Per la morte del piccolo Domenico Caliendo, Napoli indaga e Bolzano si dichiara incompetente. Non ci sono dunque iscritti nel registro degli indagati della Procura bolzanina, e a confermarlo – ieri – è stato il procuratore della città trentina, Axel Bisignano.

Tutto questo accade nel corso di una giornata convulsa, contrassegnata da altre due notizie: le dimissioni dall’incarico del direttore amministrativo dell’ospedale Monaldi, Alberto Pagliafora. Si dimette, anzi no. Contrordine: a distanza di poche ore dalla notizia filtrata (nonostante il fitto riserbo dell’ospedale), in serata l’ufficio stampa del Monaldi fa sapere che «il direttore amministrativo Alberto Pagliafora ha ritirato le dimissioni rassegnate qualche ora fa per seri problemi familiari». Sempre ieri è stata diramata una nota firmata dalla direzione generale dello stesso nosocomio, teatro della tragedia che si è portata via la vita di un bimbo di due anni e cinque mesi, in conseguenza di un trapianto di cuore fallito. Ed è stato firmato con l’ospedale Bambino Gesù di Roma un protocollo di intesa importantissimo: dalla prossima settimana a garantire gli interventi chirurgici nel più importante centro sanitario campano, che assorbe anche tutta l’utenza del Sud, ci sarà una equipe di medici romani. Ma procediamo con ordine.

APPROFONDIMENTI

Le fibrillazioni 

Al Monaldi, dopo che si erano registrate alcune voci “di dentro” sulla conduzione del reparto di chirurgia pediatrica diretto dal dottor Guido Oppido – autore del trapianto ed indagato assieme ad altri sei colleghi per omicidio colposo – c’erano state prese di posizione che denunciavano un clima lavorativo difficile e una gestione conflittuale tra i medici e gli infermieri che vi lavorano.

E così, mentre arrivava la notizia delle dimissioni presentate dal direttore amministrativo del Monaldi, Alberto Pagliafora, la direzione generale emanava il seguente comunicato: «Al fine di evitare uno stillicidio di notizie che rischia di delegittimare l’operato di un intero ospedale, la direzione generale comunica che, a seguito del tragico evento del 23 dicembre 2025 (data dell’intervento chirurgico del piccolo Domenico, ndr) sono pervenute diverse comunicazioni da parte del personale del comparto impegnato nelle attività di sala operatoria dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia Pediatrica. Tutte le segnalazioni, unitamente alle richieste di trasferimento presentate da alcuni operatori, sono state immediatamente trasmesse alla Medicina del Lavoro e al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione affinché venisse valutata la possibile correlazione con situazioni di stress lavorativo».

«È utile sottolineare che gli stessi atti sono stati contestualmente trasmessi all’Ufficio procedimenti disciplinari che ha ritenuto di adottare provvedimenti cautelari di sospensione dal servizio e dall’incarico, di particolare gravità, differenziando le posizioni dei medici coinvolti. La documentazione è stata inoltre prontamente trasmessa alla Procura di Napoli. Infine, la Direzione Generale ha richiesto al Direttore Infermieristico di attestare se risultino eventuali ulteriori comunicazioni che non abbiano seguito l’ordinario iter previsto dall’organigramma aziendale». Prima che fossero ritirate, sulle dimissioni di Pagliafora era intervenuto il segretario regionale di Forza Italia, Fulvio Martusciello: «Le dimissioni del direttore amministrativo Pagliafora sono un gesto che apprezziamo e che va nella giusta direzione, perché dà l’idea del clima che si vive nell’ospedale Monaldi. Attendiamo ora le dimissioni di altri». Poi, però, tutto è cambiato: ma non si conoscono i motivi che hanno indotto il professionista prima a dare le dimissioni e poi a ritirarle. E Martusciello replicherà con un interrogativo inquietante: «Ora vogliamo la verità. L’Azienda dei Colli scade nel tragico ridicolo con un direttore amministrativo che si dimette e dopo poche ore ritira le dimissioni: vogliamo sapere cosa è accaduto. Quali pressioni ha subito per ritirare le dimissioni?».

Video L’inchiesta 

Torniamo a Bolzano. Ieri mattina gli uffici della Procura registravano un frenetico andirivieni di giornalisti, al punto che in un primo momento si immaginava dovessero arrivare notizie clamorose sul caso del famigerato ghiaccio secco consegnato all’equipe medica partita da Napoli per prelevare il cuoricino di un altro bambino morto in conseguenza di un tragico incidente in piscina.

Ma quelle attese sono state prontamente smentite quando a parlare è stato proprio il numero uno dell’ufficio inquirente del posto. «In caso di omicidio colposo – ha detto il procuratore Bisignano parlando con i giornalisti – la competenza è della Procura dove è avvenuta l’azione di omissione. Nel caso in questione, come apprendo da resoconti giornalistici, si parla di una catena di errori, il primo dei quali sarebbe avvenuto a Napoli, al momento della partenza dell’equipe incaricata dell’espianto». Il magistrato si riferisce ad un contenitore per il trasporto di organi vetusto e superato da nuovi modelli contemplati dai protocolli in tema di espianto e trasporto organi; stando a quanto verificato, infatti, la dottoressa Gabriella Farina avrebbe richiesto altro ghiaccio normale da aggiungere alla box termica prelevata al Monaldi, ricevendo però del ghiaccio secco che in breve tempo ha letteralmente “ibernato” l’organo, rendendolo inservibile poi una volta rientrato in ospedale a Napoli. Dunque Bolzano non si ritiene competente a indagare. «Ad oggi – ha concluso il procuratore – nessuno ha sollevato questioni di competenza territoriale». Intanto, con tempismo degno di record, l’ospedale corre ai ripari e blinda l’officina all’interno della quale si trova il contenitore dal quale è stato prelevato il ghiaccio secco. Adesso l’officina è chiusa a chiave.