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Potrebbe esserci la mano statunitense dietro la strage che sabato scorso ha sconvolto la città di Minab, nell’Iran meridionale. Secondo un’esclusiva lanciata dall’agenzia Reuters, gli investigatori militari degli Stati Uniti ritengono ormai «probabile» che siano state proprio le forze americane a colpire la scuola femminile Shajareh Tayyebeh. Sebbene l’indagine non sia ancora formalmente conclusa, i primi rilievi sembrano confermare il coinvolgimento diretto di Washington nel bombardamento avvenuto durante la prima ondata di attacchi congiunti israelo-statunitensi.
APPROFONDIMENTI
La strage
Il bilancio delle vittime, pur oscillante tra le diverse fonti, delinea un quadro catastrofico. Ali Bahreini, ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha denunciato la morte di 150 studentesse. Fonti locali e il Ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, hanno parlato invece di almeno 165 vittime, inclusi diversi insegnanti. Araghchi aveva affidato a X il proprio sdegno, pubblicando immagini delle fosse comuni scavate per le bambine e attaccando duramente l’amministrazione Trump: «Ecco il “soccorso” promesso agli iraniani: corpi fatti a pezzi da bombe israelo-americane».
Le indagini
La città di Minab, situata in una posizione strategica nei pressi dello Stretto di Hormuz, si è fermata per un funerale pubblico di massa. Le immagini satellitari e i video verificati dai media internazionali hanno mostrato una folla oceanica avvolta nel lutto, tra feretri coperti dal tricolore iraniano e ritratti della Guida Suprema Ali Khamenei, rimasto ucciso nei medesimi raid di sabato. Sul fronte internazionale, la pressione per fare chiarezza aumenta. L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha definito l’episodio «orribile», invocando un’indagine rapida e imparziale. «L’onere di accertare la verità ricade sulle forze che hanno condotto l’operazione», ha dichiarato Türk, mantenendo una cautela diplomatica senza citare esplicitamente i comandi di Usa e Israele. Tuttavia, la rabbia popolare non accenna a placarsi. Durante le esequie, al grido di «nessuna resa», il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha promesso che il Paese non resterà inerme di fronte a quelli che ha definito «crimini di guerra». Mentre il Pentagono lavora per chiudere il rapporto definitivo, la strage di Minab rischia di diventare il punto di non ritorno diplomatico di questo conflitto.
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