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Monica Scozzafava, inviata a Napoli
I granata lottano e la riaprono nel finale con il gol di Casadei, ma a fare festa è la squadra di Conte
Insospettabile (mica tanto) Alisson, irrefrenabile Elmas (primo gol in azzurro con tanto di esultanza verso la sua ex squadra): il brasiliano accende la notte col Toro dopo sette minuti esatti dal fischio di inizio, il macedone festeggia a metà ripresa. Una liberazione per lui, ma i minuti successivi riservano colpi di scena. La squadra di D’Aversa gioca la sua partita in maniera accorta e non arrendevole, nel finale accorcia con Casadei e rischia anche di pareggiarla. Ma è il Maradona a cantare.
Il Toro s’imbatte in due marcatori forse non previsti, in una serata non fortunata di Lazaro. E soprattutto nel rientro in campo di Anguissa e De Bruyne. L’ovazione dello stadio per i due big ritrovati è un punto di forza. Nel recupero, col risultato ancora aperto, mentre il Torino che spinge alla ricerca del punto, il belga prova a chiudere la gara. Bentornato Kevin. Conte avanza, D’Aversa può rammaricarsi per l’occasione sciupata, la classifica non è rassicurante ma il cambio di passo della sua squadra si vede tutto.
Comincia Alisson: in Portogallo dove è cresciuto calcisticamente lo chiamavano il «surfista» e non certo perché cavalcasse le onde, ma per la capacità di scivolare fra le maglie strette delle difese avversarie, con naturalezza. Il gol del Napoli nasce esattamente così, un’azione personale che termina con un destro di estrema precisione. Il Toro prende le misure, individua la direzione e, allora, fantasia per fantasia, oppone Vlasic all’intraprendenza del brasiliano. Improvvisazione, ritmo e anima: tra le linee il croato è una spina nel fianco della difesa del Napoli, che deve arginarlo come può. È Vlasic ad impegnare Milinkovic per due volte, mandandolo anche in bambola con la presa non perfetta del pallone.
Lo spettacolo è a corrente alternata, Napoli-Torino è una gara che vive di fiammate improvvise, per lunghi tratti si addormenta nel segno di una gestione della palla evidentemente prevista dai rispettivi piani gara.
I partenopei nei primi 45’ raccolgono poco rispetto alle occasioni create, perché quando il tridente dei «giovani» si accende, le triangolazioni, partono quasi sempre dalle parti di Alisson, mettono apprensione a Paleari, che deve sventare un tiro ravvicinato di Politano e subito dopo un altro di Olivera. Il risultato resta in bilico, sul finire di tempo la presa non presa di Milinkovic su cross da fermo di Prati avvicina i granata al pareggio. Ci pensa Juan Jesus a spazzare via la palla.
In panchina la sfida dei sentimenti fra D’Aversa e Conte dà vita ad un comportamento agonisticamente forte ma corretto. Nell’intervallo Antonio manda a scaldare l’artiglieria pesante: Anguissa e De Bruyne sono alla prima convocazione dopo mesi, e aspettano il via libera. Vergara lascia il campo zoppicante, l’occasione per la sostituzione è immediata: fuori lui per il camerunense, quattro mesi dopo. Ma è Hojlund ad impegnare ancora Paleari che devia in calcio d’angolo il tiro a colpo sicuro del danese. Ismajli su di lui fa buona guardia, ma il Napoli insiste. Mentre la difesa del Toro segue il centravanti, sbuca Elmas che chiude i conti. Almeno così sembrava. D’Aversa ha già cambiato il suo d’attacco con Adams e Kulenovic per Zapata e Simeone, ma il jolly è Casadei: a pochi minuti riapre i giochi, poco prima Anjorin aveva sprecato a tu per tu con Milinkovic. Il Napoli ha esaurito le batterie, il Toro prova ad approfittarne. Ma certe vittorie però sembrano scritte, sono il marchio della qualità. Conte e D’Aversa si abbracciano: l’amicizia è per sempre
6 marzo 2026 ( modifica il 6 marzo 2026 | 23:26)
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