Il primario sarà sospeso per un anno dall’attività nelle strutture sanitarie pubbliche. Secondo le accuse gestiva le visite senza informare l’Ausl
Effettuava visite ortopediche non autorizzate in ospedali facendosi pagare in nero e fornendo farmaci della dotazione pubblica. Sono queste le accuse che nel pomeriggio di lunedì 2 marzo hanno portato i carabinieri del Nas di Parma ad arrestare un primario di Reggio Emilia, direttore di diverse strutture complesse di ortopedia nella rete ospedaliera provinciale. Il medico è accusato di peculato e falsità ideologica in atti pubblici in forma continuata. L’arresto è avvenuto in flagranza, all’ospedale di Guastalla
in provincia di Reggio Emilia, visto che il primario aveva appena ricevuto da una paziente 100 euro in contanti, somma teoricamente destinata all’Azienda Usl. È la conclusione di indagini partite nel settembre 2025, portate avanti per mesi per verificare come il primario, autorizzato dall’Ausl all’esercizio della libera professione intramoenia negli spazi ospedalieri, abbia in realtà effettuato prestazioni mediche private, senza darne comunicazione all’Ausl e tenendo per sé tutti i compensi, effettuati in contanti. In alcune occasioni, inoltre, avrebbe utilizzato con i pazienti privati dei farmaci della fornitura pubblica ospedalieri.
L’agenda degli appuntamenti
Secondo i militari, tra l’11 novembre 2025 e il 2 marzo 2026 il primario avrebbe erogato 25 prestazioni private con persone che non risultavano regolarmente prenotate. L’agenda degli appuntamenti veniva curata direttamente dall’ortopedico, senza passare dall’interfaccia gestionale dell’Ausl che si dovrebbe usare normalmente per l’attività intramoenia, come lo sportello Cup e le piattaforme online. Da qui, la seconda accusa di falsità ideologica in atti pubblici.
L’udienza di convalida dell’arresto
In un primo momento, il sanitario è stato posto agli arresti domiciliari. Durante l’udienza di udienza di convalida dell’arresto, il gip incaricato del tribunale reggiano ha sancito il ritorno in libertà, unito però a diversi vincoli. Per un anno, il primario sarà sospeso dall’attività professionale nelle strutture sanitarie pubbliche e dalla libera professione in intramoenia per lo stesso periodo. Nei prossimi dodici mesi, a meno di eventuali ricorsi e di mutamento del provvedimento, potrà quindi esercitare solo come specialista privato. Il tutto in attesa del possibile rinvio a giudizio e dell’avvio del procedimento penale.
5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 13:38)
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