Presentato nella Capitale “The Basketball Dream”: in 87 minuti c’è tutta la sua storia, con particolare riferimento ai 13 anni di Nba e il titolo vinto nel 2014 con San Antonio. Un 3vs3 azzurro con Bargnani e Gallinari: “No grazie, ho dato. Tra pochi giorni farò 40 anni…”
Giornalista
5 marzo – 19:31 – ROMA
Ottantasette minuti che scorrono velocemente. Senza pause, in un lungo viaggio che da San Giovanni in Persiceto, alla porte di Bologna, portano Marco Belinelli alla conquista del sogno di ogni ragazzino: giocare nell’Nba. Un sogno culminato poi con la conquista dell’anello (primo e finora unico italiano a riuscirci), ossia col titolo di campione Nba vinto nel 2014 con i gloriosi San Antonio Spurs di Gregg Popovich, vincendo lo stesso anno, il Three-Point Contest, semplicemnte la gara del tiro da tre punti, durante l’Nba All-Star Weekend.

nelle sale—
La storia di Marco è proprio tutta in questi 87′ del docufilm “The Basketball Dream” di Red Private, con la regia di Giorgio Testi e la sceneggiatura di Francesco Zippel, una produzione in collaborazione con Rai Documentari, presentata a Roma negli studi di Frame by Frame e che sarà nelle sale solo il 16, 17 e 18 marzo. Il cuore del racconto è tutto nella sfida americana, nei suoi 13 anni dove non s’è dato mai per sconfitto, anche quando i minuti scarseggiavano e tutti gli consigliavano che forse sarebbe stato meglio tornare in Italia. “Ma più mi dicevano così e più in me era forte la voglia di far vedere che lì potevo starci eccome – racconta -, sempre col duro lavoro come primo obiettivo, sempre per migliorare, anche in estate col mio coach storico Marco Sanguettoli. Alla fine di questo docufilm, ai giovani lascio un sogno e dico “Fate in modo che ne valga la pena”.
inizi—
Belinelli racconta gli inizi a stelle e strisce, accompagnato dal suo fido amico Alessandro Saponaro detto “Sapo” che l’ha aiutato in mille cose. Il rapporto sempre stretto con i genitori e i due fratelli, l’amicizia con Bargnani e il loro periodo assieme a Toronto, i ricordi di Manu Ginobili, Tony Parker, Baron Davis e tanti altri. “Siete stupiti nel vedermi in un prodotto come questo? Sapete che sono sempre stato restio a raccontarmi, quando me l’ha proposto Elisa (Guarnieri, la manager storica, ndr) sono rimasto un po’ spiazzato ma poi ho detto sì perchè il progetto mi piaceva e soprattutto mi piaceva il fatto di raccontarmi con persone semplici interagendo con esse. Ecco perchè non mi ha spevantato nemmeno la prima intervista di quattro ore che ho dovuto fare…”, racconta Marco che poi torna più volte sul suo cruccio più grande: “Ho sempre indossato la maglia dell’Italia con grande amore e orgoglio, non aver vinto nulla in Nazionale è un rammarico notevole, penso tante volte a come sono andate alcune partite. Oggi cosa è cambiato nei ragazzi rispetto ai miei tempi? Vogliono tutto e subito, la mia fortuna è essere stato circondato in tutta la mia vita da atleta dalle persone giuste che mi hanno poi fatto rimanere coi piedi per terra”.
nazionale—
Scherza sulla rivalità Virtus-Fortitudo (“Quando vinci con tutte e due non hai rimpianti nelle tue scelte”), parla della possibilità ventilata tempo fa da Bargnani di un 3vs3 azzurri formato da lui, il Mago e Gallinari. “Non si farà mai, sarebbe bello e interessante a livello mediatico. ma quello che dovevo dare l’ho dato al 110%. Poi c’è un’altra verità: il 25 marzo compio 40 anni…”. Capitolo Nazionale: detto dei rimpianti, condivide la scelta di Banchi ct: “Luca è stato importante per me, da giocatore esperto, negli ultimi anni, per cui la Nazionale è in buonissime mani. Però come in ogni cosa nessuno ha la bacchetta magica, diamogli il tempo di lavorare, ci sono dei giocatori interessanti, speriamo bene. L’Italia la seguirò sempre con un occhio particolare”. Spazio all’avvento di Nba Europe: il modello americano è replicabile in Italia, con Milano e Roma sedi scelte per la nascita di questa nuova Lega, forse nel 2027? “Non sarà cosa facile – conclude Belinelli -, ma c’è talmente tanta volontà e tanta spinta economica che voglio crederci si farà. Se durerà tanto o poco non lo, si vedrà ma ci sono tante cose da capire, portare tanta gente in Italia con le strutture attuali non sarà facile, speriamo bene”. Per chiudere, cosa vorrà fare da grande? “Sono già grande. L’allenatore sicuramente no, resterà in questo ambiente. Ma ora penso solo a godermi la famiglia: crescere i figli, stare accanto a loro è ad oggi la mia priorità”.
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