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Redazione Economia
Via libera dell’Antitrust , la francese Sncf prepara l’ingresso in Italia dal 2027 con nuovi treni. Il nodo della congestione
L’alta velocità italiana si prepara a cambiare assetto. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accettato e reso vincolanti gli impegni presentati da Rete Ferroviaria Italiana nell’ambito dell’indagine sugli ostacoli all’accesso alla rete ferroviaria. Una decisione che di fatto apre la strada all’arrivo di un terzo operatore nel mercato dei treni veloci, oggi dominato dal duopolio tra Trenitalia e Italo – Nuovo Trasporto Viaggiatori (ne abbiamo scritto qui).
Arrivano i francesi
Tra i soggetti pronti a scendere in campo c’è Sncf Voyages Italia, controllata del gruppo ferroviario francese SNCF. La società ha accolto con favore la decisione dell’Antitrust, sottolineando come il riconoscimento immediato di una prima parte delle tracce ferroviarie richieste rappresenti una condizione essenziale per far partire il piano di investimenti annunciato per il mercato italiano. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: lanciare, a partire da settembre 2027, una nuova offerta di servizi ad alta velocità nel Paese. Il progetto prevede l’introduzione di 15 treni di nuova generazione, con una capacità potenziale di oltre 10 milioni di passeggeri l’anno.
La proposta di Sncf
La compagnia francese punta a costruire una rete di 13 collegamenti giornalieri, di cui nove tra Torino e Napoli e quattro tra Torino e Venezia. Ma la stessa società avverte che il via libera dell’Antitrust, pur rappresentando «un passo avanti», non è ancora sufficiente per garantire la realizzazione completa del piano industriale. Per rendere sostenibile l’investimento, spiegano da Sncf Voyages Italia, sarà necessario ottenere ulteriori tracce ferroviarie oltre a quelle già riconosciute. Senza un livello minimo di attività, l’operazione rischierebbe infatti di non avere basi economiche sufficienti (ne abbiamo scritto qui). La partita, insomma, non è chiusa. La società francese chiede ora che il gestore della rete acceleri sull’attuazione degli impegni e riveda i criteri di allocazione della capacità per consentire l’accesso alle ulteriori tracce richieste.
Il procedimento
Il procedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato era stato avviato nel marzo 2025 per verificare un possibile abuso di posizione dominante da parte del gestore dell’infrastruttura ferroviaria, ipotesi prevista dall’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Sotto la lente erano finite soprattutto le modalità con cui veniva assegnata la capacità della rete ad alta velocità: secondo l’Antitrust, quelle regole avrebbero potuto ostacolare l’ingresso di nuovi operatori nel mercato del trasporto passeggeri.
Le 18 tracce orarie
Per chiudere l’istruttoria, Rfi ha messo sul tavolo una serie di impegni che ora diventano obbligatori. Il più rilevante riguarda l’assegnazione al nuovo entrante di un pacchetto minimo di 18 tracce orarie sulle principali direttrici dell’alta velocità — da Torino e Milano verso Roma e Venezia — con una garanzia di stabilità per dieci anni. Una condizione ritenuta decisiva per rendere sostenibile l’avvio di un nuovo servizio ferroviario.
Il prospetto informativo
Ma le novità non si fermano qui. Il gestore della rete dovrà anche rivedere le regole del prospetto informativo della rete, allineandole ai principi europei che puntano al miglior utilizzo dell’infrastruttura, alla tutela dei passeggeri e alla promozione della concorrenza. Nel frattempo entrerà in vigore una disciplina transitoria che darà priorità ai nuovi operatori nell’assegnazione della capacità disponibile o sottoutilizzata sulla rete. L’obiettivo è favorire un ingresso graduale ma concreto di nuovi concorrenti nel mercato dei treni veloci.
Un nuovo sfidante
Secondo l’Antitrust, queste misure sono sufficienti a rimuovere le criticità concorrenziali individuate all’avvio dell’indagine. In altre parole, l’accesso alla rete dovrebbe diventare più equo e trasparente. Se la partita si giocherà davvero sui binari, lo dirà il mercato. Ma una cosa è certa: dopo anni di duopolio, l’alta velocità italiana potrebbe presto avere un nuovo sfidante.
6 marzo 2026
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