Una ricerca condotta in ventinove paesi del mondo, tra cui il nostro, rivela che sulla parità di genere un giovane maschio su quattro coltiva opinioni che persino un ayatollah giudicherebbe lievemente reazionarie. Le statistiche vanno prese con le molle, specie quando si basano su dichiarazioni di principio che non sempre corrispondono a comportamenti reali. Però resta il fatto che il 25 per cento degli interpellati ha tracciato una crocetta accanto alla frase «Le mogli devono obbedire ai mariti» e a quest’altra: «Le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti».
Alle stesse domande i padri hanno dato risposte molto più «illuminate», ma tutta la ricerca restituisce l’idea di una gioventù che manifesta disagio, quando non fastidio, per dei diritti che gli adulti ritengono conquiste mentre i ragazzi sembrano vivere come imposizioni.
A memoria è la prima volta che una generazione si dichiara più reazionaria della precedente, e anche di questo capolavoro va dato merito ai baby-boomer. Nell’eterno gioco della vita, i figli tendono a contrapporsi ai padri. Per millenni questo schema ha funzionato allo stesso modo: il padre proibiva e il figlio trasgrediva, spostando sempre un po’ più avanti il confine del possibile. Poi siamo arrivati noi e, animati dalle migliori intenzioni, abbiamo tolto ogni confine e accelerato il cambiamento. Per poter continuare a fare il loro lavoro – trasgredire – ai figli non è rimasto che tornare indietro. Speriamo sia per prendere la rincorsa.
6 marzo 2026, 06:39 – modifica il 6 marzo 2026 | 07:53
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