La sua è una radicale reinterpretazione tematica, capace di spostare il focus, una volta per tutte, sulla questione insopprimibile della femminilità, mettendo alle corde per la prima volta “il mostro” e, più in generale, l’uomo, via via più pietoso, menzognero e gretto. Tutt’attorno, la malavita di Chicago degli anni ’30, il dramma della solitudine, l’impossibilità di amare oltre il tempo che ci è dato e il corpo come strumento politico, oltreché di riscatto. Gyllenhaal non si spreca: al contrario eccede e, come si suol dire, chi troppo vuole nulla stringe.
Il solitario e mostruoso Frank (Christian Bale) si muove silenziosamente tra le ombre notturne e criminali di Chicago. Un po’ cowboy urbano e un po’ detective disincantato. Eppure la natura non mente: Frank è un mostro e, in quanto tale, della vita conosce molto poco, forse addirittura nulla, poiché costretto da sempre all’oscurità e, così, all’anonimia. D’altronde non esiste: è una creazione. E chi mai vorrebbe amare qualcuno come lui? La risposta, però, non tarda ad arrivare.
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Storia del cinema Modulo 1, dal 3 marzo online
Con il supporto della folle dottoressa Euphronious (Annette Bening), Frank dissotterra il cadavere di una giovane donna, Ida (Jessie Buckley), intenzionato in tutto e per tutto a riportarla in vita. Quella donna sarà la sua compagna, o meglio, sua sposa. Ciò che Frank non ha considerato è che il passato, pur essendo sepolto, torna sempre, celato in questo o quell’altro volto e ancora gesto, grido e attimo di violenza. Resteranno soli in eterno o, al contrario, si ameranno fino alla fine del tempo?
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Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo
Con uno sguardo al cinema di Arthur Penn, Tim Burton e Yorgos Lanthimos, La sposa! di Maggie Gyllenhaal sembra mettercela davvero tutta pur di farsi sempre più contaminato, sia in termini di appartenenza di genere, sia di forma e linguaggio, forzando a tal punto l’immotivata coesistenza tra immaginari assai distanti tra loro – erotismo e abominio tra le altre cose – da apparire fortemente derivativo, oltreché borioso. Dal dramma a tinte horror sulla questione della mostruosità e della solitudine profonda, al bislacco gangster movie sospeso tra romanticismo e racconto familiare — Bonnie e Clyde sono morti da tempo, lasciamoli riposare — fino al cinema di denuncia sociale sul riscatto femminile in un mondo di soli uomini, o peggio, bestie.
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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo
E ancora: noir risibilmente crepuscolare sulla linea sottile che separa buoni e cattivi, talvolta entrambi compromessi, altrimenti ambigui e profondamente stratificati. Vuoi per scelte d’amore o, più semplicemente, per debolezza, tanto che Don Winslow, a confronto, è pura teen comedy. Nel mezzo, moltissimo cinema muto, musical — tirare in ballo Joker: Folie à Deux sarebbe ulteriormente rovinoso, oltreché indicativo di una triste e totale mancanza di originalità da parte di Gyllenhaal — e supereroistico. Non si sprecano, infatti, le strizzate d’occhio all’universo DC, e ad una certa serie di graphic novel firmata Frank Miller.
Eppure di intuizioni registiche — o, più in generale, stilistiche — meritevoli d’attenzione il film ne è disseminato. Basti pensare alla brutalità della violenza nei sotterranei notturni d’un club per reietti, laddove Gyllenhaal, mettendo in luce con ferocia la questione del corpo violato e della libera femminilità annientata dal desiderio maschile, spaventosamente predatorio e crudele, riscopre Fassbinder e poi Friedkin, risollevando per un attimo il morale, già totalmente scoraggiato, dello spettatore, confuso ancora e per sempre sulla natura di questo strano oggetto che è La sposa!
Appunto, risollevato per un attimo. Poiché non è più sufficiente oggi dar vita a una parabola dark, affamata di sconquasso, e ancora eccentrica e dolorosamente centrata sulle egoistiche scelte dell’uomo, capace perfino di sfidare la morte in nome d’un desiderio semplicistico e carnale; dunque, di un futuro auspicalmente sgombro di preoccupazioni e costrizioni, nonché colmo di divertimenti e velleitari scenari d’amore. È un film che abbiamo già visto, più e più volte, dapprima nel cinema di Tim Burton e poi di Yorgos Lanthimos. Ci siamo già scordati di Dark Shadows e Povere Creature!?
Gyllenhaal, però, non sembra accorgersene e, con lei, i due strepitosi interpreti Jessie Buckley e Christian Bale — il film lo reggono sulle spalle, e che fatica! — a spasso tra desolazione rurale e frenesia urbana, laddove svaniscono misteriosamente sia le ombre di Tom Joad sia le luci di Charlie Chaplin. Era mio padre, pardon, era mia moglie, o sposa, che dir si voglia, non abita più qui e non è affatto una sorpresa. Ingenuamente provocatorio e desideroso di rottura: un inutile capriccio di cui avremmo fatto senz’altro a meno, poiché sul mostruoso come condizione esistenziale torniamo volentieri a Browning, Bogdanovich e Gibson. Di certo non all’intrattenimento pop camuffato da cinema d’impegno come quello proposto da Maggie Gyllenhaal. Sarà la fine? Speriamo di sì.
Titolo originale: The Bride!
Regia: Maggie Gyllenhaal
Interpreti: Jessie Buckley, Christian Bale, Peter Sarsgaard, Annette Bening, Jake Gyllenhaal, Penélope Cruz, Julianne Hough, John Magaro, Jeannie Berlin, Linda Emond
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 126′
Origine: USA, 2026
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
Il voto dei lettori
4
(3 voti)
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