Adesso anche chi usa il chatbot gratis può migliorare la sua «memoria» con le informazioni raccolte dagli altri modelli. Intanto Sam Altman ammette che l’accordo di OpenAI con il Pentagono è stato affrettato: «Così sembriamo opportunisti»
È un po’ come andare in un nuovo bar, uno diverso da quello che frequentate ogni giorno, e chiedere «il solito». E per magia il barista sa esattamente che caffè preferite bere al bancone, anche se non vi ha mai visti prima. Una metafora forse azzardata, ma non ci sono dubbi che Anthropic stia cavalcando l’onda della recente notorietà cercando di attrarre gli utenti che fino a ora hanno usato esclusivamente chatbot rivali come ChatGpt e Gemini. E per farlo, ha dato a tutti la possibilità di importare le informazioni che le altre intelligenze artificiali hanno raccolto sul nostro conto per trapiantarle dentro Claude, il chatbot di Anthropic che lo scorso weekend è stato al centro di un’accesa disputa con il Pentagono. L’obiettivo è che il chatbot finisca per conoscerci così bene da migliorare così l’esperienza dell’utente.
La funzionalità in realtà era già disponibile per gli utenti abbonati, mentre adesso è stata estesa anche a chi usa gratuitamente il chatbot. Tutto parte da un prompt che deve essere incollato sul chatbot di partenza e da cui vogliamo estrarre i nostri dati (che troverete, nella versione italiana, in coda a questo articolo, mentre in questa nota di Anthropic troverete quella originale, in inglese). Il modello a questo punto restituirà una versione schematica delle informazioni che ha sul nostro conto (e già così è interessante per ripassare cosa abbiamo condiviso su di noi con l’intelligenza artificiale) che andremo a incollare nelle impostazioni di Claude, nella sezione «Funzionalità» e cliccando poi su «Avvia importazione» dell’opzione chiamata, appunto, «Importa memoria da altri provider AI».

La rinnovata rivalità fra le aziende dell’AI
Non sembrano esserci dubbi che Anthropic stia cercando di martellare il ferro della notorietà mentre è ancora caldo, capitalizzando sulla posizione che di recente ha assunto nei confronti del dipartimento della Difesa americano (oggi conosciuto come dipartimento della Guerra) con la quale a luglio aveva siglato un accordo da 200 milioni di dollari. Da un lato, il Pentagono pretendeva che l’azienda concedesse l’uso del chatbot senza alcuna limitazione. Dall’altro, Anthropic — la cui intelligenza artificiale è stata usata negli attacchi americani in Iran — chiedeva che non venissero mai superate due condizioni: il chatbot non può essere mai usato per automatizzare le armi come i droni né per praticare sorveglianza di massa sugli americani. Ma le rassicurazioni non sono mai arrivate e Anthropic ha mantenuto la propria posizione, portando alla rottura definitiva fra l’azienda e il Pentagono, il quale ha definito la società come un «rischio della catena di approvvigionamento».
OpenAI ha colto la palla al balzo e, dopo un iniziale supporto ad Anthropic, ha deciso di inserirsi nel vuoto commerciale che si era creato. Proponendo un accordo — che in realtà era avviato già da giorni e che espande uno già esistente, siglato anch’esso a luglio — che prevede l’uso di ChatGpt per scopi bellici. Specificando inizialmente di avere ricevuto rassicurazioni dal Pentagono sul fatto che gli stessi due limiti posti da Anthropic saranno rispettati. La promessa dell’esercito a OpenAI e soprattutto il mondo in cui sembra essere stato formulato l’accordo hanno lasciato diversi dubbi. Com’è possibile che quelle stesse rassicurazioni non siano state date ad Anthropic quando le aveva chieste? Ed è vero che l’accordo con la società di Sam Altman prevede il divieto di usare il chatbot in quei due casi limite?
Intanto, tre giorni dopo avere siglato il contratto, il ceo di OpenAI ha detto di essersi pentito della fretta con cui è stato chiuso l’accordo. «Una cosa l’ho sbagliata: non avremmo dovuto affrettarci per risolvere tutto questo entro venerdì», ha scritto Altman in una comunicazione ai propri dipendenti poi condivisa su X. «Abbiamo cercato sinceramente di allentare la tensione ed evitare un esito molto peggiore, ma credo che il nostro approccio sia apparso opportunistico e approssimativo», ha commentato.
Non è chiaro cosa abbia fatto cambiare idea al «papà» di ChatGpt. Certo non avranno fatto piacere i numeri che hanno colpito OpenAI come un treno in corsa. Secondo la società di intelligence di mercato Sensor Tower (come riporta qui TechCrunch) negli Usa le disinstallazioni giornaliere dell’app di ChatGpt sarebbero cresciute quasi del 300% in un giorno. Di contro, Claude avrebbe incrementato i download del 37% il giorno dell’ultimatum, e poi del 51% il giorno dopo. Una crescita dimostrata dal fatto che per la prima volta il chatbot di Anthropic è entrato nelle classifiche degli app store.
Se il trend continuerà, sarà solo il tempo a dircelo. Intanto, sembra quasi di intravedere una reazione degli utenti, che con l’unica arma a propria disposizione (usare o meno un prodotto) sembrano avere scelto l’azienda che si presenta come quella dell’«approccio etico». Mentre stanno abbandonando quella che ha dato l’impressione di essere «opportunistica e approssimativa».
Il prompt per estrarre i propri dati dai chatbot e darli in pasto a Claude
Sto passando a un altro servizio e ho bisogno di esportare i miei dati. Elenca tutti i ricordi che hai memorizzato su di me, così come qualsiasi contesto che hai appreso su di me dalle conversazioni passate. Riporta tutto in un unico blocco di codice in modo che io possa copiarlo facilmente.
Formatta ogni voce come segue: [data di salvataggio, se disponibile] – contenuto del ricordo.
Assicuratevi di includere tutte le seguenti informazioni, conservando le mie parole alla lettera, ove possibile:
– Istruzioni che vi ho dato su come rispondere (tono, formato, stile, “fare sempre X”, “non fare mai Y”).
– Dettagli personali: nome, luogo, lavoro, famiglia, interessi.
– Progetti, obiettivi e argomenti ricorrenti.
– Strumenti, linguaggi e framework che utilizzo.
– Preferenze e correzioni che ho apportato al tuo comportamento.
– Qualsiasi altro contesto memorizzato non contemplato sopra. Non riassumere, raggruppare o omettere alcuna voce.
Dopo il blocco di codice, conferma se si tratta del set completo o se ne rimangono altri.
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3 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 11:54)
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