di
Matteo Persivale
Gli amori, i capelli rasati e i video preoccupanti pubblicati sui social. Poi la lunga e controversa tutela da parte del padre, con battaglia legale finale. Ma il popolo dei fan, con le sue pressioni, ha fatto davvero il bene della cantante?
Adesso che, per miracolo, Britney Spears è stata arrestata prima che uccidesse qualcuno, o se stessa, guidando in stato di alterazione la sua Bmw a zig-zag sulla freeway 101 di Los Angeles, sarebbe bene riflettere sul ruolo che “il popolo del web” ha avuto sulla vita infelice della cantante americana.
Alle 20,48 di mercoledi notte in California, giovedì all’alba in Europa, i famosi “Chips” del vecchio telefilm, la polizia stradale californiana, ha fermato una BMW nera «per guida irregolare a velocità elevata».
Spears, 44 anni, «era l’unica occupante del veicolo e mostrava segni di alterazione», secondo il comunicato delle autorità. Si è sottoposta ai test di sobrietà, è stata arrestata, e rilasciata cinque ore dopo circa, in attesa dei risultati dei test chimici.
«Si è trattato di un incidente spiacevole e del tutto ingiustificabile – ha dichiarato il portavoce di Spears alla Cnn in un’e-mail – Britney prenderà le misure appropriate e rispetterà la legge e si spera che questo possa essere il primo passo verso un cambiamento atteso da tempo nella vita di Britney. Speriamo che possa ottenere l’aiuto e il supporto di cui ha bisogno in questo momento difficile. I suoi figli trascorreranno del tempo con lei. I suoi cari elaboreranno un piano, necessario da tempo, per portarla al successo e alla salute».
Il problema è che Spears è nei guai da quasi un ventennio. Gli accertati problemi di salute mentale avevano portato a un molto discusso provvedimento della magistratura: per quattordici anni le era stato assegnato un amministratore di sostegno con termini estremamente restrittivi sulla sua autonomia finanziaria e personale. La tutela legale era stata cancellata per la sollevazione popolare dei fans. Il “popolo del web”, appunto, quello del Free Britney che l’aveva liberata dal giogo legale.
Ma Spears era sufficientemente stabile per reggere l’impatto con la vita normale, senza una qualche amministrazione di sostegno (magari meno rigida e soffocante di quella decisa dal tribunale)? Pare di no, alla luce di quest’arresto e di altri guai, come i video da lei pubblicati nei quali manovrava coltelli in modi allarmanti per qualunque osservatore non accecato dalla sua fama e dalla sua bravura.
E pensare che – ironia della fama – finché era rimasta sposata con il ballerino Kevin Federline considerato impresentabile dai fans, Spears non aveva avuto problemi.
Separazione nel 2006, divorzio l’anno successivo con ricovero della cantante in un centro di recupero dalla tossicodipendenza ad Antigua (se n’era andata dopo 24 ore). La notte seguente, a febbraio 2007, entra in stato di evidente alterazione in un salone di parrucchiere a Tarzana, California, e si rasa i capelli a zero con una macchinetta dopo che i dipendenti del locale si erano rifiutati di farlo.
Qualche giorno dopo, le ombrellate contro un paparazzo durante un alterco in una stazione di servizio. Da lì, i primi guai con la giustizia: il tribunale che le ordina di sottoporsi a test antidroga obbligatori due volte a settimana. Risultato? Niente “rehab”, niente clinica, ma ad agosto 2007 ecco l’accusa di tentato omicidio dopo aver urtato un’auto parcheggiata; accusa archiviata dopo il pagamento dei danni.
È allora che perde l’affidamento di entrambi i figli, Sean Preston e Jayden James, a favore di Federline (le autorità dello Stato la indagano per presunte negligenze). Il 3 gennaio 2008, Spears si barrica in un bagno con il figlio più piccolo, rifiutandosi di restituire i bambini a Federline al termine di una visita programmata dal tribunale. Arrivano polizia e paramedici, la portano per un tso (si chiama 5150 in California) al Cedars-Sinai Medical Center in psichiatria. Perde allora ogni diritto di vedere i figli e viene di nuovo ricoverata in psichiatria, altro tso (all’Ucla stavolta).
