L’attaccante della Reggiana poteva segnare al Sudtirol ma ha messo il pallone fuori dopo aver visto l’infortunio del portiere: “Mi hanno fatto i complimenti in tanti, non me l’aspettavo. Bravo Fabregas che ha difeso l’interista, messo in croce malgrado le scuse”
Giornalista
5 marzo 2026 (modifica alle 08:56) – MILANO
Dicono che il puma solo in casi eccezionali aggredisce l’uomo. Stavolta il Puma l’ha aiutato. È quello che nasce da Fuma, abbreviazione di (Tommaso) Fumagalli, che Puma lo diventa in campo segnando 22 gol in 48 partite nella Giana, meritandosi la chiamata del Como, allora in B. Martedì il Puma ha risparmiato l’avversario in difficoltà. Minuto 22 del secondo tempo di Reggiana-Sudtirol, risultato 0-1 (alla fine sarà 0-4): Alessio Cragno esce fuori area e controlla con i piedi il pallone, poi si blocca e si accascia. Il portiere era rientrato sabato scorso dopo 258 giorni di stop per la rottura del tendine d’Achille, e ha sentito uno “stack” sinistro. Fumagalli, in fase di pressione, prende il pallone e punta la porta, ma con la coda dell’occhio vede il collega a terra. E si ferma, mettendo la palla in fallo laterale. Sarebbe potuta nascere una potenziale occasione da gol e arrivare al pareggio, è diventato uno splendido gesto di fair play.
“Sì, ero andato a pressare per recuperare palla, ma quando ho visto che Cragno s’era fatto male mi sono fermato. Per me l’avrebbero fatto in tanti: c’è chi mi dice di no, ma per me è stato così. Perché qui alla Reggiana ho riscontrato valori di questo tipo e quindi mi ci rivedo”.
Le hanno subito fatto i complimenti gli avversari e anche l’arbitro.
“Un bel gesto davvero, non me l’aspettavo, l’ho pesato soltanto dopo. Con l’adrenalina che c’è quando giochi non ci avevo fatto caso. Poi ci ho ripensato, sono venuti anche gli assistenti a dirmelo. Una bella cosa in una giornata triste per noi, vista la sconfitta”.
Segnando sarebbe stato abbracciato dai compagni, fermandosi l’hanno applaudita gli avversari.
“Sì, è un po’ strano, ma quando mi sono fermato non ho pensato a queste cose. Se fosse stato il contrario penso che sarebbe stata la stessa cosa, credo nella buona fede delle persone. Io l’ho fatto per istinto, ma l’avrebbero fatto in tanti”.
Stavate perdendo 1-0…
“Era una fase delicata della gara, ma quando un collega si fa male è giusto fare così. Non l’avessi visto ok, ma era lì vicino a me e non potevo fare diversamente”.
Chi le ha scritto per farle i complimenti?
“Tante persone, non mi aspettavo così tanti messaggi, non ho mica salvato vite… Evidentemente è stata una cosa insolita, me ne sono reso conto quando mi sono svegliato”.
Si è sentito come Paolo Di Canio?
“Beh sì, dopo sì. Io non so come si sia sentito lui in quel momento, ma alla fine è stato lo stesso gesto. Mi farebbero piacere i suoi complimenti, è stato un grande campione. Ma ci sta anche che non mi scriva, ci mancherebbe”.
Il gesto la ripaga da qualche delusione, tipo i pochi gol?
“Mi aspettavo qualche gol in più, è vero, e questa può essere una rivincita, perché qualcuno in questi ultimi anni non mi ha capito, non sa che persona sono. Forse questo gesto ha fatto riflettere qualcuno. Adesso però spero di far parlare di me solo per i gol, anche se lo rifarei sempre”.
Lei è passato dalla Terza categoria alla B in pochi anni: dove c’è più fair play?
“Non è questione di categoria. Se giochi con gli amici in campo si combatte, ma se uno si fa male ci si ferma tutti. In B forse si cerca di sfruttare ogni circostanza per fare risultato, ma il fair play c’è ovunque. Visto Joronen? Col Palermo domenica stava perdendo, ma ha ammesso di aver toccato palla ed è stato concesso al Pescara un corner che l’arbitro non aveva visto”.
In campo di solito i giocatori tendono a ingannare gli avversari e gli arbitri con simulazioni e proteste finte.
“Questo sì, tutti cercano di portare l’acqua al proprio mulino. I tuoi tifosi sono contenti, quelli avversari ti insultano, è sempre così. È quasi normale, la malizia ci sta. Penso a Bastoni: ha chiesto scusa ma adesso tutti lo mettono in croce lo stesso, ma va capito, in partita conta vincere”.
Non le sembra più educativo per i ragazzi un gesto come il suo rispetto a una vittoria?
“Sì, certo, ma è difficile da spiegare. In partita pensi ai tuoi interessi, al tuo lavoro. Non è giusto simulare, è sbagliatissimo, però noi giochiamo per vincere. La cosa migliore è stata quella che ha detto Fabregas, che ha difeso Bastoni”.
Il suo ex allenatore al Como: l’ha sentito?
“Mi ha scritto un ragazzo del suo staff. E altri collaboratori del club, mi ha fatto tanto piacere”.
Fuori dal calcio le è mai capitata una cosa simile?
“No, ma istintivamente avrei fatto lo stesso”.
Cragno rischia ancora un lungo stop: tendine lesionato, si deve ancora operare e la stagione è già finita.
“Mi dispiace tanto, era appena rientrato e avere una ricaduta non è bello. Gli dico in bocca al lupo e gli auguro di tornare presto, ha fatto una carriera importante e sa che non bisogna arrendersi mai. Io per fortuna non ho mai avuto infortuni gravi, ma lui sa come riemergere, ne sono certo”.
Un po’ come è successo a lei quando voleva smettere per andare in azienda a lavorare con suo padre. Cosa l’ha convinta ad andare avanti?
“Ero in D alla Giana, giocavo poco, volevo finire l’anno e tornare a giocare con gli amici. Mio padre ha un’azienda che fa macchinari da stiro, ho detto: vado a lavorare e gioco per divertirmi. Poi però ho cominciato a trovare spazio nella Giana e a segnare, mi è venuto qualche stimolo in più, ho fatto bene in C e sono andato al Como”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
