Il copione è lo stesso da troppi anni. Ogni volta che una crisi fa balzare in alto i prezzi del petrolio l’aggiornamento dei listini alla pompa è pressoché istantaneo. Quando le quotazioni internazionali scendono invece, il prezzo di benzina e gasolio si adegua assai lentamente. 

Tutto sommato questa è una legge, per quanto amara, dell’economia. Una tentazione irresistibile del commercio, sia esso di prodotti petroliferi o di altro. Se volete anche l’anima profonda di chi scambia beni e dunque guadagna o perde sulla variabile del tempo che intercorre tra l’acquisto e la vendita. 



















































Quello che lascia perplessi e alla fine un po’ ci indigna è la sceneggiata che puntualmente si ripete

Si illude il consumatore sul fantomatico controllo dei prezzi che il governo non ha ed è meglio che non abbia. Emerge la figura mitologica di Mister Prezzi, al secolo Benedetto Mineo, che non sappiamo come e cosa vigili. Addirittura Giorgia Meloni minaccia maggiori tasse su chi specula. Versione aggiornata e impulsiva della retorica sugli extraprofitti. Come si fa a stabilirlo? 

Poi ci sono le dotte spiegazioni degli industriali del settore dell’Unem, la vecchia Unione petrolifera. Le quotazioni internazionali Platts del gasolio, per esempio, sono cresciute molto di più del prezzo alla pompa. Sembra dalla prosa che meriterebbero di essere ringraziati per lo sconto. 

Se avessero detto: questo è il mercato, bellezza, sarebbero stati un po’ sgarbati ma decisamente più sinceri.

6 marzo 2026, 12:15 – modifica il 6 marzo 2026 | 19:13