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Redazione Milano
Il tranviere ha raccontato di essersi ferito al piede mentre aiutava a salire un disabile in carrozzina. Il dito infatti era nero per la contusione e l’unghia era saltata. Acquisite le cartelle cliniche
La polizia locale di Milano, delegata dalla Procura, ha sequestrato le scarpe indossate dal conducente 60enne alla guida del tram deragliato venerdì scorso in viale Vittorio Veneto a Milano. Nell’incidente sono morti due passeggeri e una cinquantina sono rimasti feriti. Il sequestro è avvenuto mercoledì. Il tranviere, che ha sostenuto di avere avuto un malore dovuto a un colpo preso all’alluce del piede sinistro mentre stava caricando la carrozzina di un disabile, è indagato per disastro ferroviario e omicidio colposo e lesioni colposi.
Il sequestro delle scarpe, necessario per verificare eventuali segni della carrozzina contro cui avrebbe sbattuto il piede, è avvenuto dopo un accertamento medico sul piede del conducente. L’esito è stato una contusione all’alluce, «nero» per via di un ematoma, al quale per la botta sarebbe saltata via l’unghia. Inoltre sono state acquisite le cartelle cliniche relative al ricovero in ospedale del sessantenne. Tra le ipotesi, quella che sia stato colpito da una sindrome vasovagale dopo il trauma all’alluce e abbia perso conoscenza mentre guidava il tram.
In merito, invece, all’analisi delle immagini scaricate dalle varie telecamere interne ed esterne al tram, c’è anche quella che inquadra il tranviere che però, per via delle norme che tutelano i lavoratori, non può registrare mentre una persona è in servizio se non in casi eccezionali.
«È provato, sta male. È talmente scosso che non riesce a guardare le immagini» di quello che è accaduto, ha spiegato il difensore del tranviere, Benedetto Tusa. Il legale era al palazzo di Giustizia per il conferimento dell’incarico da parte dei pm ai consulenti in vista dell’autopsia sulle due vittime, in programma venerdì all’Istituto di Medicina legale di piazza Gorini.
Il lavoro per ricostruire la dinamica del deragliamento sarà lungo e complesso e riguarderà, tra l’altro, l’analisi delle immagini scaricate dalle varie telecamere interne ed esterne al veicolo di ultima generazione. Tra queste anche quella installata per inquadrare il guidatore che però, per via delle norme che tutelano i lavoratori, non può registrare nulla durante le ore di servizio, se non in casi eccezionali. Tra qualche settimana, poi, si dovrebbe procedere con gli accertamenti irripetibili sulla scatola nera e sul telefono del dipendente Atm per capire se si sia trattato di errore umano, magari una distrazione, oppure un problema tecnico.
Nel pomeriggio, infine, è stata sentita Flores Calderon, la compagna di Ferdinando Favia, uno delle vittime, assistita dall’avvocato Stefano Benvenuto. La donna, dimessa dal Fatebenefratelli, è stata convocata in una delle sedi della Polizia Locale, per la sua deposizione. Nel descrivere quegli attimi di terrore, ha raccontato che «il tram andava fortissimo. Poi il caos, urlavano tutti. Meno male che Rudy», con cui avrebbe dovuto sposarsi, «mi ha sostenuto, ho perso conoscenza, perché forse ho preso un colpo e poi non mi ricordo» più nulla.
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5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 20:33)
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