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Anna Lou Castoldi fa parte del progetto di RaiPlay per Gen Z. Un progetto cambiato rispetto all’inizio, che doveva portarla a Sanremo condividerlo la conduzione con Jolanda Renga e Aurora Ramazzotti. Ma qualcosa poi è cambiato. Lei è rimasta con SottoSanremo ma con Elisa Maino e Nicole Rossi è stata incaricata, spiega La Stampa, di intercettare gli under 20 da un loft segreto sotto il palco dell’Ariston. Per lei è stata la prima volta da conduttrice. Ma tra la parte di recitazione da parte di mamma e nonno Dario e la parte musicale da parte di papà Morgan dentro di lei prevale ancora la musica. «Faccio la dj e mi piace molto suonare la mia musica davanti a un pubblico». Farlo la fa sentire libera. Ora, racconta ancora al quotidiano di Torino, studio produzione elettronica. Una musica, però, che non ha nulla che fare con quella di papà, che si muove decisamente fuori dalle sue orme».
APPROFONDIMENTI
La madre
Ma la cultura musicale che Anna Lou ha dentro di sè è merito anche di sua madre Asia. «Come attrice, invece, malgrado alcune esperienze, non mi sento portata.
Non mi sento del tutto all’altezza…».
Ma se si guarda allo speccio, oggi, Anna Lou, rivede Nonna Daria, la mamma di Asia Argento. «Purtroppo lei non c’è più. Però: viva i nonni. Che grande cosa sono: la salvezza del mondo, esseri umani patrimonio dell’umanità per quanto hanno vissuto e possono trasmettere della loro vita».
Nonno Dario Argento
E a proposito di nonni. «Nonno Dario è un gran simpatico. L’amore del nonno è indescrivibile. Se ho un problema o una curiosità è anche a lui che mi rivolgo. Non ci si crede ma è un nonno classico», svela con stupore a La Stampa.
Si descrive come una mammona, «Abbiamo vissuto insieme per una vita e solo da poco abitiamo in case diverse ma a tre minuti di distanza. Ci sentiamo ogni giorno, anche più volte…».
L’adolescenza difficile
Ora Anna Lou ha saputo accettarsi, vedere il bello dentro di sè. Ma non è stato così semplice. La sua adolescenza non è stata semplice. «Soffrivo di dismorfofobia, mi vedevo brutta e sbagliata. Poi fortunatamente i problemi si superano. Dopo 13 anni di terapia ora mi accetto per come sono: l’aspetto fisico non mi interessa più come quando di anni ne avevo 14 ed ero spinta ad avere un’ideale di bellezza imposto dall’esterno che non ritrovano in me. È bello essere se stessi».
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