. L’Iran ha un governo con a capo un presidente ancora vivo (Pezeshkian), ma ha anche un’amministrazione ombra più potente nell’ufficio della Guida Suprema (il defunto Ali Khamenei). A dirigere l’ufficio era da anni il figlio Mojtaba indicato come successore, per il momento anche lui vivo. Dal governo ufficiale dipendono le funzioni di un qualunque stato. Ma sopra, a fianco o dietro, c’è l’ufficio della Guida.

Non basta. In parallelo lavorano i Guardiani della rivoluzione, anche loro dotati di un’amministrazione civile accanto alla gerarchia militare. Non sono solo soldati, gestiscono ospedali, centrali elettriche, import-export, banche, danno stipendi e pensioni. Tra un ministro e un Guardiano della rivoluzione decide quest’ultimo e tra un pasdaran e un inviato della Guida decide l’inviato. La duplicazione favorisce la corruzione, ma in questi giorni aiuta la continuità del potere lungo diverse catene di comando.

In attesa della nuova Guida suprema, secondo la Costituzione scritta, il potere è gestito da un triumvirato formato da presidente, rappresentante religioso e capo della magistratura. Se fossero eliminati, però, gli scossoni sarebbero contenuti perché esiste un’altra Costituzione materiale dove ufficio della Guida e pasdaran hanno più autorità di Parlamento e governo. Per contare in Iran bisogna saper stare a cavallo tra le varie strutture e avere i propri uomini a diversi livelli. Ecco perché i personaggi più importanti oggi, i kingmaker, quelli capaci di far funzionare la macchina sono Bagher Qalibaf, Ali Larijani e Mohseni Ejei

Il primo, Qalibaf, è sì presidente del parlamento, ma è anche e soprattutto un ex comandante dei Guardiani, ex basij, ex poliziotto e uno dei 29 che minacciò un presidente riformista per obbligarlo a stroncare le proteste di piazza. 

Larijani è il segretario del Consiglio supremo di difesa nazionale (anello di congiunzione tra esercito regolare e pasdaran), ma è anche ex comandante delle Guardie ed ex presidente del parlamento. Mohseni Ejei è capo della magistratura e membro del triumvirato per la transizione, ma è colui che garantisce le condanne richieste da ayatollah e pasdaran. Lo conoscono tutti e tutti tremano davanti a lui. Il presidente americano Donald Trump ha detto ineffabile che «nel peggiore dei casi potrebbe arrivare al potere qualcuno più cattivo della Guida». Ha ragione.

5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 08:13)