di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il rialzo dell’energia spinge gli analisti a rivedere le stime sulla politica monetaria. A Francoforte cresce la cautela dopo l’errore del 2022 sull’inflazione “transitoria”
La guerra in Medio Oriente rischia di riaprire il fronte dell’inflazione proprio quando le banche centrali pensavano di averla riportata sotto controllo. E in Europa questo potrebbe cambiare la traiettoria della politica monetaria della Banca centrale europea.
Secondo alcuni economisti di mercato, tra cui quelli di Morgan Stanley, lo scenario di un ciclo di tagli dei tassi nel 2026 appare oggi meno scontato. Il motivo è il ritorno delle tensioni sui prezzi dell’energia, con il petrolio in rialzo e il rischio che un prolungamento del conflitto si traduca in nuovi aumenti del costo di trasporti, carburanti e produzione industriale.
Lo choc energetico
Il tema è tornato con forza nelle analisi degli investitori dopo che negli ultimi giorni le quotazioni del greggio hanno reagito alle tensioni nell’area del Golfo. Per l’Eurozona, storicamente più esposta agli choc energetici rispetto agli Stati Uniti, anche un aumento relativamente contenuto del prezzo del petrolio può avere effetti significativi sull’indice dei prezzi al consumo.
L’esperienza del 2021-22
A Francoforte la prudenza è massima. All’interno della Bce pesa ancora l’esperienza del 2021-2022, quando l’accelerazione dell’inflazione venne inizialmente interpretata come un fenomeno temporaneo legato alla ripresa post-pandemica e ai colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento. La dinamica dei prezzi si rivelò invece molto più persistente, costringendo l’istituto guidato da Christine Lagarde a una delle più rapide strette monetarie della sua storia.
Per questo motivo oggi la Banca centrale appare più cauta nel dare per acquisito un ritorno stabile verso il target del 2%. Alcuni funzionari dell’Eurotower temono che un nuovo shock energetico possa riaccendere l’inflazione proprio mentre l’economia europea sta rallentando, creando una combinazione difficile da gestire tra crescita debole e prezzi più alti.
I mercati finanzari
I mercati finanziari stanno quindi ricalibrando le aspettative sui tassi. Fino a poche settimane fa molti investitori scommettevano su un percorso graduale di allentamento monetario nei prossimi anni. Ora, diversi analisti ritengono che la Bce potrebbe muoversi con maggiore cautela, mantenendo condizioni finanziarie restrittive più a lungo del previsto.
Per la Bce si tratta quindi di un equilibrio delicato: sostenere un’economia europea che cresce poco, ma senza abbassare troppo presto la guardia sull’inflazione. E la nuova crisi energetica rischia di rendere questa scelta ancora più complicata.
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5 marzo 2026
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