Non è stata una calda accoglienza quella che le proteste di piazza hanno riservato alla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che giovedì pomeriggio è arrivata a Bologna per tenere un intervento alla Johns Hopkins University. Due i cortei che sono scesi in strada: uno, quello di Potere al popolo, Osa e Cambiare Rotta, che è partito dalla piazza della prefettura; l’altro, chiamato da Labas, Tpo, Adlcobas e Collettivo Luna, radunato da piazza Verdi. Stesso, invece, l’obiettivo: raggiungere l’ateneo americano per contestare la presidente della Bcc, il governo Meloni e dire “no a Lagarde e no alla guerra”.
Striscioni e leva obbligatoria incendiata: “No all’UE della guerra”
Partiti da palazzo Caprara, un centinaio di manifestanti hanno sfilato per via Ugo Bassi e via Rizzoli con bandiere di Cuba e della Palestina, cartelli e striscioni: “Fuori la banchiera dell’Ue, del riarmo e della leva obbligatoria” è stato lo slogan di uno striscione che ha accompagnato il corteo scortato dalle forze dell’ordine. “Il nostro ‘no’ a Lagarde si inserisce in un ‘no’ più generale a un’Unione Europea che corre al riarmo, fuori Lagarde da Bologna”, hanno scandito gli attivisti di Osa, che hanno simbolicamente dato alle fiamme la riproduzione di una convocazione alla leva obbligatoria.
Registrati alla sezione Dossier BolognaToday
Lanci di uova e petardi contro i fantocci di Meloni e Lagarde
Nel mirino della contestazione sono finite, oltre a Cristine Lagarde, anche Giorgia Meloni, Elly Schlein e Ursula Von Der Leyen, “i signori della guerra”, secondo i manifestanti che hanno imbrattato con vernice colore rosso sangue le foto delle quattro leader accusate di avere “le mani sporche di sangue” per i conflitti in Palestina e in Iran. In via San Vitale i partecipanti al corteo hanno anche lanciato uova, bucce di banana e petardi a fantocci con la foto di Lagarde e Meloni.
Tensioni e strattonamenti tra manifestanti e Digos
I momenti di maggiore tensione si sono verificati lungo il secondo corteo partito da piazza Verdi. Qui la trentina di manifestanti è stata intercettata e strattonata dalla Digos quando la protesta ha provato a raggiungere la sede dell’ateneo in via Belmeloro. Gli attivisti hanno poi ripiegato su via San Vitale ‘scavalcando’ l’altro corteo e arrivando muso a muso con il cordone di poliziotti in tenuta antisommossa schierati: “Ci state impedendo di passare, noi non ce ne andiamo da qui finché non ve ne andate voi”, hanno dichiarato sedendosi per terra a mani alzate.
I cortei sono scemati intorno alle 19:30: il primo, dopo essersi spostato in via Andreatta, si è sciolto; il secondo ha raggiunto la sede di Scienze politiche a Palazzo Hercolani in Strada Maggiore per tenere un’assemblea pubblica.
Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday