Una ricerca su The Lancet conferma che l’ADHD non è ancora ben compreso. E, in un libro, un neuroscienziato spiega come ansia e depressione possono nasconderlo

Eugenio Spagnuolo

5 marzo – 18:21 – MILANO

Per anni l’ADHD è stato raccontato come un problema di disciplina, di scarsa concentrazione, di mancato autocontrollo. Ma le neuro-scienze stanno costruendo un’altra narrazione: quella di un cervello che elabora, sente e interagisce con il mondo in modo diverso da ciò che siamo abituati a considerare “normale”. Non un difetto da correggere. Ma un altro modo di essere umani. E questa prospettiva, promossa – tra gli altri – dal neuroscienziato Miguel Toribio-Mateas nel suo libro appena pubblicato, Cuerpo y mente. ADHD (Alienta Editorial), potrebbe cambiare il modo in cui milioni di persone capiscono se stesse. 

Toribio-Mateas è lui stesso diagnosticato di ADHD e autismo nell’età adulta, dopo anni vissuti senza renderne conto. In un’intervista a Europa Salus, lo scienziato ha spiegato che: “L’ADHD è un’esperienza che coinvolge corpo e mente. Non si tratta di essere malati, ma di vivere una condizione biochimica diversa”. Una comprensione, arrivata nel suo caso intorno ai quarant’anni, che ha rappresentato un momento di svolta. Secondo Toribio-Mateas, le menti con ADHD sono naturalmente orientate al pensiero divergente: collegare idee inaspettate, generare soluzioni originali. Ciò che appare come dispersione è spesso un sistema nervoso che opera secondo logiche più complesse di quanto il giudizio superficiale suggerisca. Un sistema che, in talune circostanze, diventa addirittura un vantaggio. 

lo studio di the lancet—  

Il problema, però, non è solo culturale. Lo scienziato critica il linguaggio della letteratura accademica sull’ADHD, che spesso continua a trattarlo come una malattia. “Una persona con ADHD non è malata“, ribadisce. Eppure questa logica ha conseguenze: una ricerca pubblicata su The Lancet ha messo in luce come l’ADHD sia sistematicamente sottovalutato in almeno cinque paesi, tra cui Germania, Regno Unito e Spagna. E molte delle persone coinvolte, prima della diagnosi corretta, sono state in terapia per ansia o depressione — condizioni causate da anni passati cercando di adattarsi a un mondo progettato per un altro cervello. “L’ansia, la depressione e l’esaurimento non derivano dall’ADHD stesso”, spiega Toribio-Mateas, “ma dallo sbilanciamento tra ciò che l’ambiente si aspetta da noi e ciò di cui abbiamo davvero bisogno”.

A beautiful mind —  

Ma come funziona, esattamente, un cervello con ADHD? Nell’età infantile la corteccia prefrontale — deputata alla pianificazione, alla memoria di lavoro e alla decisione — matura più lentamente del solito. Si tratta di un ritardo, non di un danno strutturale. Nell’età adulta le differenze anatomiche infatti si riducono. Cambia, invece, come le reti cerebrali dialogano tra loro: il sistema limbico risulta più attivato, mentre il sistema della dopamina opera con picchi che possono ricordare, per intensità, l’effetto di sostanze stimolanti come la caffeina (proprio come Sheldon, il protagonista della serie tv The Big Bang Theory). 

Questo, secondo lo scienziato, aiuterebbe a spiegare perché, aggiunge, alcune chi ha l’ADHD può manifestare sovrapposizioni con comportamenti di dipendenza, non necessariamente correlati a sostanze, ma anche ad altri comportamenti. “A volte, le persone con ADHD si interessano così tanto a qualcosa che ci si tuffano a capofitto e si concentrano solo su quello, mentre il resto del mondo cessa di avere importanza. È solo un’altra faccia di quella stessa funzione cerebrale che può causare problemi nella vita di tutti i giorni”.