«Vado avanti. Non mi fermo né lo farò quando inevitabilmente i riflettori si abbasseranno su questa tragedia. Mio figlio non va dimenticato, ecco perché dall’altare ho chiesto a tutti di portarlo ne cuore». Non si ferma Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico Caliendo. Chiunque, al suo posto, sarebbe crollato dopo 44 giorni di un calvario tanto doloroso. Lei no. E ieri era a Milano, negli studi di “Diritto e rovescio” per rispondere alle domande di Paolo Del Debbio.
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Dove trova ancora tanta forza?
«Ho una missione da portare avanti, nel nome di Domenico. Perché nessuno deve dimenticare né lui né la sua storia. Io vado avanti, e non rinuncerò a nulla in nome di mio figlio. Per questo ieri (giorno dei funerali del bimbo, ndr) ho detto “portatelo sempre nel vostro cuore».
Con grande dignità lei ha sempre detto che non cerca vendetta, ma solo giustizia.
«E verità. Quella che mi è stata a lungo nascosta».
Napoli e l’Italia intera si sono strette a lei, a suo marito e ai vostri due bambini che oggi piangono il loro fratellino. Una enorme carica di affetto.
«E ringrazio tutti. E ieri ho ricevuto una bellissima lettera».
Da parte di chi?
«Non posso dirlo, non mi chieda altro. Una lettera scritta da chi sa bene come sono andate le cose. Un gesto bellissimo che viene direttamente dall’interno del Monaldi».
Ecco, il Monaldi. Che cosa le resta di quei giorni durissimi accanto a Domenico in Terapia intensiva?
«Non nutro sentimenti di rabbia e tanto meno di vendetta nei confronti dell’ospedale, questo lo ho già detto e lo ripeto. Fortunatamente non c’è solo Oppido al Monaldi».
Ecco, il primario che ha operato Domenico in tv da Massimo Giletti ha detto di essere lui la vittima di questa tragedia. Cosa prova di fronte a questa affermazione?
«Che frase infelice… Io so che c’è stata una vittima, e quella era mio figlio. Queste parole alla vigilia del funerale di mio figlio mi indignano e mi feriscono ancora, come se non fosse bastato quello che ho vissuto. Mi chiedo come si possa arrivare a tanto. Non aggiungo altro».
L’ora del dolore è passata, sebbene il dolore resti e resterà per sempre. Lei il giorno in cui Domenico se n’è andato però disse: “Adesso arriva il tempo della verità”. E c’è un’indagine in corso, in Procura.
«Ringrazio i magistrati che si stanno impegnando nella ricerca di questa verità e sono fiduciosa, so che la giustizia farà il suo corso».
Al funerale c’era Giorgia Meloni. Che vi siete dette?
«L’ho ringraziata per esserci stata vicina da quando è venuta alla luce grazie a voi del Mattino l’assurdità di questa vicenda. La presidente mi ha confermato che il governo ci sarà accanto, che non saremo dimenticati. Non sono frasi di circostanza, Meloni è una mamma e può capire quello che ho provato in queste settimane».
Glielo avranno già chiesto, ma ripetiamolo: chi era Domenico?
«Un bambino bellissimo e pieno di vita. Guerriero lo era già molto prima che gli cadesse addosso questa tragedia. Ecco perché ho chiesto che, terminato il rito funebre, venissero sparse nell’aria – assieme a quei palloncini bianchi a forma di cuore – le note della canzone di Marco Mengoni, che non a caso si chiama “Guerriero”. Sa una cosa? Quando Domenico compì il suo secondo anno gli dedicammo una festa, e io già lo chiamavo il mio guerriero. Questa canzone l’ha sentita ancora una volta, uscendo dalla Cattedrale».
Lei ha dimostrato una grande forza e di saper scindere le eventuali responsabilità mediche da quelle dei medici in generale. Ma se dovesse individuare una responsabilità a carico di chi ha gestito questa situazione, dove la ricercherebbe?
«Nel fatto di non avermi detto la verità, di come stavano veramente le cose. Questo resta il capitolo più triste. Nessuno, fino al giorno della pubblicazione del vostro articolo, ha avuto la sensibilità di venirmela a dire, la verità e quello che era successo prima e durante l’intervento del 23 dicembre».
E al cardiochirurgo Oppido cosa direbbe oggi?
«Dovrebbe solo fare un passo indietro e chiedere scusa. Anzi no, nemmeno questo. Perché chiedere scusa, oggi, è tardivo e inutile, perché mio figlio non c’è più. Più che chiedere scusa, Oppido dovrebbe ammettere le sue responsabilità, ma questo riguarda solo la sua coscienza».
Sal Da Vinci ha annunciato che con la Nazionale Cantanti organizzerà una partita per raccogliere risorse per la fondazione dedicata al piccolo Domenico.
«Una notizia bellissima, che mi incoraggia ad andare avanti in nome di mio figlio. Ringrazio sia Sal da Vinci che Francesco Borrelli per questo grande gesto di generosità e amore».