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Redazione Economia

La storia del chirurgo Maria Vittoria Bertoni, partita per turismo il 25 febbraio, e bloccata a Dubai tra missili intercettati e aerei fantasma: «Nessun aiuto concreto per rientrare, solo indicazioni contraddittorie». Il bus per l’Oman

Partita il 25 febbraio per un viaggio di turismo negli Emirati Arabi Uniti, si è ritrovata nel giro di poche ore intrappolata in una situazione spaventosa di crisi internazionale, con missili a spiovere dal cielo, spazio aereo a rischio e voli cancellati in serie. È la testimonianza di Maria Vittoria Bertoni, chirurgo generale specializzato in chirurgia bariatrica e nel trattamento dell’obesità all’Humanitas Gavezzani di Bergamo,  rimasta bloccata a Dubai dopo l’escalation militare nella regione.

Iran, la guerra in diretta



















































La notizia degli attacchi

La notizia degli attacchi da parte dell’Iran è arrivata al risveglio, come per molti altri turisti. Nel corso della giornata, però, spiega, non sarebbe giunta alcuna comunicazione diretta da parte delle autorità italiane, nonostante la registrazione sul portale “Viaggiare Sicuri” della Farnesina. «Non siamo in una vera e propria zona di guerra — racconta — ma sentiamo continuamente le esplosioni dei missili intercettati in aria, accade ogni giorno».

Clima di forte tensione

Il sistema di difesa dei paesi del Golfo funziona, ma la paura resta. «Nessun sistema è infallibile al 100%. Può sempre accadere che un missile non venga abbattuto. E poi ci sono i detriti che ricadono sulla città. Il clima è di forte tensione e la sensazione è di trovarsi in un posto da cui sarebbe meglio andare via». La situazione si è complicata quando, lunedì mattina, i loro voli di rientro sono stati cancellati. A quel punto il gruppo ha provato a contattare i canali ufficiali italiani: consolato e Farnesina.

Il piano di evacuazione

«Dopo diversi tentativi siamo riusciti a parlare con un operatore, molto gentile, ma senza soluzioni concrete. Ci è stato detto di restare dove eravamo e di non spostarci». Secondo il suo racconto, non sarebbe stata proposta alcuna strategia alternativa né un piano di evacuazione. L’ipotesi di raggiungere l’Oman via terra, per tentare un rientro da lì, inizialmente sarebbe stata sconsigliata per mancanza di garanzie sul passaggio della frontiera e sulla disponibilità di voli.

Le indicazioni cambiano

Nelle ore successive, tuttavia, le indicazioni sarebbero cambiate. «Ci è stato detto che l’Oman poteva essere un’opzione. Ma senza mediazione: solo contatti mail di compagnie private di bus e di presunti voli charter». Il gruppo di cui fa parte Maria Vittoria ha quindi iniziato a muoversi in autonomia: ricerca di autobus per attraversare il confine, email a compagnie aeree, tentativi di contattare l’ambasciata italiana in Oman, a cui è seguita una risposta 2o ore dopo il primo tentativo di assistenza.

I costi aumentano

Nel frattempo, i costi aumentano. Nuovi biglietti acquistati nella speranza di una riapertura dello spazio aereo, notti aggiuntive in hotel, spese interamente a carico dei viaggiatori. «Se ci viene detto di restare per sicurezza, qualcuno dovrebbe anche preoccuparsi di dove e come restiamo». Chi è riuscito a passare il confine con l’Oman, racconta, avrebbe affrontato fino a 10-15 ore di attesa alla frontiera, per poi pagare di tasca propria voli verso l’Italia a cifre comprese tra 1.500 e 2.000 euro.

La sensazione di essere soli

«Sopra le nostre teste continuano a esplodere missili intercettati e a volare aerei militari. Non possiamo tornare a casa, non possiamo lavorare, non possiamo riprendere la nostra vita – racconta, in preda a una comprensibile frustrazione, Maria Vittoria -. Ma ciò che più pesa è la sensazione di essere soli, mentre in Italia si parla di rimpatri organizzati che, nella nostra esperienza, non abbiamo visto».

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5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 12:50)