Milano, 7 marzo 2026 – Difficile pensare che non fosse tutto architettato sin dal principio. È molto più probabile che Roberta P., con precedenti per droga e lesioni, abbia coltivato con pazienza quell’amicizia per far abbassare le difese della vittima designata e colpire a sorpresa. Ieri la trentaquattrenne, residente in zona Lanza, è stata messa ai domiciliari dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Monforte, che, a valle dell’indagine coordinata dal pm Maura Ripamonti, le hanno notificato l’ordinanza del gip Chiara Valori che l’accusa di estorsione a sfondo sessuale e autoriciclaggio di soldi dirottati in un conto cipriota. La storia, per come raccontata dal 54enne Angelo (nome di fantasia) finito suo malgrado sotto scacco, inizia nel settembre scorso, quando i due si conoscono in una scuola di ballo in zona Porta Romana che si trova a due passi dall’abitazione dell’uomo.
L’antenna dell’auto usata come frustino
Nei primi mesi, la frequentazione si limita alle lezioni di tango e salsa. A gennaio, però, basta un sms di lui per informare lei di un cambio di programma per un’uscita di gruppo per innescare uno scambio di messaggi sempre più frequente. Una notte, Roberta rompe gli indugi: “Ti dovrei far apprezzare l’attività fisica nel letto”. Il 16 i due si vedono nell’appartamento dell’uomo e iniziano a baciarsi: “Ci siamo spogliati e dopo un po’ mi chiedeva se avessi un frustino – spiegherà il 54enne nella denuncia ai carabinieri –. Le rispondevo che non avevo niente del genere e, cercando in casa, prendevo la prima cosa che ho trovato più similare, ovvero una sottile bacchetta metallica, che era l’antenna della vecchia auto che avevo conservato. Lei si eccitava quando la toccavo con la bacchetta e mi invogliava a proseguire”.

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Il “protettore”
All’improvviso, la scena cambia: quando Angelo tira fuori un preservativo per un rapporto protetto, lei lo insulta e corre sul balcone a fumare. Poi l’inattesa escalation: “Si rivolgeva a me con toni molto aggressivi, riferendomi di aver chiamato un amico di nome Ale, da lei descritto come il suo “protettore”. Dice di averlo chiamato perché si è spaventata e perché usando l’antenna le avrei lasciato un segno sull’addome (un arrossamento di circa 10 centimetri su un fianco, ndr)”. Quella sera, l’uomo vede parcheggiata sotto casa un’auto con due uomini a bordo: “Stai tranquillo, siamo brave persone”. La trentaquattrenne rincara la dose: “Sono la donna della morte, sono in grado di farti espiantare gli organi e di vendere il tuo cuore”, le frasi intimidatorie prima di sniffare cocaina in diverse stanze (“Come se volesse lasciare tracce per incastrarmi”).
La prima richiesta di denaro
La prima richiesta di denaro è pari a 20mila euro: “Altrimenti ti denuncio”. Angelo chiede prestiti agli amici fidati e riesce a racimolare la somma. Non basta. Roberta ne vuole altri e usa come tramite un uomo, che telefona con insistenza per mettere pressione. Esasperato, il ricattato effettua un ulteriore bonifico immediato da duemila euro con causale “vacanze”. Finita? Nient’affatto. La trentaquattrenne ne vuole ancora 50mila “per chiudere la storia”: “Mi hai traumatizzata e mi sto facendo seguire da uno specialista”. A quel punto, Angelo decide di denunciare tutto ai carabinieri. Che il 27 gennaio organizzano una consegna controllata di duemila euro in un bar: all’appuntamento si presenta un giovane marocchino, bloccato in flagrante.

Preso dalla disperazione l’uomo ha iniziato chiedere denaro in prestito ad amici e parenti
“Mi ha chiesto lei di venire”, confessa lui, a sua volta raggirato con la storia del fidanzato violento e dei danni morali da 8mila euro. Per il giudice, “le modalità utilizzate” dalla donna “appaiono frutto di un’attività ben rodata e probabilmente non occasionale: è dunque probabile che possa replicare lo stesso schema anche con altre ignare vittime”.