di
Leonard Berberi
Dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente il prezzo del cherosene è schizzato del 50%, erodendo virtualmente tutto l’utile previsto quest’anno per il settore
Il costo del cherosene per gli aerei è schizzato a una velocità record a causa della guerra in Medio Oriente, mettendo sotto pressione i bilanci delle compagnie, in particolare delle low cost. Se si considera che il settore ha margini di guadagno risicati — 6,6% nel 2025 —, chi oggi viaggia sul filo del pareggio operativo si ritrova virtualmente già con i conti in rosso. E più la crisi nel Golfo va avanti, più aviolinee finiranno in difficoltà.
«Caos totale»
L’impennata del jet fuel — che tradizionalmente costa più del petrolio perché è un prodotto raffinato — ha sorpreso anche gli stessi esperti. «Nessun fondamentale può giustificare questi livelli», fa sapere l’agenzia specializzata Argus. «È un caos totale», commenta in una nota June Goh, analista della società di materie prime Sparta. «Questo ha introdotto nei mercati una dinamica completamente nuova. Non ci aspettavamo che il carburante per jet potesse costare il doppio del petrolio greggio».
Il ruolo dello stretto di Hormuz
Il conflitto con l’Iran ha destabilizzato la produzione energetica nella regione e ha interrotto uno dei principali corridoi marittimi: lo stretto di Hormuz. Circa metà delle importazioni di carburante per jet dell’Unione europea transita attraverso questo passaggio, contro appena il 12% delle importazioni di diesel. Non solo. La raffineria di Al-Zour, in Kuwait, da sola fornisce circa il 10% delle importazioni europee di jet fuel, calcola Energy Intelligence.
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Le previsioni di dicembre
Per capire perché questi siano giorni complicati per i vettori basta partire dai numeri della Iata forniti a dicembre. La principale associazione internazionale delle compagnie aeree prevedeva per il settore quest’anno un utile netto di 41 miliardi di dollari. Questo a fronte di un prezzo medio del petrolio Brent stimato a 62 dollari al barile nel 2026 e del carburante per jet a 88 dollari. Totale della bolletta energetica per le aviolinee: 252 miliardi di dollari nei dodici mesi, con un peso sui costi operativi complessivi del 25,7%.
Il conflitto nel Golfo
Ma la guerra in Medio Oriente ha stravolto tutto. Il barile del Brent ha toccato venerdì 92,69 dollari, portando il costo del jet fuel a 131 dollari, oltre il 50% in più rispetto alle stime. Prima degli attacchi, il prezzo del cherosene nell’Europa nord-occidentale era di 830 dollari per tonnellata. Da allora è salito a oltre 1.500 dollari. Si tratta dei prezzi più alti che il settore abbia registrato dal 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Profitti virtualmente azzerati
Questo significa che con un solo trimestre di cherosene a prezzi sopra i 123 dollari (ed era 131 venerdì), il costo energetico complessivo dei vettori balzerebbe da 252 miliardi a 293 miliardi — secondo le stime del Corriere — polverizzando già così i 41 miliardi di utile complessivo. Se poi si considerano gli obblighi europei — ricordano gli esperti — come l’utilizzo sempre maggiore del Saf (carburante sostenibile per l’aviazione, che può costare anche cinque volte più del jet fuel), lo scenario nell’Unione europea diventa ancora più critico.
Gli acquisti nei prossimi tre mesi
L’agenzia di rating Fitch ricorda che «la maggior parte dei vettori Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), compresi quelli del Medio Oriente, mantiene in genere una copertura di hedging sul carburante relativamente elevata per i prossimi tre mesi, tra il 50% e oltre l’80%». Questo significa che hanno già acquistato nei mesi scorsi, a prezzi più vantaggiosi, almeno la metà del cherosene che servirà nel prossimo trimestre. Ma questo non li tiene di certo al riparo.
L’impatto su Ryanair
In Europa gli analisti stanno rivedendo al ribasso le stime sugli utili delle aviolinee. Il direttore finanziario di Ryanair ha spiegato alla 47esima edizione dell’«Annual Institutional Investors Conference» di Raymond James che la low cost ha già acquistato l’80% del jet fuel necessario nel periodo aprile 2026-marzo 2027 a 67 dollari. Una situazione che la rende «relativamente protetta», scrivono in una nota gli esperti di Goodbody Airlines. Ma, avvertono, «la bolletta energetica potrebbe comunque aumentare di 26 milioni nel primo trimestre di quest’anno e di 208 milioni di euro nel 2027».
Le ricadute per easyJet e Wizz Air
EasyJet, con una copertura più limitata — 62% per il periodo aprile-settembre 2026 (a 688 dollari a tonnellata) — rischia un impatto più pesante sui conti. Wizz Air ha già avvertito che il conflitto potrebbe costarle circa 50 milioni di euro in questo periodo, portando così l’anno finanziario a chiudersi tra -25 milioni e +25 milioni. Ma, segnala Goodbody Airlines, per l’annualità aprile 2026-marzo 2027 ha acquistato il 55% del cherosene a prezzi bloccati (650-716 dollari): una situazione che secondo gli analisti porterà la low cost ungherese a registrare perdite di circa 250 milioni. Le azioni del vettore hanno perso oltre il 24% nelle ultime cinque giorni di contrattazioni.
Meno jet fuel dall’Asia
Le raffinerie stanno cercando di aumentare la produzione di carburante per jet, ma difficilmente riusciranno a compensare una prolungata perdita delle forniture dal Golfo. Anche perché l’Europa negli ultimi anni ha ridotto la capacità di raffinazione — chiudendo diversi impianti —, rendendosi più dipendente dalle importazioni. In particolare dall’Asia. Che però ora non pensa di aumentare le esportazioni verso il Vecchio Continente: le raffinerie stanno valutando tagli alla produzione, anche perché il greggio dal Medio Oriente arriva con maggiore difficoltà.
Le dinamiche negli Usa
Negli Stati Uniti il carburante per jet è salito del 60% in pochi giorni. Secondo una nota di S&P, «un conflitto prolungato potrebbe mantenere elevati i costi del carburante — in particolare per le compagnie aeree statunitensi, che generalmente non coprono il rischio carburante tramite hedging — e pesare sulla domanda di viaggi da parte dei consumatori, mettendo sotto pressione la redditività delle compagnie».
«Impatto significativo sui primi due trimestri»
Scott Kirby, amministratore delegato di United Airlines, ha avvertito che l’impennata dei prezzi avrà un impatto «significativo» sui risultati del 1° trimestre «e se la crisi continua anche nel 2° trimestre». La maggior parte delle compagnie statunitensi non utilizza più strumenti di copertura finanziaria sul carburante, rendendo i bilanci più esposti alle oscillazioni del mercato. Motivo per cui, se i prezzi resteranno su questi livelli, l’impatto potrebbe riflettersi anche sulle tariffe dei voli. «Probabilmente succederà presto», ha detto Kirby.
7 marzo 2026 ( modifica il 7 marzo 2026 | 09:06)
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