Il capoluogo della Toscana recupera un pezzo fondamentale della propria identità museale. La Galleria degli Uffizi, scrigno di tesori rinascimentali noto a livello globale, ha appena riaperto lo Scalone Lorenese. Questo passaggio architettonico rappresenta molto più di una semplice rampa di scale. Si tratta dell’accesso originario voluto da Pietro Leopoldo di Lorena nel 1769, momento in cui l’istituzione abbandonò la natura di collezione privata per trasformarsi in un museo pubblico moderno. La chiusura durava dal 2018 a causa di complessi lavori strutturali necessari per mettere in sicurezza le antiche volte lignee che sorreggono l’imponente costruzione.

Lo Scalone Lorenese

Lo Scalone Lorenese

Il progetto di ripristino ha seguito un criterio filologico rigoroso. L’obiettivo principale riguardava la ricostruzione dell’atmosfera che accoglieva i forestieri del Settecento. Varcando la soglia, lo sguardo incontra immediatamente un’epigrafe latina composta da Luigi Lanzi, storico direttore dell’epoca. Il testo celebra l’opera di riordino e ampliamento del patrimonio artistico cittadino, sottolineando il legame tra la dinastia regnante e il progresso delle arti. Sopra questa dedica si nota il ritratto scultoreo del Granduca, realizzato da Francesco Carradori con uno stile che richiama la statuaria classica romana.

L’estetica del potere tra parrucche e stucchi

Salendo i gradini si entra in un apparato celebrativo di grande impatto visivo. La sommità dello scalone ospita una serie di busti marmorei raffiguranti i membri della famiglia Medici. Da Cosimo I fino a Giangastone, questi volti scolpiti poggiano su pesanti sgabelloni di legno, vestiti con le tipiche acconciature del tempo. La presenza di tali ritratti sottolinea la continuità storica tra i fondatori della collezione e i successori lorenesi. A dominare la scena dall’alto interviene lo stemma policromo intagliato da Baccio d’Agnolo, elemento decorativo che sovrasta la parata di marmo sottostante.

Un dettaglio cromatico balza subito agli occhi del visitatore attento. Le pareti presentano una tonalità specifica definita “verde Lorena“. Una scelta estetica che deriva da approfondite analisi stratigrafiche condotte in passato, le quali hanno rivelato una mistura di terra verde e verderame tipica del gusto rococò imperiale austriaco. Questa colorazione accomuna lo scalone ad altri siti di prestigio legati alla medesima famiglia, quali la villa del Poggio Imperiale o la Limonaia di Boboli. Il risultato finale trasmette una sensazione di sobria eleganza, lontana dagli eccessi barocchi ma intrisa di una solennità istituzionale.

Torna alla luce lo Scalone lorenese

Torna alla luce lo Scalone lorenese

La fine di un lungo cantiere storico

Zanobi Del Rosso, architetto di corte, progettò questa struttura con l’intento di impressionare chiunque giungesse a Firenze per ammirarne le bellezze. Il recente restauro ha risolto le criticità statiche sorte negli anni, permettendo di eliminare le barriere che ne impedivano il passaggio. Tale evento si inserisce in un piano di rinnovamento più ampio che ha recentemente riguardato anche il Corridoio Vasariano e la pulizia del piazzale esterno.

Il riallestimento consente oggi di fruire delle antichità proprio nella posizione pensata oltre due secoli fa. L’architettura neoclassica torna così a svolgere la propria funzione di filtro tra la città esterna e il percorso espositivo interno.