di
Guido Olimpio
Iran e Medio Oriente: in un conflitto alcuni episodi si svolgono sotto gli occhi di tutti, altri restano mascherati, suscettibili di interpretazioni
Ogni guerra ha il suo lato segreto. Alcuni episodi si svolgono sotto gli occhi di tutti, altri restano mascherati, suscettibili di interpretazioni.
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I bersagli
I pasdaran, oltre a tirare sulle città, hanno preso di mira target speciali. Gli uffici che ospitano la Cia a Riad (Arabia Saudita), sedi consolari americane che possono accogliere le «ombre», stazioni radar vitali, a iniziare da quelle che assistono i sistemi antimissile Thaad.
Il Washington Post, in una sua esclusiva, ha indicato il ruolo della Russia: Mosca starebbe fornendo dati precisi sullo schieramento statunitense grazie alla sua rete satellitare.
Più defilato il ruolo della Cina, fornitrice comunque di equipaggiamenti. Interessante quanto avvenuto a Cipro, con l’attacco contro la base britannica di Akrotiri. Il drone, «sparato» dall’Hezbollah libanese per conto di Teheran, ha aperto uno squarcio nell’hangar che ospita, in certi momenti, l’U2, il più celebre aereo spia americano. Il Pentagono lo ha spesso schierato sull’isola, una presenza costante di un velivolo mai superato nonostante sia in servizio da decenni.
Gli Usa e Israele hanno condotto missioni analoghe per degradare gli apparati di sicurezza della Repubblica islamica, a cominciare dal quartier generale dell’intelligence. Distruzioni eseguite dalle aviazioni. Non ci sono invece informazioni precise sul ruolo di sabotatori locali e forze speciali: media israeliani hanno ipotizzato il ricorso ai commandos in territorio iraniano, mosse sulle quali c’è riserbo accompagnato dalle voci disseminate per creare incertezza. Plausibili incursioni di gruppi appartenenti alle minoranze iraniane che hanno il vantaggio di essere già in area
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Le cellule
Oltre a difendersi dai raid i contendenti duellano usando i rispettivi agenti. Dal Golfo fino all’Europa. Londra ha appena annunciato il fermo di quattro persone sospettate di raccogliere informazioni su obiettivi all’interno della comunità ebraica. Il Qatar, ormai in prima linea, ha fermato una cellula ispirata dall’Iran accusata di monitorare la base aerea di al Udeid, utilizzata dall’Us Air Force. Forte tensione nel Bahrein dove da sempre il potere centrale è contestato dalla popolazione sciita: l’ambiente ideale per accendere «fuochi».
I greci, invece, hanno bloccato un georgiano-azero sorpreso nei pressi del porto di Souda Bay, a Creta, abituale scalo della flotta Nato. Aveva molte foto del porto: indaga l’antiterrorismo. Già nei mesi scorsi la sicurezza ellenica e quella cipriota hanno individuato elementi stranieri con potenti apparati fotografici.
Il loro «lavoro» era tenere d’occhio le installazioni che fanno da supporto logistico agli alleati, iniziative in vista di possibili ritorsioni.
All’epoca potevano sembrare eventi minori ma proprio lo strike su Akrotiri ha rivelato come gli «esploratori», armati di teleobiettivo, possano avere un ruolo una volta che iniziano i combattimenti. Teheran, consapevole che l’emergenza sarebbe prima o poi arrivata, ha dedicato risorse importanti alla ricognizione svolta da tre canali paralleli: la Divisione Qods dei pasdaran, i servizi di intelligence, i «free lance», ossia stranieri disposti a collaborare in cambio di denaro e senza motivazioni ideologiche.
Lo Shin Bet israeliano ne ha smascherato un gran numero dimostrando sia la facilità per Teheran di infiltrarsi sia la minor compattezza della società. Non pochi, sull’altra fronte, i collaboratori del nemico scoperti dai guardiani della rivoluzione. Diversi sono stati impiccati. Più grave in apparenza il terzetto intercettato in Azerbaigian: progettava – scrivono i media locali – attentati in serie contro pipeline, sinagoga e diplomatici. Rivelazioni che coincidono con un momento di tensione massima con Baku dopo lo strike in territorio azero.
I sospetti
C’è spazio, al solito, per sospetti infiniti. Particolare la tesi di fonti arabe su quanto sta avvenendo nei «regni» del petrolio messi in crisi dagli strike. Alcuni degli attacchi – è l’accusa – non sono opera dei «khomeinisti» ma del Mossad, un modo per spingere i governi alla rappresaglia contro l’Iran. In gergo «false flag», componente che ben si adatta alle ambiguità del Medio Oriente.
Sfumature ancora più evidenti tra i grattacieli, oggi meno scintillanti, di Dubai. Gli Emirati stanno valutando il congelamento di miliardi di beni iraniani custoditi sulle rive del Golfo, uno sbocco finanziario per gli ayatollah. Ma potrebbero anche «soffocare» le compagnie-ombra legate a Teheran: ve ne sono a dozzine. Svolgono attività lecite e illecite, sono coinvolte in traffici, è emerso il loro ruolo in triangolazioni riguardati armi o petrolio, sponde per aggirare l’embargo. Ne hanno beneficiato tutti: i locali, i cinesi, i russi, i nord coreani. Infatti, da anni, gli americani hanno aperto un «centro» per occuparsi di questo «mondo»: lasciano andare le briglie per vedere fin dove arriva il cavallo. Ogni tanto sanzionano, fanno uscire notizie su questa o quella ditta ma lo show prosegue perché ci guadagnano in tanti. E non mancano gli strani giri delle armi: fonti segnalano che i russi acquisterebbero, grazie a intermediazioni, componenti occidentali per i loro droni a Dubai, mezzi che sono una copia elaborata degli Shahed iraniani, gli stessi lanciati contro gli Emirati e gli altri paesi del Golfo.
6 marzo 2026 ( modifica il 6 marzo 2026 | 20:43)
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