di
Cesare Giuzzi
L’«assalto» al Barrio’s dove si vendono i biglietti per lo show del 18 aprile: i residenti hanno la precedenza e si presentano ragazzini e pensionati. Il rapper compare a sorpresa: «Lui è tra i pochi che ce l’ha fatta»
«Eravamo in Santa Rita a far benza/Quando abbiam sentito gli spari in viale Faenza/Seguivamo gli atteggiamenti e le gesta/La strada di gente che già da tempo l’aveva persa» (Noi, 2021). Ci sono storie e vite che scivolano via, altre che rimangono addosso. Come quella sera del 9 maggio di 28 anni fa. Troppi per chi oggi è ragazzo, un battito di ciglia per chi tra i palazzi di via Depretis, via De Nicola, via don Primo Mazzolari è diventato adulto.
Tredici banditi, due gruppi rivali, un agguato a pistole e mitra con un commando sceso, come in un film, da un furgone appostato in viale Faenza. Chi c’era, chi c’è stato, chi l’ha vissuto lo ricorda ancora. Come i nomi di quella strage mancata solo per un soffio (tre feriti gravissimi) destinati a diventare per tre decenni i padroni oscuri della Barona: Massimino Spara Spara, Francesco Perspicace e Claudio Cagnetti. E soprattutto lui, Nazzareno Calajò, tornato in carcere tre anni fa dopo averne scontati venti.
Quel «Nazza» finito anche in una canzone (Tutto questo, 2008), insieme a Chicco, l’amico poi ucciso. Il riferimento a Nazza, l’amicizia con uno dei suoi figli, altre rivendicate con pregiudicati («Sono persone che conosco da quando ero ragazzino, non ho mai inneggiato a criminali»), sono costate a Marracash, al secolo Fabio Rizzo, 46 anni, perfino una nota della Penitenziaria ai magistrati dell’Antimafia. Prendere o lasciare, nelle canzoni e nella vita di «Marra» c’è il bianco e il nero del suo quartiere.
Una Barona dove è arrivato che era quasi adolescente (viveva in via Bramante prima dello sfratto) ma che ha segnato indelebilmente la sua vita. E un quartiere al quale — oltre a continuare a viverci — è rimasto legato in modo viscerale. E la Barona con lui. A migliaia ieri hanno assaltato il «botteghino» del Barrio’s — cuore solidale della Barona popolare — per strappare un biglietto per il concerto che Marracash ha deciso di organizzare proprio qui, in via De Nicola, il prossimo 18 aprile.
Un evento, con lo zampino del presidente del Municipio 6 Santo Minniti e vari sponsor, il cui ricavato al netto delle spese andrà a finanziare progetti di riqualificazione del quartiere. Con una formula unica: biglietti a prezzo calmierato per tutti e una corsia riservata per chi vive qui.
I primi si sono messi in coda a mezzogiorno. Il grosso è arrivato alle due. Prima il check-in dei documenti: residenti da una parte (controllo dei cap), «forestieri» dall’altra. Due file distinte. Sotto l’astronave di piazza delle Donne partigiane c’è di tutto: ragazzi usciti da scuola, chi ha saltato le lezioni, genitori che tengono il posto ai figli e figli che comprano i biglietti ai genitori. Anche (a sorpresa) pensionati: «Compriamo per noi e per i nipoti». Tutti qui per un massimo di quattro biglietti (25 euro) rigorosamente nominali. No vendite online, niente rivendita.
C’è chi ha il cane, chi ha portato una sedia da campeggio, un’anziana s’è messa in coda con la bicicletta e serve la security per districarla oltre le transenne. Ragazzi vendono birra e acqua: «Si paga contactless, ormai chi li ha più i contanti?». C’è Sofia che deve comprare il ticket per le sue tre amiche: «Tutte si chiamano Sofia, non sbaglio». Qualcuno urla, qualcuno fa il furbo e passa avanti («Sono uscito e tornato»), altri vengono rispediti indietro.
Per molti ma non per tutti (i posti sono a esaurimento) ore di coda si trasformano in un prezioso ticket. In fila c’è chi racconta: «Guarda che lo conosco Fabio. Adesso abita un può più in là ma sempre nel quartiere. Siamo cresciuti insieme». C’è chi ricorda i personaggi delle sue canzoni, come quel «Nico che stava alla torre all’ottavo piano» o Dario finito in giro per il mondo. O ancora «Alessio» che un giorno mise in fila tutti i ragazzini al parco «e a noi toccò uno schiaffo perché non abbassammo lo sguardo». Storie di droga, emarginazione, riscatto (poche). «Niente di eccezionale la mia storia/I miei non eran dottori e nemmeno ladri/Dalle miei parti, sa, era già qualcosa/Le vere star per noi erano i criminali» (Dubbi, 2021). Per questo il «King» del rap italiano ha deciso di celebrare così il disco di diamante «Persona» con un concerto evento mai visto a Milano. «Roba che poteva fare solo lui. Come quando portò qui in Barona gli elefanti come Annibale», racconta Francesco, 49 anni, cresciuto in via De Nicola. Tutto vero, pachidermi presi dal circo e fatti sfilare per le strade.
Fermi tutti: si sparge la voce che «Marra» è dentro al Barrio’s. Chi dice di averlo visto stamattina, chi smentisce e parla di un vecchio video su Instagram. Poi sbuca lui. Occhiali scuri, giubbotto nero. Ovazione. Intorno ci sono le sue case, le facciate sono ridipinte. Gli appartamenti si vendono a prezzi tripli rispetto a dieci anni fa. Dicono sia la gentrification. Alla Barona oggi ci sono laboratori sociali e centri per ragazzi come in pochi altri quartieri di Milano. Eccellenza e cartina di tornasole di un disagio mai spento. Dicono che la droga sia ancora una scorciatoia per molti. «Chi nasce qui, qui ci muore. Fabio è uno dei pochi che ce l’ha fatta».
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6 marzo 2026
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