
di Alessio Ribaudo
Il prefetto Michele Di Bari «congela» i decreti che autorizzavano i controlli automatici della velocità: stop a 67 dispositivi tra città e provincia. Il comandante Altamura (Anci): «Serve una linea unica in tutta Italia per dare certezze a cittadini e agli organi di polizia stradale»
In Italia il primo vero alt agli autovelox in un’intera provincia arriva da Napoli. Non a seguito di decisioni di giudici di pace o di Corti d’Appello, ma per una sospensione decretata dalla prefettura della terza città e della più grande area metropolitana del Paese. Lo scorso martedì il prefetto Michele Di Bari ha congelato, fino a nuova disposizione, tutti i provvedimenti che tra il 2018 e il 2023 avevano autorizzato l’installazione dei dispositivi di rilevazione automatica della velocità a Napoli e provincia, Ischia compresa. In altre parole: stop, almeno per ora, ai 67 autovelox e ai sistemi di misurazione della velocità media censiti sul portale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che rilevano infrazioni e poi consentono di contestarli senza fermare il guidatore.
Il decreto
La decisione arriva nel pieno della tempesta giuridica ribattezzata «caos autovelox». Decine di sentenze della Suprema Corte hanno ribadito che gli strumenti usati per accertare le infrazioni devono essere omologati e non soltanto approvati. Il problema è che dal 1992 manca il decreto attuativo che stabilisce in modo chiaro chi debba procedere all’omologazione e con quali modalità. Il decreto prefettizio richiama il regolamento interministeriale dell’11 aprile 2024, che stabilisce che i dispositivi già installati, se non conformi ai nuovi requisiti tecnici, debbano essere adeguati entro un anno oppure disinstallati. Di fronte a questo quadro normativo il prefetto del capoluogo di regione campano ha scelto di sospendere i decreti con cui, tra il 2018 e il 2023, erano stati individuati i tratti di strada dove era possibile effettuare controlli automatici della velocità senza contestazione immediata. Nel provvedimento si precisa anche che la scelta arriva dopo una ricognizione sui dispositivi installati nell’area metropolitana, effettuata in prefettura il 26 febbraio.
L’obiettivo
«L’obiettivo è verificare la conformità tecnica degli apparecchi — spiega Luigi Altamura, comandante della Polizia locale di Verona e referente Anci in Viabilità Italia — ma spero che sul punto venga adottata una linea uniforme da Agrigento a Bolzano. Solo così ci sarà chiarezza sia per i guidatori italiani sia per noi comandanti degli organi di polizia stradale».
L’iter
Intanto la partita sugli autovelox si gioca anche su un altro tavolo, quello europeo. Il governo ha notificato a Bruxelles la nuova bozza di decreto del ministero delle Infrastrutture sull’omologazione dei dispositivi, un testo atteso da 33 anni. Una prima versione era stata trasmessa lo scorso marzo ma poi ritirata dopo le polemiche per ulteriori verifiche. Ora il provvedimento è stato inviato di nuovo con poche modifiche. L’impianto del decreto punta a «sanare» automaticamente alcuni modelli già approvati. «Sono quindici quelli che rientrano nei nuovi criteri, mentre tutti gli altri dovranno essere spenti», spiega Altamura. La bozza contiene anche un allegato tecnico molto dettagliato che disciplina tarature iniziali e periodiche, verifiche di funzionalità, controlli sulla produzione, software di misura e gestione dei dati.
L’impatto
I numeri danno la misura dell’impatto. Sulla piattaforma digitale del Mit risultano censiti 3.898 dispositivi tra autovelox e sistemi di controllo della velocità media. In pratica 2.610 verrebbero spenti perché carenti dei requisiti, mentre sarebbero automaticamente omologati i restanti 1.288 censiti sulla piattaforma digitale del ministero. Scendendo nel dettaglio, si tratta di autovelox, Vergilius, Tutor e telelaser. Bruxelles ha tempo fino al 4 maggio per verificare la compatibilità del testo con il diritto europeo e formulare eventuali osservazioni. Solo dopo questi passaggi il decreto potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Le reazioni
Il testo però fa già discutere. Le associazioni di consumatori hanno già previsto «valanghe di ricorsi», perché a suo giudizio il decreto rischierebbe di andare contro il principio ribadito dalla Cassazione secondo cui l’omologazione deve essere una verifica tecnico-pratica e non soltanto documentale. Il nodo giuridico lo sintetizza Leonardo Ferrara, professore di diritto amministrativo all’Università di Firenze: «Un decreto non può discostarsi dal Codice della strada. Farlo significherebbe violare il principio di legalità e quello della prevalenza delle fonti di rango primario».
Gli annullamenti
Nel frattempo, i tribunali continuano a pronunciarsi. Il giudice di pace di Sanremo ha annullato una multa del Comune di Ventimiglia perché l’autovelox era «approvato ma non omologato» e, su richiesta dell’avvocato Marco Mazzola che difendeva la guidatrice, ha condannato l’ente anche per lite temeraria. Due le sanzioni aggiuntive: 500 euro alla conducente e 500 alla Cassa delle Ammende. «Continuare a opporsi sempre per gli stessi motivi a ricorsi fondati sulle decisioni della Cassazione — si legge nella sentenza — costituisce un abuso del processo». Una sentenza che ora preoccupa molti Comuni.
Il paradosso
Il «caos autovelox» ha un effetto paradossale: nel Paese che ha inventato uno dei misuratori elettronici di velocità più efficaci nel mondo come il Tutor, facendo della lotta alla velocità uno dei pilastri della sicurezza stradale, il sistema dei controlli elettronici sembra impantanato non per mancanza di tecnologia, ma per un vuoto normativo che dura da oltre trent’anni.
5 marzo 2026
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