Vista la situazione, il 1 febbraio 2008 il giudice Reva Goetz concede a Jamie Spears (il padre) e all’avvocato Andrew Wallet «una tutela temporanea sulla persona e sul patrimonio» di Britney. Inizialmente, la tutela legale doveva durare pochi giorni, ma è stata estesa. Qualche mese. Poi, ottobre 2008, il giudice Goetz rende la tutela «a tempo indeterminato», necessaria «alla luce della complessità degli affari finanziari di Spears e la sua vulnerabilità a influenze esterne». Spears da allora non è più legalmente capace di prendere decisioni autonome: può solo vivere nella sua casa, lavorare, e le viene assegnato un assegno settimanale di 1.500 dollari. Padre e avvocato decidono tutto: la scansione della giornata, anche le cure mediche (è obbligata a prendere psicofarmaci) nei più piccoli particolari fino al tipo di modalità di controllo delle nascite che le è permessa.
Spears inizia un periodo artisticamente produttivo: quattro album in studio (“Circus”, “Femme Fatale”, “Britney Jean” e “Glory”), lavora come giudice di X Factor, gira il mondo in tournée e ha completa una “residenza pluriennale” a Las Vegas al Planet Hollywood.
Per un decennio la sua vita tormentata assume contorni di stabilità (e Federline, pur odiato dai fan di lei che lo considerano un rapper fallito che si approfitta del denaro della ex, assicura oggettivamente alla prole un’infanzia relativamente normale e libera da scandali).
Poi però, grazie ai social media che ormai dominano, nel 2019 ecco il movimento #FreeBritney.
Spears si è appena presa una pausa dal lavoro a tempo indeterminato – il padre è in ospedale, rischia la vita – e lei viene ricoverata in clinica psichiatrica. Fan e podcaster hanno iniziato a sollevare dubbi sulla legittimità della amministrazione di sostegno, oggettivamente dai termini molto rigidi pur dopo un decennio di quiete. Picchettano i tribunali, oltre a inondare i social media. La madre di Spears, Lynne, presenta allora un’istanza per ricevere aggiornamenti legali sull’amministrazione di sostegno, il suo primo coinvolgimento formale.
Il documentario del New York Times «Framing Britney Spears», uscito a febbraio 2021, ha attirato l’attenzione del pubblico sull’amministrazione di sostegno, vista come eccessiva e persecutoria. Punta anche il dito sul ruolo dei tabloid nel crollo emotivo della cantante. A marzo, Spears formalmente in una petizione al tribunale chiede di rimuovere il padre Jamie dall’incarico di tutela.
In una storica udienza in tribunale a giugno 2021, Spears testimonia: l’amministrazione di sostegno in quei termini è un abuso, viene anche costretta a usare contraccettivi contro la sua volontà, costretta ad assumere farmaci, le viene impedito di sposare il suo fidanzato Sam Asghari. A settembre 2021, Jamie viene sospeso dall’incarico di tutela. Il 12 novembre 2021, il giudice Brenda Penny ufficialmente revoca la tutela dopo quasi 14 anni. I fan festeggiano per le strade, fuori dal tribunale. Britney è libera. Free Britney ha vinto.
Ma ha vinto davvero? Nel giugno 2022, Spears sposa Sam Asghari nella sua casa di Thousand Oaks. A agosto di quell’anno pubblica “Hold Me Closer”, una collaborazione con Elton John: è la prima musica da lei realizzata dopo la libertà. Nell’ottobre 2022, Spears pubblica le sue memorie, “The Woman in Me”: bestseller immediato.
Nel settembre 2023, la polizia effettua un «controllo sanitario» a casa sua dopo che aveva pubblicato su Instagram dei video in cui ballava con dei coltelli. Qualche giorno dopo, viene fermata dalla California Highway Patrol e multata per guida senza patente e senza assicurazione. Si separa dal neo-marito, divorzio finalizzato nel dicembre 2024. Liquida finanziariamente il padre Jamie evitando un processo potenzialmente imbarazzante.
L’anno scorso il «Free Britney Act» entra in vigore in California, imponendo una supervisione più rigorosa e una revisione regolare delle tutele delle persone considerate legalmente incapaci. Un tribunale ha inoltre stabilito che Jamie deve coprire le proprie spese legali anziché attingere al patrimonio di Britney.
Nell’ottobre 2025, l’ex marito Kevin Federline pubblica un’autobiografia non edificante: accusa Spears di aver fatto uso di stupefacenti durante la gravidanza e l’allattamento. Lei smentisce. L’altroieri, l’ultimo capitolo (per ora) della saga.
6 marzo 2026
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