Nel piccolo atlante sentimentale degli architetti esistono mete che prima o poi bisogna vedere di persona. Ronchamp, la Fondation Beyeler, il Seagram Building, il Padiglione Barcellona. In Veneto, superate le ville Palladiane e le architetture vicine al Canale di Venezia, tra campi quieti e filari di cipressi, la lista aggiunge da decenni una deviazione obbligata: la Tomba Brion di Carlo Scarpa ad Altivole. Un luogo che circola nei racconti di viaggio degli studenti, nei quaderni di schizzi, nelle fotografie di chi cerca quell’equilibrio rarissimo tra architettura e paesaggio che Scarpa riusciva a trasformare in un gesto naturale. Proprio questo capolavoro, negli ultimi tempi, è tornato anche nel racconto cinematografico. Nel film “Le città di pianura” il progetto scarpiano diventa una sorta di meta da raggiungere per l’assennato studente di architettura protagonista, che lo vede quasi come una promessa nel paesaggio veneto.
courtesy AMDL CIRCLE
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Arrivare alla Tomba Brion significa anche attraversare una soglia che, fino a oggi, era piuttosto dimessa: una piccola villetta privata lungo lo stradone che conduce al memoriale. È proprio da qui che parte il nuovo progetto annunciato dal FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, che ha affidato allo studio AMDL CIRCLE, fondato da Michele De Lucchi, il compito di trasformare questo edificio ordinario nel Padiglione Brion, uno spazio di accoglienza per i visitatori. Il gesto progettuale, studiato in collaborazione con Camilla Zanarotti Landscape Architect e lo studio Contec Ingegneria, è semplice e molto controllato: la casa esistente viene ripensata e rivestita da un nuovo volume in laterizio. Il basamento usa mattoni forati, più compatti e materici; sopra compare una trama traforata che costruisce una grande superficie di gelosie. La luce entra filtrata, il volume diventa più leggero, quasi poroso. A concludere il tutto, una copertura piana sporgente crea una fascia d’ombra netta, una linea che dà misura all’edificio e lo rende riconoscibile nel paesaggio. Al suo interno trovano posto biglietteria, bookshop, spazi per attività didattiche, una sala polifunzionale e un ambiente immersivo dedicato alla storia del memoriale. All’esterno, un piccolo teatro verde e un giardino che dialoga con il viale dei cipressi.
courtesy AMDL CIRCLE
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Va ammesso che, progetti alla mano, confrontarsi con luoghi forti non è una novità per Michele De Lucchi. Lo si era già capito a Napoli qualche anno fa, quando il progettista si era misurato con uno dei luoghi più viscerali della città: la chiesa di Santa Luciella e il culto delle anime pezzentelle. Un contesto intriso di storia popolare, ritualità e memoria, affrontato con curiosità e rispetto progettuale. Ad Altivole il registro cambia completamente. Qui il dialogo avviene con uno dei monumenti più studiati dell’architettura italiana del Novecento: la Tomba Brion, costruita tra il 1970 e il 1978 per la famiglia Brion, che resta uno di quei progetti che gli architetti visitano quasi come un pellegrinaggio laico. Così, il nuovo padiglione si inserisce qualche passo prima di quel momento. Non prova a competere con il capolavoro scarpiano, limitandosi a segnare la direzione. Ed è forse proprio questa la qualità più interessante del progetto: trasformare una villetta qualunque in una soglia riconoscibile, un piccolo edificio civile che accompagna l’ingresso verso uno dei luoghi più intensi dell’architettura italiana, diventando un prologo discreto prima che cominci la lezione di Scarpa.
LUCA CHIAUDANO
LUCA CHIAUDANO
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Sono nato a Napoli, non parlo in terza persona e non curo cose, oggetti, persone o animali. Ho studiato architettura tra il Politecnico di Milano e l’ENSA Paris-Belleville per poi laurearmi in Architettura delle Costruzioni. Mi sono occupato di allestimenti seguendo i progetti di NENDO, scrivo di grandi architetture e sto completando un dottorando in Composizione allo IUAV di Venezia. Nonostante questo, tutto regolare.





