di
Salvatore Riggio
Stefano Eranio arrivò al Milan dal Genoa nel ‘92, bravissimo in più ruoli in 5 anni vinse tutto in Italia e nel mondo. Fabio Galante, toscano, arrivò all’Inter dal Genoa nel 1996 e nel 1998 vinse l’Uefa con i nerazzurri
Sono 183 i derby «della Madonnina» finora giocati in Serie A a girone unico, con 56 vittorie del Milan grazie a 235 gol segnati e 70 successi dell’Inter con 260 reti. L’appuntamento a San Siro è per domenica 8 marzo alle 20.45. La media dei gol a partita, nella storia del derby milanese, è di 2,70; il bilancio quando si gioca in casa dei rossoneri è di 114 Milan e 124 Inter. Dei 94 derby giocati in casa del Milan, il bilancio è di 27 pareggi, 29 successi dei rossoneri e 35 dell’Inter.
Eranio: «Una vittoria e il Milan riapre la corsa allo scudetto»
«Una vittoria del Milan ridarebbe un po’ di sale a questo campionato e il Diavolo può giocarsela con chiunque». Sono le parole di Stefano Eranio, che in rossonero ha giocato tra il 1992 e il 1997 vincendo tre scudetti, tre Supercoppe Italiane, una Champions League e una Supercoppa Europea.
Eranio, che derby si aspetta?
«Il Milan ha la possibilità di rosicchiare qualche punto e mettere un po’ di sale al campionato. Al contrario, perdere significherebbe chiudere il capitolo scudetto. Potrebbero esserci anche delle ripercussioni sul morale. Sarebbe bello vincano i rossoneri per l’interesse di questo campionato. Va detto, però, che l’Inter merita il primo posto».
Cosa ha in più l’Inter?
«Ha un organico più competitivo. Cristian Chivu ha la possibilità di ruotare i giocatori senza scalfire la qualità della squadra».
Però, i rossoneri non perdono da sei derby…
«Moralmente vuol dire tanto. Il Milan ha trovato continuità, ma il derby resta sempre una gara a sé. Non è detto che chi sia più forte o chi giochi meglio, poi vinca. Il calcio si è livellato e non è scienza esatta. Diciamo che l’Inter sulla carta ha tutte le potenzialità per poter vincere, ma anche il Milan. I rossoneri possono mettere in difficoltà chiunque, ma tra le due è quella che ha tanto da perdere. Deve preparare questa partita come se fosse una finale per allungare sul quinto posto».
A proposito di rincorsa Champions, come valuta il lavoro di Allegri?
«Stiamo parlando di un allenatore con esperienza. Ha dimostrato di allenare squadre meno attrezzate facendole giocare bene. Al Milan ha dovuto adattare dei giocatori. Un esempio è Rafael Leao, che è diventato una punta. Si sta mettendo addosso un ruolo che non gli si addice, ma si sforza per poterlo fare al meglio».
Pulisic, invece, è in difficoltà. Il derby può essere per lui la svolta?
«A inizio stagione è stato devastante. Si spera si possa ritrovare domenica».
Il giocatore che il Milan deve temere di più è Dimarco?
«Federico è sempre stato un giocatore continuo. Simone Inzaghi lo gestiva in un modo e Chivu lo sta gestendo in un altro. Dimarco è un calciatore di grande qualità: sa come muoversi e ha un piedino che gli permette di mettere la palla dove vuole. È sicuramente pericoloso, ma il Milan lo conosce. L’Inter ha anche Thuram, anche se non è quello dei primi tempi, e Zielinski.
Quanto è importante Modric nello scacchiere di Allegri?
«Luka è il calcio. È un giocatore talmente intelligente e tecnico, che diventa difficile trovargli un difetto. Sono da sempre un suo fan. Come mi è sempre piaciuto Rabiot».
Galante: «Spero sia la notte di Pio Esposito»
«Se l’Inter vince questo derby, ipoteca il campionato andando a +13». Fabio Galante lancia la corsa dei nerazzurri – con i quali vinse la Coppa Uefa nel 1997 – verso il 21° tricolore.
Galante, dopo sei derby è il momento giusto per l’Inter di tornare alla vittoria?
«Vincendo questo derby non conquista aritmeticamente lo scudetto, ma lo ipotecherebbe andando a +13. Un derby è sempre un derby. Io l’ho giocato a Milano, Torino e Genova e sono gare speciali».
Che giudizio possiamo dare al lavoro di Cristian Chivu?
«Io con lui ho fatto il corso allenatori a Coverciano. È un ragazzo intelligente. Chi lo ha scelto sapeva che Cristian poteva fare questo campionato. Lui non ha stravolto l’ottimo lavoro fatto da Simone Inzaghi. Ha portato qualche altra idea come la linea difensiva più alta o rotazioni più importanti. La cosa più bella è che Chivu si è fatto benvolere dai giocatori instaurando un legame importante. Sono contento per lui e gli faccio i complimenti».
Secondo lei, in caso di sconfitta dell’Inter si riaprirebbe la lotta scudetto?
«I sette punti restano un ottimo vantaggio a 10 gare dalla fine, ma forse qualcosa si riaprirebbe».
Può essere il derby di Pio Esposito?
«Me lo auguro perché è un ragazzo che vale. È bravo, conoscono i suoi fratelli e la sua famiglia. Sono persone splendide, hanno cresciuto questi tre figli in maniera spettacolare. Pio merita di affermarsi in una gara così bella, match che si ricordano tutta la vita».
Quanto è cresciuto Dimarco?
«Era già forte nell’era di Simone Inzaghi, ma quest’anno sta facendo cose stratosferiche: assist su assist e gol su gol. Numeri che sono davanti agli occhi di tutti, vive un’annata strepitosa. E sono contento anche per lui. È un ragazzo cresciuto nell’Inter, un esempio. Ce ne vorrebbero di calciatori come Dimarco, anche per la Nazionale».
Quello accade a Bastoni, fischiato a Lecce e poi a Como, è ingiusto?
«È ingiusto e ridicolo. Ad Alessandro, però, rimproverano quello che ha fatto dopo la simulazione. Ha dato fastidio l’esultanza, il fatto che ha chiesto il cartellino giallo per Kalulu e che ha detto di essere toccato. Se si fosse rialzato senza fare o dire niente, non sarebbe successo questo polverone. Detto questo, i fischi sono esagerati. Facendo un discorso più generale sui simulatori, il Var è uno strumento importante. L’arbitro deve fare l’arbitro, ma il Var deve intervenire sugli errori grossolani. Con questo mezzo il gol di mano di Maradona sarebbe stato annullato e con la goal line technology sarebbe stato convalidato il gol di Muntari. Il Var deve intervenire e ammonire o buttare fuori i simulatori».
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6 marzo 2026
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