La prima vittoria di Pirovano, la gara al contrario di Goggia
(Flavio Vanetti) Il primo podio, ma soprattutto la prima vittoria, di Laura Pirovano e la gara «al contrario» di Sofia Goggia. La Val di Fassa e la pista «La VolatA» (con la «v» e la «a» finale in maiuscolo per ricordare le sigle dell’imprenditore Alberto Vendruscolo, alla cui memoria è intitolata) regalano all’Italia una giornata dolce-amara.
Prima di tutto la gioia, ovviamente. Per scaramanzia, viste le innumerevoli beffe sul filo dei centesimi di secondo che l’hanno sempre privata di un piazzamento nel top three, Laura Pirovano ha aspettato la discesa dell’ultima delle 55 concorrenti iscritte prima di esultare. «Una volta a St. Anton — rammenta sorridendo — ero già pronta a festeggiare il podio quando mi sono ritrovata ai suoi piedi». Ad un certo punto toccava a quelle lente e a quelle improbabili, ma lei, niente, ha tenuto le dita ben incrociate, «tremando fino alla conclusione».
Precauzione di sicuro eccessiva, precauzione comunque stavolta premiata: sulle nevi di casa (è nata a Trento, quindi soddisfazione moltiplicata) i nemici centesimi le sono stati finalmente alleati e appena 1 è bastato per lasciare alle spalle la giovane tedesca Emma Aicher, mentre 29 hanno scavato la differenza — udite, udite — addirittura da Breezy Johnson, fresca di titolo olimpico ai Giochi di Milano-Cortina 2026. Laura era perfino dispiaciuta per Aicher e con sportività l’ha rincuorata: «Le ho detto che posso raccontarle benissimo quanto sia beffardo uno scarto di 1 centesimo: quindi la capisco. Tuttavia oggi me la voglio godere fino in fondo».
Sarebbe stato crudele vederla ancora lontana dal vertice, o dagli immediati paraggi, dopo una lettura perfetta della neve, ghiacciata ma anche da affrontare con morbidezza, e di un tracciato sul quale la continuità di azione pagava più dei movimenti bruschi e decisi (e questo è stato, a occhio e croce, il problema di Goggia). Laura è scesa con il pettorale 8, ha messo subito alle spalle l’altra tedesca d’assalto, Kira Weidle-Winkelmann, quindi si è messa in pazienza e tribolata attesa nell’angolo del leader. Johnson s’è rovinata con un passaggio largo tra il terzo e il quarto intertempo, Aicher ha fatto in pratica una gara fotocopia rispetto all’azzurra, ma Laura è stata leggermente superiore nel tratto verso il traguardo. Perse per strada Goggia e Nina Ortlieb, gli ultimi pericoli veri erano costituiti da Ester Ledecka, da Corinne Suter e da Ariane Raedler: la prima è crollata tra il terzo e il quarto intertempo; la seconda, fresca di vittoria a Soldeu, ha mancato completamente il finale; la terza non è riuscita a schiodarsi da svantaggi minimi, tra 1 e 9 centesimi, finendo sesta dietro anche alla connazionale Cornelia Huetter.
Fiato alle trombe, allora, per salutare, finalmente, il gran giorno di Laura, l’eterna piazzata che ha sempre inseguito una zampata da leader: «Sono al settimo cielo e ancora non realizzo bene quello che ho fatto. Sinceramente non riesco a mettere a fuoco gli aspetti che hanno generato la differenza rispetto ad altre gare nelle quali ritengo di aver pure sciato bene: forse stavolta sono girati meglio dei dettagli. Io non sono mai entrata in un “loop” negativo, per questo benedetto podio che non veniva: vi assicuro che ogni volta ci metto il massimo, con un approccio positivo. Un regalo che mi farò? Ancora non lo so, lasciatemi il tempo di realizzare. Però un regalo l’ho ricevuto da compagne e avversarie: erano tutte felici per me e questo è molto bello».
È stata una buona giornata pure per Elena Curtoni (decima e rinfrancata: «Sono riuscita a estrarre le buone sensazioni che ho da tempo, ma posso fare molto meglio»), mentre per Goggia è stata una gara da dimenticare: lo scarto da Pirovano (90/100) e quello dal podio di Johnson (61/100) non rappresentano una catastrofe in termini di cronometro, ma il piazzamento — diciassettesima e preceduta sia da Roberta Melesi (15ª) sia da Nadia Delago (16ª) — segna la sostanziale resa di Sofia nella rincorsa alla Coppa del Mondo di discesa. Da quarta in classifica è scivolata settima e le sue parole confermano che la partita è virtualmente persa: «Semmai è Lolli (Pirovano, ndr) ad avere speranze».
Vero: Lindsey Vonn è prima a quota 400, ma è ferma per l’infortunio; Aicher è ormai al sorpasso (386), Pirovano è diventata terza con 336. Mancano la discesa-2 in Val di Fassa (domani, 7 marzo) e quella delle finali in Norvegia. Forza Pirovano, allora, ma forza anche Sofia. Per l’orgoglio, per allenarsi in vista del superG di domenica 8 — disciplina nella quale è leader, con la Coppa del mondo molto vicina — e per dare una mano a Laura contro Aicher e contro Weidle-Winkelmann, quarta nella graduatoria e a sua volta in lizza per il trofeo. Ma dovrà sciare in modo diverso: «Oggi parevo una giraffa sui pattini». Più chiaro di così…